sabato 16 febbraio 2013

Lasciateci cantare!!!


big e dilettanti.Stamane ho discusso con mia suocera. E a noi che ci importa? Direte! Non siate frettolosi, leggete per benino quello che ho scritto e poi potrete tranquillamente polemizzare. Dicevo ... ops ... scrivevo che ho discusso con mia suocera, non preoccupatevi non l'ho uccisa e sepolta senza lasciare traccia, è ancora viva ... mio malgrado! Abbiamo discusso del Festival di  Sanremo. Nel voler essere eccessivamente onesta devo aggiungere che ho dato un'occhiata alla trasmissione solo ieri sera, così di sfuggita, perché sto traslocando e devo dire che la faccenda è risultata molto più faticosa di quello che avevo immaginato. Spuntano da armadi e pensili oggetti che non ricordavo neanche di avere, mi sembra di essere invasa da un'onda anomala di cose non mie, acquistate secoli fa e che adesso non so proprio dove sistemare. In più coordinare imbianchino, fabbro e idraulico è come organizzare una missione di pace in zona di guerra! Tutto questo mi ha impedito di sedermi comoda sul divano e di godermi qualsiasi programma, solo ieri, mentre rincorrevo mia figlia per "impigiamarla" ho ascoltato alcune canzoni. Parlandone stamane con mia suocera mi ha detto che è inutile guardare il festival  perché non ci sono più i "vecchi" cantanti di una volta e che i "giovani" non sanno fare il loro lavoro. 

Nuova generazione.Ora, non voglio polemizzare sulla nostalgia di chi ha vissuto la propria gioventù legata a una trasmissione che era un simbolo nazionale e, che le varie canzoni hanno tracciato decenni di vitale importanza soprattutto a livello storico (anche perché non ho gli elementi necessari per confrontare un qualsivoglia contante "big" con i giovani talenti!) ma, onestamente mi sono stancata e stufata di questi signori "big" che non vogliono lasciare il posto ai “giovani”. Non esiste più il ricambio generazionale in nessuna categoria e questo è dovuto anche a un errato pregiudizio e a un’ insensata convinzione: che i giovani restano eternamente giovani e inesperti, e che i "big" (di qualsiasi categoria) siano insostituibili e che la pensione per loro sia una vergogna. Capisco chi non ha ancora maturato gli anni contributivi e chi non ha ancora raggiunto l'età ma, ci sono alcuni che davvero si sentono immortali e sono convinti che andati via loro il mondo crollerà.

Salto nel vuoto.
La mia generazione è la generazione "del salto", non solo inteso come "salto mortale" per sopravvivere ma anche del "salto di scarto" perché a trent'anni quanti di noi hanno una casa propria (e non acquistata da genitori che hanno fatto anni di sacrifici per poter mettere su mattone su mattone) e la possibilità di mettere al mondo un figlio senza essere costretti a vendersi un rene per farlo mangiare? In molti urlerete allo scandalo: “esagerata ma dove vivi?” Alcuni blatereranno ma, essendo un’attenta osservatrice della realtà mi guardo intorno e noto come i nostri sogni siano stati scambiati con la necessità di “portare il pane a casa”.
Mio padre è “giovane” per avere figli già adulti, questo perché si è sposato molto presto. Anche la sua vita non è stata e non è molto facile perché si ritrova a confrontarsi con un periodo storico in cui lavorare sembra una richiesta assurda verso chi detiene il potere. Mio padre è troppo giovane per andare in pensione e troppo vecchio per cambiare rotta, quindi deve accontentarsi di quello che riesce a fare con le sue forze, eppure … mio padre ha avuto una carriera fiorente: lui ha scelto, ha cambiato mestiere più di una volta fino a quando non ha trovato  la sua attitudine, la sua passione. Questo non è stato concesso a mio marito e neanche a me che a trent'anni lottiamo per lavorare giorno per giorno ma, senza la possibilità di fare il lavoro che portiamo nel cuore. Abbiamo il diritto di lamentarci? No, perché c’è gente che non lavora e non mangia mentre noi rientriamo tra i fortunati.

Questa è la società che stiamo costruendo per i nostri figli? E i cosiddetti “big” perché invece di polemizzare, di calpestarci i piedi, di chiamarci bamboccioni, non si mettono da parte e ci lasciano dare sfogo alle nostre idee, alle nostre capacità?
Resteremo eternamente apprendisti, faremo stage per arricchire il curriculum e poi alla fine per “doverci accontentare” dovremo persino eliminare qualche voce dal curriculum per non essere considerati “eccessivi” per quel tipo di lavoro.

Una società senza sogni è una società sterile.
Una società senza libertà espressiva è una gabbia con una porta troppo stretta da attraversare.

Gabbia d'oro. Porta stretta.Quanti ragazzi studiano all'infinito? Prima laurea, specializzazione, seconda laurea in attesa di cosa, se poi i lavori a disposizione nella maggior parte dei casi non richiedono neanche il diploma? Se l’esperienza è il requisito fondamentale (ma se non mi fai lavorare come “accumulo” esperienza?) senza esso ci tolgono persino la possibilità di “accontentarci”?

Ritornando a mia suocera: ho litigato con lei  simbolo della sua generazione, di chi non capisce il nostro disagio e le nostre problematiche. Arrivati alla pensione senza troppe difficoltà, con un tetto sulla testa e i figli accasati, come si può credere a chi nel futuro non ci crede più?

I “giovani” cantanti partecipanti al Festival di Sanremo in quell'istante  per me sono diventati i giovani della nostra società … ma “Lasciateli cantare …”  miseria ladra! Dategli l’opportunità di esprimersi e di vivere un sogno! “I big” hanno la loro fetta di pubblico, la loro rendita, i loro agganci, non necessitano di Sanremo per andare avanti …

4 commenti:

  1. Sono d'accordo con te.
    Io, sinceramente, non mi sono mai appassionato a Sanremo come quest'anno!
    Era ora che certe cariatidi rimanessero fuori dalla gara, eh... me pareva sempre lo stesso disco rotto!!

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  2. Ciao Matteo,
    sempre le stesse facce, sempre i soliti nomi ... mi sono proprio stancata ... largo ai giovani anche e soprattutto in attività che contraddistinguono la nazione!

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  3. Ciao Caterina! Sono d'accordo con quello che hai scritto!
    Quando sento una persona di una certa età che dice "eh i bei tempi di una volta" penso: beh, bei tempi mica tanto, con la povertà che c'era (per citarne una).
    Questo per dire che ogni "epoca" ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi.
    Inoltre, purtroppo, i giovani vengono etichettati come quelli che non hanno voglia di fare niente, nonchè ovviamente quelli maleducati.
    Trasecolo quando sento queste cose, perchè la maleducazione è la pigrizia non hanno età!
    Ma dato che questo modo di pensare fa ormai parte della nostra società, diventa sempre più difficile dimostrare e far capire quanto una persona valga, specie se è giovane, soprattutto se le possibilità per farlo diminuiscono sempre di più, perchè chi ci dovrebbe lasciare il posto non lo fa o è spinto a non farlo.
    Non voglio andare contro tua suocera, ma sono molto sensibile a questo tipo di argomenti! :)

    PS. non c'entra nulla, ma c'è un piccolo premio per te sul mio blog! XD

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  4. Concordo con te Dulina,
    io sono tendenzialmente aperta al dialogo ma quando sento discorsi unilaterali e ripetitivi, privi di fondamento ma regolati esclusivamente da una spinta emozionale e malinconica, reggo poco o nulla. Le opportunità per le nuove generazioni sono nulla, siamo arrivati al punto di dover scegliere se continuare ad accumulare stage, porte in faccia e apprendistato contro una vita miseramente infruttuosa di lavoro. Siamo costretti a rinunciare ad avere figli e casa, quindi credo che la nostra generazione abbia già dimostrato abbastanza di essere all'altezza, di poter prendere il posto degli "anziani". Ecco un post nel post :) Passo da te al più presto. Bacini e grazie per l'intervento.

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