domenica 22 dicembre 2013

UFB BOOK CLUB DI UNA FRAGOLA AL GIORNO: I MISERABILI DI VICTOR HUGO.


La promessa di raccontarvi la mia esperienza con "I Miserabili" è oggi riscattata, in quanto la mole di lavoro e di impegni mi hanno impedito, di pronunciarmi in merito a questo straordinario romanzo.  Dire straordinario è riduttivo, non riesco davvero a trovare un aggettivo azzeccato per potervi trasmettere il sentimento che "I Miserabili" hanno mosso in me.



File:Ebcosette.jpgIl romanzo inizia con la descrizione, accuratissima, della vita del vescovo Monsignor Myriel. Di primo acchito il lettore è portato a credere che costui sia il protagonista ma, così non è, anche se andando avanti con la lettura si capisce il perché Hugo abbia voluto dar risalto a costui (aristocratico francese decaduto a causa della Rivoluzione francese) in quanto cambierà le sorti del vero protagonista: Jean Valjean, forzato appena rilasciato dopo 19 anni di carcere duro. Jean Valjean non è un assassino, è un uomo piegato dalla miseria e dalla fama, costretto a rubare perché alla morte del cognato si ritrova con sorella e nipoti, da sfamare, così disperato ruba del pane ma, non farà molta strada e si ritroverà a scontare una pena sproporzionata al reato.
Il moto centrifugo che ha attanagliato le mie viscere è stato, la prima volta, proprio quando ho letto la prigionia di Jean Valjean, quest'essere innocuo, misero, ignorante che lentamente si lascia cambiare dal carcere e che con il tempo smette di piangere, privandosi di questo sfogo per tantissimi anni. La lotta, silenziosa, rancorosa, verso una giustizia che tale non può essere definita, fa davvero riflettere e porta il lettore ad opprimersi: qui nasce l'empatia con il forzato, nonostante la diversità di ruoli che egli, nel tempo, assumerà, posso affermare di essermi  percepita Jean Valjean. 

La pena è stata estinta ma non la colpa. L'uomo sarà ritenuto per sempre un forzato e quando mostrerà il suo passaporto giallo, nella città di Digne, verrà scacciato da tutte le bettole e le locande, mandato fuori al freddo e in balia della fame. A soccorrerlo sarà proprio Monsignore Myriel, il vescovo che non chiude mai a chiave la porta della casa di Cristo e consente all'uomo, che chiama signore e tratta con tutti gli onori, di rifocillarsi e di riposarsi, senza chiedere nulla in cambio. Valjean non si fida, la sua natura maligna spicca fuori: ruba l'argenteria dell'ecclesiastico e fugge via. Viene immediatamente acciuffato e scortato a casa del vescovo, dove costui asserisce di aver donato spontaneamente l'argenteria al presunto ladro e che, egli ha dimenticato di portarsi dietro i candelabri d'argento, unici pezzi di  valore in quell'umile dimora.
Jean appena liberato torna a rubare una moneta d'argento  a un bambino, quasi un dispetto verso il senso di umanità che inizia a percepire in sé,  ma nel fare un gesto così riprovevole scoppia in lacrime e cade in ginocchio. Il gelo nel suo animo crepa e inizia a diffondersi il calore. Prega e si sente in colpa per aver tradito, ancora una volta la fiducia del vescovo, a questo punto decide di redimersi e di cambiare vita.

Può un forzato cambiare vita?
Jean Valjean ci riesce. E lo fa diventando, negli anni, inventore, industriale, sindaco. Fa del bene. E' un uomo onesto,  taciturno, che ogni giorno espia i suoi peccati. Incontra lungo questo percorso due persone che, ancora una volta gli cambieranno la vita: Fantine e Javert. La prima è una giovane donna disgraziata,  concessasi da fanciulla a un uomo che l'abbandonerà al suo destino, un destino tremendo che la costringerà a consegnare la sua bambina a due locandieri, convinta di aver trovato il luogo adatto dove farla dimorare fin quando lei non avrà trovato un lavoro e si sarà sistemata. Lavorerà presso la fabbrica di Jean Valjean ( ora conosciuto con il nome di Madeleine) fin quando verrà scacciata dalla responsabile, in quanto è  venuta a conoscenza del passato della giovane donna.  Fantine farà di tutto per rimanere onesta, venderà tutto quello che ha, persino i capelli e i denti, ma alla fine sarà costretta a prostituirsi. Quando il sindaco scoprirà la sua esistenza, per Fantine ormai sarà troppo tardi: morirà senza aver più rivisto sua figlia!


Anche qui ho avuto un moto interiore violento, devastante. Sono rimasta senza fiato, come se qualcuno mi avesse assestato un pugno allo stomaco, e non contento avesse accompagnato il pugno con un calcio. Fantine è una ragazza splendida e splendente. Vive di luce propria, graziosa e garbata, ha le carte giuste per riuscire nella vita ma, si innamora, si concede a un ragazzo di buona famiglia che gioca con lei per un po', poi stanco torna alla vita di sempre. Fantine mette al mondo una bambina, e per darle un futuro vende tutto quello che ha e parte alla ricerca di fortuna.  In un primo momento sembra riuscirci, poi invece le pettegole, le malelingue, la cattiveria di chi vede la pagliuzza nell'occhio altrui, senza rendersi conto che nella sua c'è una trave, distruggono quello che Fantine ha creato, con sacrificio e speranza. A questa ragazza verrà tolto tutto: il sorriso, la fede, lo sguardo verso il futuro, verrà totalmente annientata e, il lettore resta lì inerme sconvolto per non poter far nulla...
Javert è il secondo personaggio importante: l'ispettore di polizia locale. Uomo integerrimo, talmente tanto da sconfinare nell'ossessività e nel fanatismo. Capirà ben presto che Madeleine altro non è che Valjean e lo farà presente ai suoi superiori. C'è un ma: nessuno crede alla sua versione perché Jean Valjean è stato di nuovo arrestato ed è sotto processo: finirà di nuovo ai lavori forzati!  A riconoscerlo, oltre lo stesso Javert anche tre compagni di sventura dell'ex forzato.
Il vero Jean Valjean  potrebbe vivere tranquillamente la sua vita e chiudersi alle spalle la porta del forzato, tanto c'è un povero disgraziato che prenderà il suo posto, ma non ci riesce, un conflitto interiore lo devasta e lo costringe a confessare il vero. Anche se giudici e giuria in un primo momento restano basiti, usciti dalla "trance" emanano un mandato di cattura. Jean Valjean fugge, scappa con i due candelabri e corre verso Cosette (la figlia di Fantine), corre da lei per salvarla... e ci riuscirà.

Ecco la vera prova: quello che distingue il forzato dall'uomo per bene: Jean Valjean non accetta che un altro uomo possa pagare le sue colpe, se lui lasciasse correre, il percorso fatto fino d'ora sarebbe stato invano... eppure se continuasse ad essere Madeleina potrebbe fare tanto bene... cerca di trovare scuse, spera nell'intervento del destino ma Jean sa che per onorare l'uomo che è diventato deve prendersi le sue responsabilità... Questo può redimerlo al cospetto di Dio, ma non dinanzi agli uomini che hanno il coraggio di asserire, con il senno di poi, che in Madeleine c'era qualcosa che non andava... che in fondo l'avevano capito che il signor sindaco aveva dei segreti...

In mezzo a questa storia intensa la battaglia di Waterloo, pagine sconfinate... ma il romanzo  non termina qui... Javert è deciso ad acciuffare Jean Valjean e quest'ultimo è convinto di meritare una vita serena insieme alla sua dolce Cosette... Chi avrà la meglio?

ALLA PROSSIMA TAPPA

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