domenica 7 giugno 2015

Tragedie che travolgono tutti

Salve popolo di naviganti,
torno dopo tanti mesi perché ho avuto problemi di connessione, nel mentre ho tanto lavorato e ho portato avanti progetti interessanti.
Prima che la connessione mi tradisse in maniera definitiva, avevo scritto un post sulla tragedia avvenuta sulle Alpi francesi qualche mese fa. Non me la sento di cestinarlo. Lo posto comunque, perché descrivono bene il senso di smarrimento e di rabbia che ho provato nel venire a conoscenza della morte di 150 persona... di 149 innocenti...





Ci sono tragedie che ci toccano nel profondo, non importa chi sia a subirla, diventiamo empatici e il dolore altrui diventa il nostro.
Quando la tragedia ha dimensioni colossali è come se venissimo travolti due volte, l'intensità del dolore degli altri ci precipita addosso come un'onda anomala lasciandoci senza fiato. E ci immedesimiamo, diventiamo la vittima, i familiari della vittima, e persino il carnefice, per capire il perché avvengano certe cose.

Quando ho sentito la notizia dello schianto dell'airbus il mondo si è fermato e in quell'istante mi sono posta mille domande. Perché quattordici ragazzini avevano preso quell'aereo? Perché proprio quei quattordici sono stati "urnati" da una Fortuna beffarda e meschina? E perché mai due bambini sono dovuti morire nel terrore di vedere gli adulti, perdere il controllo? Perché il volo, tanto atteso non è stato la realizzazione di un sogno ma un viaggio senza ritorno... Domande lecite, fatte soprattutto per placare quel senso egoistico di dubbi esistenziali... quelle domande che non necessitano davvero di una risposta (anche perché nessuno ne ha) ma che il già porle ci fa sentire meglio, ci fa scaricare l'indignazione, il dolore, lo sconforto.

Poi l'evento viene scandagliato, scardinato, investigato fino nelle fondamenta. Lo schianto che ha polverizzato un airbus (che non è certo un modellino da collezione) con 150 persone a bordo fa eco nel cuore di ognuno di noi, implorandoci di non avere la capacità di capire cosa, gli inquirenti vogliano intendere.
Noi siamo pronti a tutti: a prendercela con la compagnia aerea che avrà di sicuro tagliato i costi di manutenzione, con i terroristi che se non erano a bordo hanno comunque manipolato la mente dei piloti a distanza, con uno stormo di uccelli che si sarà infilato nei motori, con le Alpi che non si sono spostate al passaggio dell'aereo... siamo disposti a credere in tutto ma non di certo alla banalità del male, alla probabilità più semplice, quella che uno dei piloti abbia volutamente ucciso se stesso e altre 149 persone, perché... perché? Malato? Infelice? Per motivi passionali? Voleva punire chi è rimasto in vita? Voleva vendicarsi della compagnia aerea per cui lavorava? Perché un giovane e promettente pilota farebbe una cosa del genere? Non solo a se stesso ma anche ai suoi genitori, che devono piangerlo in silenzio e di nascosto perché loro non meritano di soffrire per una canaglia del genere...

I TG hanno raccontato di tutto ma sono tutte supposizioni, la verità la conoscono solo i viaggiatori a bordi dell'aereo, coloro che non potranno più parlare e raccontare perché di loro è rimasto solo l'urlo strozzato prima dell'impatto, registrato sull'unica scatola nera che sono riusciti a rinvenire.

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