venerdì 5 settembre 2014

8’ Tappa Blogtour “L’Incanto di Fantasia” di Caterina Armentano, 0111 Edizioni (recensione tecnica)

Carissimi Followers,
eccoci all'ottava tappa del tour tecnico per "L'Incanto di Fantasia", altre due tappe, giorno 8 e 10 settembre e quest'avventura sarà terminata, ma non le sorprese!

Il tour di recensioni tecniche mi ha dato tante soddisfazioni (non sto tirando conclusioni, eh!), tutti i recensori hanno carpito l'anima di Fantasia, avviandosi verso una parte profonda di me e della mia scrittura. Sono davvero emozionata!

Vi propongo di leggere la recensione di David Palazzoli, psicologo, e di lasciarvi incuriosire dalle sue parole. Vi lascio il link che rimanda al suo sito e alla sia biografia, inserire solo informazioni basi mi sembrava riduttivo, David Palazzoli è un grande professionista ed è giusto che leggiate con quanto impegno si dedica al suo lavoro e agli altri.  



Recensione “L'incanto di Fantasia”

Eccoci giunti alla recensione psicologica de “L'incanto di Fantasia”, edito dalla 0111 Edizioni e scritto da Caterina Armentano. L'autrice ha già alle spalle altre pubblicazioni di romanzi e poesie ma con “L'incanto di Fantasia” si lancia nella narrativa per bambini. Il libro è infatti una raccolta di fiabe, rigorosamente a lieto fine, che mescola aspetti classici e moderni. Accenno due righe di trama prima di addentrarmi nell'analisi che più mi compete:
una notte,  la dea Minerva abbandona l’Olimpo per far visita a una bambina, costretta a vivere in una caverna da un intero villaggio. La piccola non ha un nome e non sa parlare, per questo si esprime tracciando disegni sui muri della caverna che la ospita. Minerva rimane affascinata dal suo talento e decide di farle un dono. Le viene dato un nome: Fantasia. La bambina capirà ben presto di poter dar vita a creature straordinarie che si animeranno magicamente, andando a creare il primo libro di fiabe della storia.
Fantasia si prenderà cura di tutte le sue creature, rivelandosi migliore di coloro che l’hanno abbandonata e dimostrando che la sua capacità di amare è più forte della paura, della solitudine e dell’abbandono.

Gli spunti di riflessione psicologica nel libro sono veramente molti e questo aspetto renderà piacevole la lettura anche agli adulti.
I temi di fondo, che uniscono tutte le fiabe tra loro, sono principalmente due: la notte e la creatività dei bambini. I piccoli protagonisti affrontano le loro avventure sempre di notte, ricordando a noi grandi come la paura del buio rimanga per loro il problema più grande. Ecco allora che i genitori sono incoraggiati con tatto a proteggere e rassicurare i loro figli dai 1000 pericoli che l'immaginazione può creare. Tradotto in termini psicologici, stiamo parlando di fornire quella base sicura, tanto importante nella teoria dell'attaccamento (Bowlby, 1989), e della funzione di holding (Winnicott, 1986).
Sull'altro piatto della bilancia, abbiamo però la potenza della creatività infantile, unica vera arma in grado di contrastare le paure evocate dal buio. Ecco allora il valore educativo e rassicurante della fiaba, potente oggetto transizionale in grado di creare un ponte tra il bambino e i genitori prima della separazione per andare a dormire.

Nell'introduzione, la piccola Fantasia è emarginata nella grotta: “la solitudine la spinse a cercare un rifugio, all’inizio. Successivamente, si rese conto che il suo nascondiglio era diventato la sua casa.”
Questo nascondersi agli occhi del mondo, ma soprattutto nascondersi in sé stessi, mi ha fatto pensare a Kafka e al suo racconto “La tana” (1970). Il pericolo nell'alzare troppe difese protettive è quello di sconfinare nella solitudine e nella paranoia.
Analizzando nel dettaglio alcuni racconti, vediamo come la pera Perfettina sia una metafora del narcisismo, del divario tra io ideale e io reale:
“Quando capì che la vita reale, nonostante il dolore, era meglio di un sogno rarefatto, tentò di tornare indietro, ma non ci riuscì e così si ritrovò prigioniera del suo stesso desiderio.”
Nel “sortilegio della malvagità” leggiamo: “la verità era che si parlava tanto di questo essere onnisciente, ma mai nessuno l’aveva veramente visto e proprio per questo non se ne conosceva il volto.” Sono immediati i richiami al “Mago di Oz” di Frank Baum (1986) e quindi la paura verso l'estraneo, la diversità e l'ignoto.
Tematiche riprese ed esorcizzate nel “Principe Arcobaleno”, dove si parla di uguaglianza, e integrazione, cercando di superare l'eterno razzismo basato sul colore della pelle:   
Io sono il principe Arcobaleno e i colori del mondo sono dentro di me. L’armonia della diversità mi dà il potere di poter cambiare colore e la mia pelle si ciba della bellezza del
mondo. Viaggio dal nord al sud, dall’est all’ovest perché io possa insegnare agli uomini ottusi come lei, mio sire, a rispettare e ad amare il prossimo per la luce e il colore che porta nel mondo. Che valore avrebbe il suo regno se tutti i fiori fossero bianchi o sbiaditi? Nessuno! E con il passare degli anni vi stanchereste anche di guardarli. La vastità di scelta dà curiosità ai vostri occhi!”
E ancora troviamo una realistica analisi caratteriologica nella fiaba di Mirta, dove un'educazione troppo rigida e basata sulle punizioni conduce a sviluppare bassa autostima e senso di colpa esagerati.

Mi piace terminare questa recensione con la storia dell'orco cattivo che poi, a vedere bene, così cattivo non è. Possiamo trovare collegamenti con il problema del bullismo. Sappiamo che i bambini prepotenti sono a loro volta maltrattati a casa, non sono sereni e sfogano questo disagio sui più deboli. La necessità poi di fare branco e costruirsi un'immagine da duro agli occhi dei compagni, spiega le origini di un comportamento violento. Sappiamo però che spesso dietro questa maschera si nasconde un animo sensibile che non ha potuto esprimersi, come il personaggio descritto da Caterina.

“Da allora l’Orco, senza vergognarsi, coltivò un giardino pieno di margherite, tulipani, rose, ciclamini, violette, gigli. In tutta la foresta, gli animali iniziarono a muoversi in branchi per far visita al giardiniere che intorno alla sua casa aveva creato meraviglie. E chiunque passava da quelle parti s’inchinava, sicuro che in una casa dal giardino tanto bello non poteva che vivere una brava persona.”



Bibliografia

Baum L. F. Il mago di Oz. Fabbri Editori, Milano, 1986.
Bowlby J. Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento. Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989.
Kafka F. Racconti, a cura di Ervino Pocar. Mondadori, Milano, 1970.

Winnicott D. Il bambino deprivato. Raffaello Cortina Editore, 1986.


Recensione ad opera del dott. David Palazzoli Biografia

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