martedì 5 marzo 2013

Se questo è un uomo di Primo Levi (Con questo romanzo partecipo all'iniziativa "Io leggo italiano" di la Fede librovora #2)


Primo Levi lagerNon c’è titolo più azzeccato. Raramente mi è capitato di trovare il significato di un titolo così inerente al valore assoluto dell’opera e “Se questo è un uomo” è un’eccezione straordinaria che fa davvero riflettere.
Mi sono approcciata a questo romanzo convinta di averne letti altri mille: racconti e film, nell'errore di credere di avere abbastanza informazioni riguardando lo sterminio degli ebrei, Primo Levi mi ha denudata di qualsiasi certezza, mi ha lasciata sola in balia delle intemperie e della fame, sferzata da insicurezze e da un senso di disagio, angoscia e paura, sì! Paura da farmi sentire piccola, sola e inerme e soprattutto di aver toccato il fondo, un declino da cui riemergere che diventa scalata faticosa in cui ci si scorticate le unghia delle mani e dei piedi.

L’orrore dei lager l’abbiamo “visto” tutti, attraverso documentari, film, foto e attraverso  “la voce dei libri” ma non ne conoscevamo, almeno io, le gerarchie, le regole. I perseguitati diventano persecutori: i Kapos, ossia gli ebrei e non, criminali con il ruolo di aguzzini. Sono loro a picchiare, seviziare, distruggere. Le SS raramente “si sporcano le mani”, sono entità, come semi – dei distruttori che compaiono per decidere chi finirà nel forno a crematoio.  Gli Haftlinge, sono gli ebrei comuni, coloro i quali arrancano per vivere, che si vedono sottratto tutto, soprattutto la dignità e la condizione di essere umano. I lager non sono solo campi di sterminio ma sono campi punitivi che piegano l’essere umano a condizione animale, riducendoli a larve, che vivono dei propri escrementi.

È un documento duro, crudo, spinoso, che ferisce. “Se questo è un uomo” non condanna nessuno, non punta il dito, non cerca vendetta ma si assume il dovere di raccontare, di dire la verità con taglio asciutto e scientifico, in un impeto di urgenza, con il desiderio che nessuno dimentichi o che dica che ciò che viene narrato sia falso, corrotto dalla bugia o dall'invenzione di un invasato.

Il freddo, la fame, la necessità di dormire, il desiderio di ritrovarsi al sicuro, il duro lavoro, le botte, solo leggendo si può capire cosa sia la lotta quotidiana contro il clima, contro un mostro che sorprende l’uomo da fuori e dentro, che lo circuisce piegandolo a un ruolo da subordinato.
ignominia
Leggendo “Se questo è un uomo” si capiscono cose inconcepibili, che la mente umana non riesce a formulare, da cui rifugge, orrori che la psiche nega con il timore di conoscere il più grande degli orrori: la sofferenza allo stato brado, la sottomissione del corpo e dell’anima, l’incapacità di sperare, di credere di potercela fare.
Cos'è la vita senza speranza? Cos'è la vita senza ribellione e senza desiderio di rivalsa? Nulla, un cammino senza passi. Uomini che circuiscono altri uomini, solidarietà annientata, uomo contro uomo.
Mi ha lasciata interdetta, inerme, piena di vergogna il senso di pudore, di inferiorità che Levi ha provato dinanzi a tre stupide oche, belle, sane, ben vestite che squadravano lui e i suoi amici come se fossero stati abomini, un senso di disagio esistenziale, motivazionale, che mi ha percossa e mi ha fatto capire cosa significhi non avere un posto nel mondo. Lo sguardo degli altri ci dà uno spessore, la consistenza dell’esistenza. Dalla condizione di essere guardati e visti nasce la certezza del nostro essere qui e ora. L’alienazione emerge quando questo sguardo non vede noi ma qualcos'altro  quando ci sottovalutano, quando ci disprezzano, quando non ci vedono affatto!

filo spinatoNon esiste il diritto di essere “guardati e visti” e per questo rispettati … se poi il progetto di una Nazione diventa quello di distruggere una cultura differente, l’essere guardati diventa fuoco e fiamme.

Per un tozzo di pane si diventa il “signorino” di uno dei Kapos, la necessità animale di consumare i propri istinti si fa strada anche in un luogo come il lager, dove si potrebbe pensare che fame e freddo annullino qualsiasi istinto primitivo e invece certe pulsioni spingono fuori comunque, in maniera selvaggia e animalesca.

Mi sono chiesta più volte come si può sopravvivere a tutto questo, come ci si può alzare al mattino consapevoli di dover essere mezzi per uccidere se stessi e il proprio simile … e come possono uomini con in mano il potere progettare di distruggere altri essere umani, ucciderli nella maniera più barbara, portandoli all'esasperazione  facendoli temere no la morte ma il come si muore. Sbranati dai cani, fucilati alle spalle, picchiati a morte, fatti morire di fame e di freddo … le ombre della mente umana nel progettare il male sono mille volte più temibili e orribili di qualsiasi film d’horror.

Avevo un’idea diversa del lager prima di leggere “Se questo è un uomo”, il lavoro forzato, gli orari scanditi, lavarsi in latrine sporche no per pulirsi (impossibile) ma per non perdere la dignità di essere umano che si occupa di se stesso e della propria igiene, il cibo: brodo annacquato e il paesaggio che potrebbe apparire un elemento banale in uno scenario da film d’horror ma che nel contesto incide molto sulla psiche dell’uomo: solo grigio e cemento, neve e freddo. Il nulla, il vuoto per km e km …

Per chi ancora non l'avesse letto consiglio l’edizione pubblicata dopo il 1976 quando Levi aggiunse alla fine del romanzo una serie di risposte a delle domande che gli venivano poste più spesso di altre. Lì troverete davvero una testimonianza lucida e significativa del romanzo stesso e degli eventi.

TestimonianzaUn appunto del tutto personale: ho letto che Levi si suicidò, solo lo scorso anno, attraverso delle ricerche più accurate, ho scoperto che si è lanciato dalle trombe delle scale del condominio dove viveva. Certamente non sarò io la prima a porre il mio chiaro (e silenzioso) dubbio, a insinuare che possa esserci stato un incidente. Molte persone che l’hanno conosciuto dissero che Levi non era uomo da suicidio e che l’internamento, per quanto l’avesse segnato, gli aveva dato una missione: vivere per raccontare, essere testimonianza vivente, e nel romanzo tutto questo emerge prepotentemente. Oltre al fatto che Levi aveva appuntamenti e impegni per molti mesi avvenire, io credo che il senso di tutta la sua vita stia nei suoi scritti e ancora di più nelle interviste. È solo una mia personalissima considerazione che poco conta con il ruolo di un uomo che ha reso un male così miserabile la strada della Storia.

7 commenti:

  1. Splendida recensione! Io sto leggendo proprio in questi giorni "Il diario di Anna Frank" e l'orrore, il dolore e l'angoscia di queste persone mi fanno stare male. Di Levi, se non lo hai mai letto, ti consiglio "I sommersi e i salvati", uno dei miei libri preferiti, in cui cerca di dare un senso a tanta violenza e follia, provando ad immedesimarsi con i carnefici dei campi di sterminio.

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    1. "Il diario di Anna Frank" l'ho letto durante l'adolescenza e l'ho riletto più volte nella vita ma devo confidarti che "Se questo è un uomo" mi ha davvero straziato l'anima ... ho intenzione di leggere "La tregua" e "La chiave a stella", prenoto subito anche "I Sommersi e i salvati" ... grazie per la dritta :)

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  2. anch'io sto leggendo il Diario di Anna Frank, l'ho acquistato a Gennaio ad Amsterdam dopo aver visitato la sua casa.

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    1. Oh! Davvero? Io ho visto solo alcune foto in internet. Ti consiglio di leggere Levi, è molto diverso dall'atmosfera che descrive Anna, lei ha ancora speranza, il rifugio ancora consente un barlume di vita ma il lager no, annienta e distrugge ...

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  3. Lo so, " se questo è un uomo" è bellissimo :-) lo lessi un po' di anni fa alle superiori !!

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