sabato 25 maggio 2013

Femminicidio e violenza sulle donne quando parlarne e quando dire BASTA!


Chi ha letto i miei scritti (racconti, poesie e romanzo) sa che le tematiche trattate sono il femminicidio e la violenza sulle donne. Mi è capitato più di una volta di sentirmi dire "Perché queste tematiche?", "Sei sadica!", "Perché descrivere di donne sottomesse e soggiogate in una realtà in cui la donna è libera ed emancipata?".
Mi è stato persino difficile far capire a una lettrice di "Sotto l'albero di mimosa" (raccolta di racconti edita Aletti Editore 2008) che per me il mondo femminile non è solo "quello" descritto all'interno della raccolta, ma avendo voluto trattare delle diverse sfaccettature della violenza sulle donne è stato logico raccontare di situazioni a rischio, problematiche e difficili. 
I miei scritti non sono scritti "alla moda", o almeno non lo erano fino a quando la stampa, svegliandosi, non ha dato un colpo secco alla realtà imprimendo e palesando quello che accade nel mondo, quello che accade in Italia.
Siamo ignoranti riguardando il fenomeno femminicidio, e altrettanto sul tema violenza sulle donne. Non tutti sanno che non esistono studi che raccolgono i dati in maniera sistematica, ma che il numero di vittime in un anno viene stimato in base alla cronaca, che il termine femminicidio, in Italia è utilizzato da poco, quasi un "dovere" dopo i recenti fatti di cronaca.
In quanti sono convinti che la violenza sulle donne è destinata a donne umili, povere, relegate in piccoli paesi del Sud, in improprie conche del mondo, magari donne analfabete, incapace di difendersi, a cui è stata inculcata un'obbedienza cieca e barbara? In tanti... invece la realtà è un'altra, ancora più sconvolgente, ancora più traumatica. Le donne violate, maltrattate, che subiscono botte e parolacce, uccise, seviziate sono per lo più donne colte, donne in carriera, laureate, donne energiche e briose, con famiglie amorevoli alle spalle, ma incapaci di chiedere aiuto perché si vergognano, perché hanno vergogna! La percentuale più alta di femminicidi è al Nord.
Sembra assurdo, vero? Eppure la realtà è questa.
C'è un problema di fondo molto, molto grave: la percezione dell'essere donna dal punto di vista della donna e quello dal punto di vista dell'uomo, tutto parte da lì. Ancora oggi la donna è soggetta a pregiudizi radicati in maniera profonda nella nostra cultura, una cultura maschilista e retrograda che lascia spazio a false credenze, avvalendosi di richiami medievali grotteschi, infimi, a volte crudeli.
I miti, le leggende, persino i tanti amati classici hanno sempre dipinto la donna o profondamente serafica (basti pensare a Beatrice!) o dannatamente diabolica ( basti pensare a Lilith).
Quante volte la differenza tra essere maschi o femmine inizia già dalla nascita, dalle solite frasi fatte "Tuo fratello può perché è un maschio!", "Lascialo stare sai che è un maschio!", "I maschi sono così"? Quando un genitore scopre che il figlio maschio ha fatto sesso per la prima volta stappa una bottiglia di Ferrari, quando invece è la figlia femmina ad aver "consumato" è lutto, perché ha ceduto alla lussuria!
Film, telefilm, romanzi (soprattutto gli ultimi titoli commerciali: donne che si lasciano "mangiare" da fidanzati vampiri come fossero hot dog! Donne laureate e intelligenti con la sindrome della crocerossina che si lasciano seviziare in tutte le posizioni del Kamasutra, ragazze che per trovare marito si mettono all'asta come in fiera!) non ci sono certo d'aiuto, e la cosa che davvero spaventa è che gli adolescenti, soprattutto le ragazzine, sembrano apprezzare questo genere di ruoli sottomessi, di essere dominate, mangiate, maltrattate, come se incontrare il "bastardo" di turno fosse la più grande benedizione del mondo, e tutte le raccomandazioni fatte dalla nonna: " Se proprio ti devi sposare sposa un buon uomo e lavoratore!" va  a farsi benedire, i brav'uomini non vanno di moda, poi sperare che abbia anche un lavoro di questi tempi sarebbe come chiedere un doppio miracolo!
Non è facile parlare di violenza e di femminicidio, come non è facile ammettere che il problema esiste, perché farlo sarebbe come annullare tutti questi secoli passati a lottare, secoli di rivoluzioni che non hanno cambiato nulla. I violenti hanno solo trovato un "metodo" diverso per far sì che la donna sia ancora una volta schiava dell'uomo, in maniera più subdola! 
Le cose sono state difficile già dal paleolitico: l'uomo andava a caccia, la donna rimaneva nella caverna, senza la sua presenza però il fuoco si sarebbe spento e certamente gli animali selvatici di notte, avrebbero sbranato tutta la famiglia ma, l'eroe uscito alla ricerca del mammut da sgozzare questa sottigliezza non l'ha notata! 
La vera colpa è stata la mela, sì la mela, se Eva gliela avesse data in testa ad Adamo sicuramente le cose sarebbero state diverse...
Il problema è che le donne dovrebbero imparare ad avere fiducia in se stesse e nelle proprie competenze, smettendola di aspettarsi per forza un amore irrazionale, attraverso cui poter fare le crocerossine, e gli uomini devono imparare ad avere al proprio fianco una pari e non una persona da sottomettere e svalutare per potersi sentire migliori e dei macho!

Dovremmo iniziare dai nostri figli, senza distinzioni di sesso, facendogli vivere liberamente le proprie diversità.
La donna è un essere angelico, diabolico, è così piena di sfaccettature: trema in lacrime per alcune cose e diventa un leone se poi deve combattere cause in cui crede fermamente. La sua bellezza risiede in ciò: il suo camaleontismo! Lasciamo che sia così, lasciamo che si possa vivere nella consapevolezza di poter camminare insieme nel rispetto dell'altro senza il timore della diversità.
Non so quanti di voi hanno seguito la puntata di Forum di venerdì 24. Uno degli opinionisti, un ragazzo poco più che ventenne, ha espresso il suo parere sul dover o meno dare il cognome materno a un ipotetico figlio. Non vi dico lo scempio! Il saputello romano, dai denti sbiancati e dalla camicia sbottonata, dove mostrava un petto di pollo ben rasato, ha dichiarato che lui vuole un figlio maschio perché portare avanti la dinastia (? quella degli asburgo?)  è suo dovere. Accetterebbe comunque una figlia femmina (pensa che bontà e onore avere un padre del genere!) ma il maschio è necessario per rendere orgoglioso suo padre (si insemineranno a vicenda?), che il ruolo dell'uomo nella famiglia è di vitale importanza bla...bla...bla... in poche parole la madre di questo galletto da aia è stata descritta più o meno come un'asessuata, priva di personalità. Naturalmente il tipo è alla ricerca della cosiddetta brava ragazza, bella per carità! che porterà al guinzaglio per tutta la vita e magari la cornificherà per renderla orgogliosa visto che lui è macho, un figo da paura! Dico io: questo ragazzo ha poco più di vent'anni, vive in una delle più belle città del mondo e per di più frequenta il mondo dello spettacolo, interagisce con tanta gente, possibile che la sua mente sia così bacata?
Eppure è così e di questa gente è zeppa il mondo...
Questo dovrebbe spaventarci, come dovremmo temere quegli uomini colti e intelligenti che manovrano le donne piegandole a una condizione psicologica di inferiorità, dove non serve picchiarle per "ammansirle" ma basta farle sentire fuori posto, incapaci e insignificanti...

Avremo mai gli strumenti per cambiare le cose?
Secondo me l'opportunità ci viene data a ogni ricambio generazionale, ogni volta che nasce un/a bimbo/a, ogni volta che una donna mette in discussione la sua dignità per un uomo...













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