giovedì 26 giugno 2014

Come un romanzo di Daniel Pennac

COME UN ROMANZO.

Autore: Daniel Pennac.

Prezzo:  € 6,50.

Dati: 2007, 139 pagine.

ISBN: 978-88-07-81605-5.

Casa editrice: la Feltrinelli 

Sito Casa editrice:  la Feltrinelli.


Quando lo scrittore si mette nei panni del lettore: le massime sul leggere e i suggerimenti sulla buona lettura di Daniel Pennac.

Recensione.

Che cosa significa leggere? E cos’è un libro? Ci siamo mai interrogati su come “coloro i quali non leggono” vedono e percepiscono il popolo dei lettori? Partendo da queste domande, Pennac costruisce la sua teoria sulla lettura, frutto di anni di insegnamento come professore di Lettere in Francia, ma soprattutto grande e appassionato lettore.

Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare…il verbo sognare…
Un concetto che lascia il lettore in balia delle proprie riflessioni, a scardinare tutto quello che fino ad allora gli era stato inculcato sulla letteratura. Leggere è spesso legato al concetto di scuola, come se terminato l’obbligo didattico il libro venisse lasciato cadere insieme allo zaino, e a tutto il corredo scolastico: peso, macigno di cui liberarsi.

Pennac parla ai genitori, agli educatori facendogli saltare alla mente i ricordi di quelle dolci e lievi letture senza troppe pretese, fatte più per passione che per “capire”, fuori dai canoni prestabiliti necessari alla comprensione del testo. Di quella passione viscerale che li ha colti quando il libro non era un obbligo, ma un compagno di viaggio.

Pennac pone il problema della lettura forzata a cui l’alunno è sottoposto per capire, comprendere e analizzare il testo in maniera appropriata. Tutto questo rende anonimi gli alunni privandoli non solo del gusto della lettura, ma anche del senso profondo e personale che costituisce l’approccio alla storia. Quell’emozione che non necessariamente il lettore è obbligato a condividere con chicchessia, ma che ne fa una persona critica costituito dalla propria intimità.

L’autore non si pone sulla scena come un professore, non è lì per impartire regole anzi costruisce le anti-regole sdoganando in poche pagine sia il concetto di lettura sia quelli di libro e lettore. Chi non è appassionato di lettura ha un concetto quasi ridicolo, grottesco del libro, inteso come “soggetto-animato”, e anche del lettore, come se entrambi appartenessero a un tempo e uno spazio che non fanno parte di questa Era e di questa realtà. La certezza che unifica gli adolescenti è che i lettori sono nullafacenti, solitari, asociali, insomma degli sfigati.

Come scardinare questa convinzione così radicata, inerpicata nell’animo dei giovani se non con l’esempio? Se non leggendo al proprio bambino la fiaba della buonanotte, lasciando che la nostra voce faccia da megafono al testo e il nostro viso dia lineamenti ed espressione alle parole?
Dove trovare il tempo per leggere? 
Grave problema. 
Che non esiste.
Nel momento in cui mi pongo il problema del tempo per leggere, vuol dire che quel che manca è la voglia.
[…]
Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare.
Rubato a cosa?
Diciamo, al dovere di vivere.
[…]
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
[…]
La lettura è, come l’amore, un modo di essere.
Pennac non lascia niente al caso. In maniera sintetica sbriciola ogni restrizione, ogni scusa ponendosi dinanzi al lettore e al “non-lettore” con una sicurezza da lasciare inebetiti in presenza di concetti così semplici da chiedersi perché mai non li abbiamo formulato noi stessi, una di quelle verità assolute che custodiamo in noi incapaci però di esprimerle al meglio.

Alla fine del libro l’autore inserisce un decalogo innovativo, rivoluzionario che ognuno di noi dovrebbe fare suo, in quanto il lettore avrebbe la possibilità di sentirsi graziato dall’apprensione di terminare un romanzo che non apprezza, in più si sentirebbe meno in colpa per il desiderio di spulciare il finale, mentre chi non legge spezzerebbe le catene dell’obbligo, della sensazione opprimente di dover leggere per forza quel genere o tutto il libro, si sentirebbe libero di approcciarsi alla storia scritta consapevole di poterla abbandonare in qualsiasi momento. Inoltre verrebbe a conoscenza che i libri non sono sacri e quindi come tali soggetti a venerazione, ma sono creature su cui lasciare tracce, essi vengono manipolati, sottolineati, bagnati, macchiati, stropicciati in onore dell’amore e del tempo che a loro dedichiamo, a volte in maniera furtiva e in posti impensabili.
In fatto di lettura, noi lettori ci accordiamo tutti i diritti, a cominciare da quelli negati ai giovani che affermiamo di voler iniziare alla lettura.

1. Il diritto di non leggere.
2. Il diritto di saltare le pagine.
3. Il diritto di non finire il libro.
4. Il diritto di rileggere.
5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa.
6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa).
7. il diritto di leggere ovunque.
8. Il diritto di spizzicare.
9. Il diritto di leggere a voce alta.
10. il diritto di tacere.

Chiudo consigliando il libro a tutti: a chi non ha mai letto un libro per scoprire se si riconosce nelle convinzioni da “non-lettore” descritte da Pennac, a chi sbandiera il numero delle letture settimanali da “professorino” sapiente e superiore agli altri (l’autore ha delle parole anche per voi!), a chi invece ha instaurato un rapporto reale con i libri considerandoli esseri viventi (con Pennac capirete di non essere pazzi), e ai ragazzi perché, se dovete iniziare, fatelo con qualcuno che non vi impone il suo credo!

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