giovedì 14 agosto 2014

5’ Tappa Blogtour “L’Incanto di Fantasia” di Caterina Armentano, 0111 Edizioni (recensione tecnica)

Il tour tecnico di Fantasia sta andando avanti insieme alle varie tappe estive che mi vedono in alcune piazze della Calabria. Il viaggio si fa sempre più interessante e Fantasia piace anche agli adulti, i suoi messaggi "nascosti" arrivano dritti al cuore dei lettori.
Vi avevo detto che questo tour sarebbe stato differente dagli altri, non un giro nei vari blogs ma un tour tecnico fatto da esperti del genere, alternati a veri e propri incontri con i lettori, tutto questo fino a settembre quando il calendario sarà aggiornato con eventi i cui protagonisti saranno soprattutto i bambini. 

La quinta tappa vede coinvolta Lavinia Scolari, che ringrazio di cuore, in quanto la sua recensione è una vera e propria analisi dettagliata della raccolta, un mix di letteratura e passione che lasciano senza fiato. Lavinia non ha un blog suo per questo sarò io ad ospitare la sua recensione tecnica postandola nei vari gruppi. Essendo piuttosto lunga ho deciso di suddividerla in due parti, così da farvi godere ogni analisi!

Siete pronti? Si parte! Ah, vi ricordo che il 18 agosto sarò a Marina di Sibari (Cosenza) alle 21:00 piazza Rosa dei Venti! Non mancate!


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Trama:
In una notte sinistra e tempestosa, mentre i tuoni e i lampi dirompono tra cielo e terra, Minerva abbandona l’Olimpo per far visita a una bambina, relegata in una caverna da un intero villaggio. La piccola non ha un nome e ha una grave disabilità: non sa parlare, per questo si esprime tracciando disegni sui muri della caverna che la ospita. Minerva rimane affascinata da tante meraviglie, decide così di farle un dono. Le verrà dato un nome: Fantasia. La bambina capirà ben presto di poter dar vita a creature straordinarie, quelle del libro incantato che lei stessa creerà e che magicamente si animeranno: pere magiche, colori fatati, folletti dispettosi, draghi con poteri straordinari, re razzisti, fratelli intrepidi, chiavi che conducono in mondi alternativi, pozioni che inducono il sonno eterno.
Fantasia si prenderà cura di tutte le sue creature, rivelandosi migliore di coloro che l’hanno abbandonata, dimostrando che la sua capacità di amare è più forte della Paura, della Solitudine e dell’Abbandono.

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L’Incanto di Fantasia: una recensione tematica.

Introduzione
Scrivere fiabe è un’operazione difficilissima. E costruire una raccolta che sia originale e classica insieme, che non snaturi il genere pur distinguendosi da esso, che abbia il sapore antico del “c’era una volta” ma non risulti una sterile ripetizione delle fiabe già note è un’operazione ancora più difficile. Ma non impossibile, a quanto pare. Ci è riuscita bene Caterina Armentano, autrice de l’Incanto di Fantasia, dimostrando un spiccato talento per la narrativa per l’infanzia. E non è cosa da poco. Scrivere per i bambini è un impegno importante: sono un pubblico estremamente esigente e molto, molto serio.

Sarebbero così tante le cose da dire che ho pensato di suddividerle in piccole rubriche, in modo che la lettura sia più agevole e ognuno possa andare a spulciare la rubrica che più lo intriga. Questa sarà dunque una recensione tematica. Cominciamo!

Fiaba, favola e mito. Modelli e riscrittura.

L’incanto di Fantasia è una raccolta di fiabe “moderna” e originale. Per chiarire il motivo di questo giudizio, dovremo innanzitutto partire dalla definizione della fiaba classica. Spesso si pensa erroneamente che fiaba e favola siano sinonimi, ma non è affatto così. Gli antichi avevano ben chiara la differenza. La favola (in greco mythos e in latino fabula, - sì, aveva lo stesso nome del mito) è una storia o un aneddoto con animali parlanti come protagonisti e una morale sempre esplicita: “la favola insegna che...” si legge puntualmente alla fine delle favole di Esopo. Nel mondo antico era un genere serissimo, destinato ai ragazzi più grandi e specialmente agli adulti, perché, come afferma l’oratore latino Quintiliano, aveva un valore pedagogico e dunque necessitava di una maggiore maturità. Ai bambini piccoli, invece, erano destinate le “favole delle vecchierelle”, graodeis mythoi per i Greci e fabulae aniles o fabellae nutricularum (“fiabe delle nutrici”) per i Romani. Queste, infatti, erano raccontate dalle balie e dalle nutrici, le “vecchierelle” della definizione. Proprio perché considerato un genere di minore importanza, destinato esclusivamente all’intrattenimento dei più piccoli (i bambini non erano un pubblico granché considerato nel mondo antico) di fiaba antica non ne è pervenuta nessuna per iscritto. Sappiamo da qualche autore greco o latino che erano per lo più destinate a spaventare i bambini cattivi, infatti contenevanonella maggior parte dei casi storie di mostri e spauracchi, come Mormò, Mormolice e le Striges, le antenate delle nostre streghe (W. Hansen, Ariadne’s Thread. A guide to international tales found in classical Literature, Ithaca and London 2002, p. 5 ss.).
In età più recente, le più famose raccolte di fiabe sono certamente quella dei fratelli Grimm, espressione della tradizione germanica, quelle di Andersen e di Perrault, che sono forse le più famose raccolta di fiabe autoriali, e le Fiabe italiane raccolte da Calvino, il quale risistemò il patrimonio favolistico italiano ricco di varianti e di racconti leggendari.
Ma per fornirvi una definizione “moderna” di fiaba, piuttosto che citare Todorov, Lévi-Strauss o Propp, vorrei far riferimento a uno studioso molto meno noto al grande pubblico: Grahan Anderson. Secondo Anderson la fiaba è «un breve racconto fantasioso e tradizionale ad alto contenuto morale e magico» senza tempo e generalmente destinato ai bambini (G. Anderson, Fairytale in the Ancient World, London-New York 2000, p. 1). La fiaba classica ha dunque un aspetto in particolare che la fiaba letteraria non può avere: è frutto di racconti tradizionali, per lo più trasmessi oralmente, e non ha un autore specifico, ma nasce come espressione del sapere “popolare” di una cultura o di una società. Ed è senza tempo.

La raccolta di Fantàsia, invece, ha un’unica autrice, eppure sembra l’espressione di una molteplicità di tradizioni culturali: infatti innerva nel classico dei miti nordici, greci e favolistici, l’esperienza moderna della nostra era, e crea un interessante “ibrido di genere”: le fiabe si uniscono al racconto e in qualche caso mimano il genere del mito eziologico, che spiega l’origine (l’aition in greco) di qualcosa. Troverete infatti orchi, draghi, divinità greche, folletti, principesse e perfino Babbo Natale, ma anche famiglie allargate, padri che formano nuovi nuclei familiari, bambini risucchiati dalle nuove tecnologie e così via. Non in un’accozzaglia confusa, ma in una varietà poliedrica e multiforme dove il filo rosso sembra essere racchiuso nel contenuto morale, l’insegnamento sotteso che spesso coincide con un incoraggiamento a non smettere di sognare e a credere in se stessi.
Fridriech Schiller diceva: «C’è un significato più profondo nelle fiabe che mi furono narrate nella mia infanzia che nella verità qual è insegnata dalla vita».
E la sensazione è che l’autrice la pensi proprio come lui.


Cornice: la bambina che non sapeva parlare.
Il primo racconto apre una cornice e regge tutta la raccolta. Nel nostro Blog-Tour è stato già brillantemente recensito da Connie Furnari, per cui non mi dilungherò. Vorrei solo evidenziare come, sul modello delle Mille e Una e Notte e di molte altre raccolte di fiabe, anche Fantàsia si apra e si chiuda con un racconto-cornice che contiene tutti gli altri. Queste fiabe, infatti, nella finzione narrativa, sono opera della bambina che non poteva parlare, rifiutata dalla società e relegata nella solitudine, simbolo dell’isolamento moderno, destinata a diventare la personificazione della Fantasìa. In questo modo, l’intero libro ci fornisce la spiegazione della nascita di una qualità umana e ci offre un messaggio etico che invita a non scoraggiarsi davanti ai limiti e alle difficoltà, perché ciascuno di noi ha un dono da coltivare, una téchne - direbbe Minerva - che lo rende unico.

Fiabe “fruttuose”: storie di mele, di pere e di altre dolcezze.
Perfettina e il Pero magico è una delle fiabe che ha un’atmosfera più giocosa ma al contempo affronta dei temi molto seri: il tema del sacrificio, della solidarietà e della scelta. Perfettina può esprimere un desiderio come tutte le pere nate dall’albero magico, ma è incontentabile, desidera diventare una bambina, poi un’aquila, pensa solo a se stessa e finirà per rovinarsi, finché non riceverà un esempio d’amore dalle sue “sorelle” pere e deciderà di votare la sua vita alla difesa dei deboli.
Le fiabe in cui troviamo bambine-pere o fanciulle-mele sono numerosissime. Due di queste si trovano nelle Fiabe Italiane di Italo Calvino. La prima si intitola La bambina venduta con le pere ed è una fiaba del Monferrato. Perina è il nome della piccola, che per rendere più pesante un cesto di pere, fu venduta insieme a quelle dal padre, ma finì nel palazzo del re che la crebbe come sua. Le serve gelose, però, dissero al Re che Perina si vantava di esser capace di andar a rubare il tesoro delle streghe. Dato che l’aveva detto, il re volle metterla alla prova. E così Perina, con grande dolore del principe, che se n’era invaghito, dovette partire. La piccola riesce effettivamente a trovare le streghe e, seguendo i consigli di una vecchietta incontrata per strada, riesce a rubare la cassetta del loro tesoro. Ma questo contenitore è magico e invoca l’aiuto della porta, del fiume e di ogni altro oggetto o essere vivente incontrato nel cammino. Ma nessuno vuole aiutare la cassetta delle streghe, perché ognuno è grato a Perina per qualcosa e non vuole farle del male: la porta è stata da lei oliata, il fiume è stato vezzeggiato (“mi ha chiamato bella acquetta”), i cani sono stati sfamati, le donne hanno ricevuto la saggina per il forno, e così via. Giunta quasi a casa, Perina, incuriosita, apre la cassetta e da quella salta fuori una gallina con dei pulcini d’oro. La ragazza li riacchiappa con l’aiuto della sua amica vecchietta e fa ritorno al castello col tesoro. Tornata a casa, il principe le suggerisce di chiedere al re come ricompensa per aver trovato il tesoro la cassa piena di carbone della cantina. Perina obbedisce, ma quando i servi portano su la cassa e lei la apre, ecco balzar fuori il figlio del re. È lui la ricompensa di Perina e il Re non può essere che lieto di averla come nuora.

La seconda è una fiaba originaria di Firenze e si intitola La ragazza Mela. È la storia di una regina che non riusciva ad avere figli e che un giorno partorì una mela. Ma dentro la mela c’era una bellissima bambina, che crebbe ancora più bella. Ogni mattina la principessa-mela usciva dal frutto e si lavava e pettinava. Fu scorta da un re vicino che, tanto disse e tanto fece, riuscì ad ottenere la preziosa mela e non se ne separava mai, innamorato pazzo della ragazza. La matrigna del Re, insospettita, fece in modo di mandarlo alla guerra e nel frattempo andò a frugare nelle sue stanze, ma trovò solo una mela. Pensando che fosse quello l’oggetto dell’ossessione del figliastro, che non usciva quasi più di casa, trasse fuori uno stiletto e la colpì più volte. Dalla mela stillarono rivoli di sangue. Il servo che il Re aveva lasciato a guardia della mela si era addormentato, e quando si risvegliò e trovò la mela stilettata si mise le mani nei capelli, ma poi si ricordò di avere una zia maga e andò a chiederle aiuto. Questa gli diede una polverina magica per le mele incantate e una per le ragazze stregate. Il servitore le cosparse sulla mela e da quella venne fuori una bella fanciulla tutta incerottata, poverina! Era la principessa mela, che, al ritorno del Re, gli raccontò quello che la matrigna le aveva fatto e come il servitore l’aveva medicata. Il Re,  allora, innamorato perso, la volle far subito sua sposa e diede una gran festa alla quale solo la matrigna non fu invitata. E di lei non si seppe più niente.




Recensione tecnica da parte di Lavinia Scolari (scrittrice)
Lavinia Scolari è nata a Palermo nel 1984, dove attualmente risiede, dopo aver soggiornato per motivi di studio a Siena e a Parigi.
Laureata in Lettere Classiche e specializzatasi in Scienze dell’Antichità, è Dottore di Ricerca in Antropologia del Mondo Antico all'Università degli Studi di Palermo. Collabora con il blog di fantasy e fantascienza Truefantasy, per il quale ha curato diverse rubriche, l’ultima, “Far Far away i classici della fiaba”, ancora in corso. È socia del Centro Internazionale di Studi sul Mito e iscritta all’associazione culturale La Casa Gialla. Oltre ad alcuni articoli saggistici sui temi del mito e del teatro nel mondo antico e sulla riscrittura del mito in Tolkien, nel 2010 ha esordito con il romanzo fantastico-mitologico “L’uomo dal campanello d’oro” per la Zerounoundici edizioni.

CONTINUA...
(Domani-15 agosto- la seconda 
e ultima parte sempre su Libero arbitrio blog)

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