martedì 5 febbraio 2013

Noi di Walter Veltroni (Con questa recensione partecipo all'iniziativa "Io leggo italiano")


TitoloNoi
AutoreVeltroni Walter
Prezzo
€ 8,55


Dati2009, 347 p., rilegato
EditoreRizzoli  (collana Rizzoli best)







Trama

1943: il quattordicenne Giovanni fissa sull'album da disegno gli ultimi giorni del fascismo, il bombardamento di Roma del 19 luglio, la deportazione degli ebrei il 16 ottobre. 1963: Andrea, tredici anni, attraversa col padre, su un Maggiolino decappottabile, l'Italia del boom. 1980: l'undicenne Luca registra sulle cassette del suo mangianastri l'anno terribile del terremoto in Irpinia, del terrorismo, dell'assassinio di John Lennon. 2025: l'adolescente Nina vuole costruire la sua vita preservando le esperienze uniche e irripetibili di coloro che l'hanno preceduta. Quattro generazioni della stessa famiglia, quattro ragazzi colti ciascuno in un punto di svolta (l'esperienza della morte e della distruzione, la malattia di una madre perduta e ritrovata, il tradimento degli affetti, la rivelazione dell'amore) che coincide con momenti decisivi della recente storia italiana, o si proietta in un futuro di inquietudini e di speranze.



Recensione

Nel voler essere eccessivamente sincera, leggere Walter Veltroni non è stata una scelta ma, il consiglio di un'amica che mi ha rifilato il romanzo dicendomi di dedicargli del tempo perché avrei capito alcune cose sull'Italia fascista. Mi sono chiesta più volte cosa avesse a che fare un ex sindaco con il mestiere di romanziere ma, devo dire che Veltroni mi ha sorpresa perché Noi mi è davvero piaciuto. 
Il romanzo è diviso in quattro capitoli: Estate 1943, Primavera 1963, Autunno 1980, Inverno (ipotetico) 2025.
Protagonista di questa storia è la famiglia Noi, i discendenti di Alfredo - maggiordomo di un gerarca fascista - e Maria - bidella -  attraverseranno l'Italia a cavallo delle loro vite,  dipanando e srotolando i fatti che hanno caratterizzato i vari periodi storici. Sarà la matita di Giovanni, figlio dei due, a disegnare sul suo album la tragedia che attanaglierà Roma il 19 luglio del 1943, quando gli americani bombarderanno il quartiere San Lorenzo e nell'ottobre dello stesso anno i tedeschi deporteranno gli ebrei. La fame, le lunghe file per ottenere pane e zucchero, l'avversione dei tedeschi nei confronti delle biciclette, la paura di non farcela, la scoperta che Mussolini non avrebbe mai vinto la guerra, la delusione di chi aveva davvero creduto nel fascismo, il coraggio di nascondere gli ebrei, l'impossibilità di tenere le famiglie salde: perché la lotta tra repubblichini e antifascisti andò consolidandosi soprattutto nelle famiglie, smembrandole, confondendole, aggiungendo dolore ad altro dolore.
In molti sono convinti che tutto sia finito, che l'Italia non si riprenderà mai più eppure è proprio il capitolo successivo a mostrare un'Italia nuova, rinata: Andrea, figlio di Giovanni, fa un viaggio insieme al padre, da Milano a Roma per riportare a casa la madre che soffre del "mal di vivere" e, ascoltando "Sapore di sale" e "Twist and shout",  lungo la strada sorge una nuova prospettiva di vita: cartelloni pubblicitari, modelli automobilistici nuovi, aree di servizio in cui poter scegliere cosa mangiare, l'autostrada appena costruita ... il marcio e il dolore sembrano non essere mai esistiti  anche se gli anni Ottanta, attraverso le cassette registrate da Luca, undicenne, figlio di Andrea, faranno scoprire che ci sono altri modi di aver paura: il terremoto dell'Irpinia sconvolge l'Italia e un popolo che non è preparato a una tale catastrofe. E come se non bastasse il terrorismo: rosso e nero, fanno strage di innocenti in nome di una libertà e di ideali che trascendono le lotte fatte per ottenere determinati diritti. Si cade nell'estremismo e nell'incubo di essere, chiunque, il bersaglio designato solo perché capaci di esprimere un giudizio. Anche qui la famiglia si sgretola sotto l'incalzare degli eventi e degli ideali: Andrea e Monica si sono amati durante un'occupazione studentesca e, da quell'unione nascerà Luca, un bambino che si troverà a subire i litigi dei genitori e il desiderio della madre di divorziare da un uomo rimasto troppo legato a ideali fanciulleschi, alle lotte sessantottine e alla scelta di fare "il lavoro della propria vita" a discapito di un più lauto stipendio. Il cambiamento di costumi e il rapporto uomo - donna è palese. Monica è una donna affermata che preferisce la sicurezza economica ad ideali che non riempiono la pancia e, la carriera diventa la costante della sua vita.
Il romanzo termina con un ipotetico 2025: Nina è figlia di Luca. I genitori sono separati, come tutti ormai. Si vive in una società in cui non c'è possibilità di interazione, la democrazia è fittizia e i rapporti umani sono nulli. La memoria si è estinta e solo pochi, i giovani sentono il fremito di dover far qualcosa ...



Il romanzo presenta vari punti di riflessione. Un libro - documento in cui l'Italia viene mostrata a 360°. Ho trovato i rapporti tra i padri - figli leggermente stucchevoli e buonisti,  privi del pathos che dovrebbe caratterizzare l'età adolescenziale. Mentre ho ritrovato molto del nostro periodo storico: la disillusione, la paura del futuro, l'apatia, l'incertezza, il desiderio di smuovere le acque senza averne la forza. 
Leggere questo romanzo fa capire come stiamo cadendo in un circolo vizioso ripetendo all'infinito ciò che è stato, perdendo molto della nostra memoria storica.
Per il resto sono rimasta un tantino "scioccata" nel notare errori da un punto di vista dei tempi verbali: si passa bruscamente dal tempo presente al passato e      i tanto temuti congiuntivi prendono il volo per lasciare spazio al condizionale! Ciò mi ha sorpresa perché, nei ringraziamenti, si denota come Veltroni sia stato sostenuto da un team per portare a termine il romanzo e, mi sembra strano che nessuno, compreso l'editor, non se ne siano accorti. 
Peccato! Perché è davvero un bel romanzo che andrebbe letto per capire da dove veniamo e perché ci troviamo in una situazione politica e sociale come quella odierna. In più il romanzo ha una scrittura scorrevole, limpida, pacata che commuove e spesso lascia  un senso di pace nel cuore. 
Un romanzo tutto italiano dove la famiglia è il fulcro della storia e le varie generazioni portano in sé un po' dei loro avi. 
Fa molto riflettere il come i rapporti umani siano descritti: con tanta semplicità e trasporto in un periodo storico difficile come il fascismo mentre tutto diventa più algido e tetro con l'incalzare del tempo: mentre si ottengono delle "libertà", la realizzazione di un benessere fisico, culturale e strutturale si perde tanto in valori umani e desiderio di vivere l'altro. Si accentua in modo pericoloso l'individualismo, tanto da annullare il Noi.















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