venerdì 8 marzo 2013

Donne ...


Donna
È accaduto molti anni fa. Frequentavo le scuole medie, nella mia classe il gruppetto dei maschietti portò, il giorno della festa della donna, un rametto di mimosa per ogni ragazzina della classe, e un mazzetto ben confezionato alla professoressa di lettere. Il gesto parve a noi piccole: romantico e tenero, ma quando i ragazzini porsero il mazzetto di mimosa alla professoressa, lei chiese: “Per quale commemorazione?”, “Per la festa della donna”, risposero in coro. “Non esiste nessuna festa della donna”, disse con voce sommessa e calda “non esiste nessuna uguaglianza, nessuna libertà”. Potrete immaginare da voi la faccia dei ragazzini e lo sgomento della classe, un gesto gentile aveva creato un senso di disagio che aveva gelato ognuno di noi, soprattutto perché nessuno aveva capito cosa fosse davvero successo.

A ogni festa della donna quella scena mi ha “flashato” la mente, e quando negli anni ho ricevuto un mazzo di mimosa per la festa della donna, quel ricordo mi ha fatto sentire in colpa, come se nella vita, anche se di giovane ragazzina, non avessi afferrato qualcosa.

doppia identità
Con il tempo la nebbia si è diradata e alcuni tasselli sono tornati al loro posto e, quando ogni anno vengo ripetutamente invitata a "festeggiare" la donna in locali dove l’unica possibilità è ubriacarsi e infilare banconote negli slip commestibili di giovani uomini oliati, immagino la mia professoressa arrivare impettita, dritta come una spada e picchiare in testa, con quel mazzetto di mimosa, donne e uomini e tornarsene a casa più arrabbiata di quando è arrivata.

Che cos'è l’uguaglianza? Me lo sono chiesta mille volte. La parità? Il desiderio della donna di avere gli stessi diritti degli uomini? Quante volte mi sono sentita dire: “Hai voluto la bicicletta? E ora pedala!”, riferito alla mia testardaggine nel voler conciliare famiglia e lavoro; milioni e milioni di volte, spesso anche da donne. Sì, dico e mi dico: “Ho voluto la bicicletta!”, ma il mio desiderio, come quello delle altre donne, non è pedalare da sola ma farlo insieme, per questo esistono i tandem! Avete mai visto un uomo "pedalare" da solo? Io mai! E allora perché nonostante la cosiddetta parità ancora oggi sono le donne a sobbarcarsi le faccende domestiche, i figli e il lavoro, quando gli uomini, con la scusa di essere troppo stanchi evitano di caricare la lavastoviglie e quant'altro,  mentre la donna stanca o meno non può delegare nessuno ed è costretta a rimettere tutto in ordine anche quando è uno straccio? Nella maggior parte dei casi è la donna a sobbarcarsi tutto il peso domestico e il fare da “taxista” ai figli, non lo dico io ma l’Istat con le sue indagini del 2012!

Donne di potere
Donne di potereLe poche donne che hanno un ruolo di potere nel panorama politico mondiale spesso si trovano a essere oggetto di suggerimenti di sorta sulla loro condizione fisica. Ne sa qualcosa la lady di ferro Condoleeza Rice (66esimo segretario di Stato degli Stati Uniti d’America) il cui look fu definito “progettato per il comando, da dominatrice”, la Merkel (Cancelliere tedesco) il cui volto acqua e sapone e i suoi capelli dal taglio classico sono troppo spesso oggetto di discussioni, donna di spessore sì, ma non bella! I colori sgargianti dei vestiti della regina Elisabetta sono stati più volte degni di copertine illustri, etichettati come “semafori”, come se queste donne (e altre) non avessero dimostrato intelligenza, capacità e professionalità! E cosa dire delle principesse ripudiate perché impossibilitate a procreare? (Chi non ricorda la triste storia di Soraya) O diventate anoressiche a causa delle luci dei  riflettori puntati sui loro ventri ancora sgonfi? O sulla loro inadeguatezza al ruolo da principessa? (Letizia Ortiz, Vittoria di Svezia, Masako, Rania di Giordania e come dimenticare Lady Diana e la principessa Sissi?) Quando mai un principe è stato colpevolizzato per la mancata genitorialità o gli è stato chiesto di dimostrare la sua verginità? Eppure ancora oggi, in un mondo che consideriamo civilizzato e paritario, le donne devono sempre dare spiegazioni della loro condizione e della loro posizione rispetto al ruolo che devono vestire, senza  che la struttura su cui sono poggiate le regole del gioco cambino un po’, visto che sono stare fatte e decise a misura di uomo.

Quanti sanno che persino i farmaci che assumiamo nella maggior parte dei casi sono studiati e preparati per l’organismo maschile?

Ci sarebbe tanto da dire: sul femminicidio, donne brutalizzate da uomini che non sanno amare. “Non sei mia? Non sarai di nessun altro”, come se una donna fosse un’auto o la moto dei sogni da tenere in garage e mostrare agli amici solo in giorni particolari… e quelle donne che si sentono brutte, grasse, incapaci nella vita perché ogni giorno si sentono ripetere tali parole?

Credete sia un’esagerazione?


Caterina Armentano femminicidio

Quando ho pubblicato “Libero arbitrio” nel 2010, lo lesse, tra i primi, un professore di una certa età e con un certo bagaglio culturale. Terminata la lettura mi chiamò  per parlarne. Mi disse che gli dispiaceva profondamente se io, in una società così aperta e moderna, interpretassi la donna a quel modo. Ciò lo intristiva. Lo guardai  con un po’ di stupore devo dire, e poi risposi molto decisa che il fatto che io fossi una ragazza fortunata e amata non mi impedisse  di vedere che intorno a me potessero accadere delle cose, e gli dissi anche che spesso il marcio non si trova tra gli umili, ma tra coloro i quali credono di sapere tutto. Fingere che le donne non siano ancora brutalizzate, violate, picchiate è: tapparsi gli occhi per poter credere in un mondo perfetto, come credere che la prostituzione si “estinguerà” a breve (volutamente o meno). Le donne vengono uccise al Nord più che al Sud, in città più che nei piccoli paesi e spesso, sempre più spesso la donna schiavizzata è una donna di successo, colta, che si lascia abbindolare da uomini meschini e violenti privi di autostima o eccessivamente egocentrici.

Figli e lavoro
È sempre la donna ad essere messa in condizione di dover scegliere tra figli e lavoro ( perché non esistono strutture per i piccoli nati a favore delle madri lavoratrici) e se si dovesse prospettare la possibilità di dover partire per far carriera, nella maggior parte dei casi una donna con famiglia rinuncerebbe. A differenza dell’uomo che fa le valigie con più facilità, sostenuto anche da amici e parenti, mentre la donna che viaggia per il mondo “solo per lavoro” è vista come una madre snaturata e una moglie che mette a rischio il matrimonio.

Potrei scrivere all'infinito sull'argomento, versare fiumi d’inchiostro citando chi ne sa più di me e allo stesso tempo potrei far riferimento a fatti e a eventi veramente accaduti, ma renderei questo post solo più lungo e voi più stanchi perché sono cose dette milione di volte, ripetute da anni … eppure NULLA CAMBIA.

Oh, certo! La donna ha conquistato una certa libertà grazie alla pillola anticoncezionale, a quella del giorno dopo e anche all'aborto. Sono cambiati i costumi  sessuali ma la libertà per cui abbiamo e stiamo combattendo non è solo questa ma è un’altra, molto più grande e molto più importante: scegliere, ecco, avere la possibilità di scegliere se diventare madre o meno, moglie o meno, lavoratrice a casa o fuori casa, fare carriera o meno, senza dover per forza rinunciare a qualcosa, senza dover per forza sentirci in colpa, guardarci alle spalle e avere dei rimorsi, e soprattutto senza lasciare a qualcuno il potere di farci credere  che avere tutto sia troppo, e che quel troppo non sia meritato, perché non è vero!





coraggio
Lo scorso anno ho fatto delle indagini inerenti all'aborto,  mi è capitata una ricerca tra le mani in cui veniva asserito, con dati che purtroppo non ricordo, che durante la seconda guerra mondiale la maggior parte degli aborti spontanei erano di feti maschi. Le donne, nonostante la fame, il freddo, le  pessime  condizioni di vita riuscivano a portare a termine solo gravidanze con feti femmine. Le donne già nel grembo hanno una tempra più forte … e non è fantascienza ma scienza, le donne  già nel ventre materno sanno quanto sia necessario tenere duro dal primo istante di vita!                         








2 commenti:

  1. Complimenti Caterina, quanta verità nelle tue parole. Tutte parole alla fine quelle che vengon dette sulla parità, perché con i piccoli atti di indipendenza che ci siamo create in realtà abbiamo sobbarcato ancor di più i nostri compiti. Aiuti effettivi non ce ne sono. Io non son madre, e lavoro da qualche anno. Mi immagino il giorno in cui avrò da badare ad una casa, lavorare le mie 8 ore e magari curare figli.. Io ne vedo donne così in giro, e la realtà che ci obbliga a far fronte a tutte queste cose, per campare e per amor proprio bisogna lavorare in due, ma bisogna vedere se il lavoro e la società ti facilitano nel compito duplice di mamma e donna??? Mmm nn credo.

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    1. Ciao dm,
      purtroppo posso dirtelo per esperienza personale, in Italia se sei madre e non hai genitori e suoceri che ti sostengono con i piccoli difficilmente potrai lavorare, tranne se non hai la possibilità economica di inserire il bimbo o i bimbi al nido, oppure di assumere una baby sitter. Cosa che non accade nel resto d'Europa!

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