lunedì 8 settembre 2014

9’ Tappa Blogtour “L’Incanto di Fantasia” di Caterina Armentano, 0111 Edizioni (recensione tecnica).

Penultima tappa del tour. Recensione tecnica da parte di un insegnante. A occuparsi di Fantasia è stata Annarita Gazzaneo, insegnante alle scuole medie inferiori. 
Anche questa recensione descrive il cuore della raccolta!





Il libro L'Incanto di Fantasia è un cofanetto di fiabe che sono parenti strettissime delle fiabe più classiche, anche se le reinterpretano in chiave più moderna. L'eterno scontro fra bene e male, fra l'età della fantasia e quella della ragione sono il trait d'union che ci guida in questo percorso di lettura. Dietro un linguaggio semplice e, solo apparentemente, strutturato per avvicinare i piccoli, la narrazione ci mette a confronto con la visione del mondo di adulti e bambini, spesso nettamente contrastanti anche in modo violento. In ogni racconto emerge la straordinaria capacità dei bambini di desiderare amore e di saperne elargire enormi quantità, anche nel disagio, e la negatività degli adulti che sembrano aver completamente smarrito, o solo relegato in angoli troppo bui e lontani della psiche, la forza di questo sentimento. L'impianto della fiaba classica, negli schemi di Propp, subisce piccole modifiche in chiave attuale e favola e fiaba si contaminano nel tentativo, desunto dalla classicità latina, di educare, attraverso la narrazione, il lettore; fornigli gli strumenti per decodificare, nella morbidezza del vissuto fiabesco, la cruda realtà della vita; esorcizzare il male con la forza della cultura e della ragione, contro superstizioni ed ignoranze arcane. Le varie eroine, donne non più indifese in attesa del principe salvatore ma fanciulle abili, accanite e dotate di grande forza pratica, stravolgono la realtà delle loro vite, anche dolorose, con il potere conferito dall'immaginazione: “vivere nei sogni”, in queste pagine, non è vivere in una dimensione altra rispetto alla realtà ma saper “vivere la propria realtà”. Fantasia, bambina muta, sa dare voce ai suoni dell'anima, quelli che, spesso, fanno più rumore dei rumori più assordanti. Perfettina è il ritratto di molte giovani d'oggi, vuote e materialistiche, che dimenticano l'importanza del prossimo troppo concentrate su se stesse: dovrà ricredersi, per crescere. Ilaria ci insegna che non possiamo rifugiarci nell'apatia, nell'indifferenza: vivere è un bene comune, da dividere con gli altri. Mirta (il mirto è la pianta sacra ad Afrodite, dea dell'amore e della bellezza, ma, in genere, è simbolo di passione duratura e fecondità, di idee come d'altro. Gli dei l'amavano molto) è l'Arte, con la sua forza liberatrice che spande le idee lungo il vortice del tempo. I colori sono i doni della Natura per dar corpo alle emozioni. Annabel e Grazia sono due facce della stessa medaglia, l'una buona e virtuosa, l'altra incline all'egoismo e al vizio. Il principe Arcobaleno è il simbolo della bellezza della varietà, contro ogni forma di razzismo e contro la presunzione delle persone di credersi migliori in base al colore della pelle, la religione o la cultura. L'orco cattivo e il fiore delicato rientra nella sezione accettazione dell'altro da sé, esaltazione del diverso e coesistenza amorevole e scambievole fra opposti. Qui l'orco, che non è interamente quello delle fiabe classiche ed assomiglia allo Shrek cinematografico, per certi versi, non è neppure l'adulto distruttore dei sogni dell'infante anzi, rapito dalla generosità del fiore, lo ama e lo sostiene. Michela riscopre una grande verità: la nostra storia è anche negli oggetti che sfiorano il percorso della nostra vita: spesso, quegli oggetti significativi, sono libri che hanno segnato per sempre la crescita (nel caso dell'autrice il suo bagaglio culturale, ampliamente riconoscibile nel tessuto delle sue fiabe, è di notevole peso). Valeria sembra la Principessina Elisa della favola “I cigni selvatici”: una sorella – madre che vuol tenere unita la sua famiglia con l'amore e l'altruismo, a dispetto delle malvagità del mondo. Leila è la
fanciulla moderna, combattiva che osa anche contro chi la sovrasta per forza ed esperienza e, alla fine, sceglie la via per la felicità nella forma meno comoda ma più pratica: sceglie di assumere l'identità del diverso perchè ogni barriera sia superata. Stellina, talvolta come Dorothy del Mago di Oz (per altro già citata in un altro racconto “Michela e gli oggetti perduti e dimenticati”), viaggia in un mondo fantastico alla ricerca di un modo per ritrovare il padre, perchè la famiglia è fondamentale e, nel caso di una bambina, un buon padre sarà la sua carta vincente nei rapporti futuri con l'altro sesso. Nicola e l'Abete, in chiave natalizia,  mantengono intatta, nella narrazione, l'idea di amore e reiproco attaccamento che portano a vincere ogni ostacolo. Echi di mitologia classica, spunti da favole e fiabe antiche e moderne, narrazione piana, lineare e senza spigoli rendono il testo di facile comprensione e sicuro godimento. Grazie Caterina Armentano di averci regalato la tua visione educativa di donna serena e madre appagata. Le tue letture di bambina e fanciulla, in questo libro, hanno raggiunto un felice approdo, snodandosi in un Incantesimo fantastico che ci dice, ancora: Leggiamo!



Recensione a cura di AnnaRita Gazzaneo:
Nata a Castrovillari (cs) il 13 febbraio del 1975 insegna lettere nelle scuole medie inferiori. Moglie, mamma e lettrice appassionata, collabora in eventi culturali locali. 





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