giovedì 15 novembre 2012

Giftaway + Intervista

Vi avevo già parlato di Romina Fantusi, del suo blog Il Codice di Hodgkin e del romanzo nato da un'esperienza dolorosa e difficile che Romina ha superato con grinta, caparbietà e ironia. Infatti è stata propria questa sua peculiarità a colpirmi tanto. Mi sono avvicinata al suo blog con passo felpato, quasi disturbassi, per poi iniziare lentamente a lasciare commenti e, Romina è stata sempre gentile, disponibile, attenta non solo con me ma verso ogni nuovo ospite. Tra noi due è nata una vera e propria simpatia, mi sembra di averla sempre conosciuta e così quando mi ha chiesto di leggere e recensire il suo romanzo Il Codice di Hodgkin edito Effigi editore   mi sono sentita orgogliosa e onorata di tale richiesta ma, non pensiate neanche un attimo che io sia stata "buona" perché Romina racconta il cancro, sì! Racconta il cancro, no l'esperienza di qualcun altro con il distacco di chi non conosce, come l'analisi dell'osservatore no, Romina racconta di se stessa, un piccolo pezzo della sua vita e lo fa con una forza, una tenerezza, una gaiezza da trascinare il lettore in un vortice di emozioni e sensazioni contrastanti: si passa dal riso al pianto, dall'esultare all'imprecare, dal chiedersi "perché?"  al dire "finalmente!". E'  un libro molto bello che va letto e fatto proprio. E' un libro che racconta una parte di noi perché la storia di Romina potrebbe essere stata o potrebbe essere la nostra storia ...  è inutile credere che il cancro possa risparmia qualcuno, quando arriva, arriva e allora cosa si deve fare? Romina scrive nel suo romanzo, una cosa molto bella, dice che la differenza sta nel come si affronta la malattia e io sono convinta che abbia ragione perché a distanza di anni dall'esordio della malattia Romina è una donna che lavora, convive con Maschio Alfa (ormai più famoso di Brad Pitt) e scrive ... Romina ha una vita, degli amici e tanta tanta ironia da seminare ...
Per lei non ho voluto proporre il giveaway "Lo dico io per primo!", ho preferito fare qualcosa di diverso e quindi oltre a proporvi l'intervista che ho somministrato  all'autrice ho deciso di consentire a ognuno di voi di lasciare un messaggio qui sotto, uno che possa colpire l'autrice a  tal punto  da farvi scegliere come vincitore.
Potete scrivere un'esperienza personale, un pensiero, una frase estrapolata da un romanzo famoso, qualunque cosa che possa far emergere il vostro pensiero su un argomento così ostico e che ancora oggi veste i panni del tabù. 


L'intervista:


1.     Ciao Romina, grazie per aver accettato l’invito di “Libero arbitrio blog” e di aver messo a disposizione, per i lettori del mio blog, una copia del tuo romanzo. Iniziamo subito con le domande: quanto coraggio ha richiesto la stesura de “Il Codice di Hodgkin”?

C’è voluto tutto il coraggio che sono riuscita a mettere insieme da quando ho concluso la chemioterapia, nel marzo 2006, a quando ho aperto il blog, nel dicembre 2010. I quattro anni e mezzo intercorsi tra questi due eventi sono serviti per subire i contraccolpi psicologici, per metabolizzare l’esperienza del linfoma e per capire che avevo accettato la malattia meno di quanto credessi. Quando ho realizzato che finché non avessi cercato di scendere a patti con l’accaduto non sarei mai veramente guarita, allora ho iniziato a scrivere. Io dico sempre che il coraggio non è qualcosa che fa parte del modo in cui ho affrontato la malattia. Il coraggio si dimostra scegliendo tra una strada pericolosa e una più innocua. Io non ho potuto scegliere se essere malata o no, se curarmi o no. La stesura del Codice, però, credo che abbia richiesto coraggio. A quel punto, tutto sommato, una scelta l’avevo. Al grido di “se fa male, fa bene” mi sono imposta di raccontare, prima di tutto a me stessa, quello che avevo passato. Mi sono costretta a riviverlo. Non è sempre stato facile. A volte, dopo aver scritto di momenti particolarmente dolorosi, episodi che mi ero imposta di fingere di dimenticare, mi ritrovavo sudata, tremante, in lacrime e sconvolta. Questo stato d’animo si protraeva per un paio di giorni poi, improvvisamente, iniziavo a sentirmi leggera e libera. Immagino che sia stato un po’ come nei film di guerra, quando i soldati si cauterizzano le ferite da soli, con la polvere da sparo: è un dolore che ci si infligge consapevolmente e autonomamente, ma serve a stare meglio.


2.     Tu sei una blogger molto amata e apprezzata. Il tuo blog è seguito da molti navigatori. Secondo la tua esperienza da cosa deriva tanto successo?

Confesso che per me è stato per molto tempo un mistero perché i concetti “Romina” e “popolarità” non sono mai stati compatibili nella stessa frase. Da quello che mi dicono, comunque, dipende da un insieme di fattori. Tanto per cominciare, credo in parte lo si debba al fatto di trattare un argomento come il cancro con ironia. L’ironia ha permesso a me, quando ero malata, di ridere del mio linfoma - e quindi di averne meno paura - e permette a chi mi legge di accostarsi all'argomento con un po’ più di serenità. L’altro fattore che sembra incidere, è che vivo il mio quotidiano con estrema attenzione e mi capita spesso di raccontare episodi, specialmente tra me e il mio compagno, che capitano veramente a tutti ma che rischiano di passare inosservati. Io, invece, tendo a notarli e a trovare il modo di riderci e impararne qualcosa. Questo fa sì che anche chi mi legge possa dire “Hey, ma questo è capitato anche a me!” e a quel punto iniziano a raccontare attraverso i commenti e, il più delle volte, finisce che ci facciamo un sacco di risate insieme.

3.     Molti post scritti per il blog sono diventati capitoli del tuo romanzo, l’avresti mai detto o hai sorpreso te stessa quando hai capito che una sorta di “scaletta” l’avevi già creata ancor prima che si delineasse in te la possibilità di dar vita a un romanzo?

Ho sempre amato scrivere e desideravo pubblicare un libro in cui narrare la mia storia già da prima di aprire il blog. Ma pubblicare un libro era un sogno troppo ambizioso, per me. Troppo speciale. Talmente intimo che mi vergognavo anche  a confessare che lo custodivo nel mio cassetto più caro. Non credevo che si sarebbe mai realizzato e così già aprire il blog per me era un grande traguardo. Poi, un giorno, senza un vero motivo, ho iniziato a raccogliere i post, a rielaborarli, ad integrarli dove necessario, a dare loro un ordine cronologico che venisse però spezzato da racconti più sdrammatizzanti. Probabilmente, data la difficoltà che ho incontrato nel raccontare certi episodi relativi alla mia malattia, è stato un bene partire dal blog. Mi ha consentito di avere un riscontro immediato che mi facesse acquisire sicurezza e di valutare l’ipotesi che forse, con il libro, si poteva fare un tentativo.


4.     Come hai vissuto la pubblicazione del tuo romanzo? Per te è una sorta di riscatto nei confronti della malattia o un modo per metabolizzare e per buttarti tutto alle spalle?

In realtà, l’ho vissuta come il momento in cui sono veramente guarita. E’stato straordinario. Insomma, ho sempre amato scrivere e sin da bambina fantasticavo sul pubblicare un libro, anche se non mi immaginavo certo di scrivere le mie memorie prima dei trent'anni  Poi, la vita mi ha portata ad un punto tale che il modo migliore e più sereno che avevo per guarire veramente dal cancro era realizzare il mio più antico, timido e intimo desiderio. E’stato incredibile. Nello stesso momento, si è chiusa una fase e ne è iniziata un’altra senza che tra le due ci fosse uno strappo o una chiusura. Si va avanti pur mantenendo un legame sano e sereno con il mio passato.

5.     Vent'anni: il cancro quanto ha cambiato la tua visione del mondo e della vita? Le priorità, gli affetti? I colori e il calore umano? Qual è la cosa che la malattia “ti ha dato” e quella che “ti ha tolto”?

Guardando alla mia vita e all'esperienza del cancro dal punto in cui sono ora, , il bilancio è molto chiaro. E’vero che quando ero giovanissima un anno della mia vita mi è stato portato via ed è vero che nessuno me lo darà mai indietro. E’vero anche che quando ti confronti con realtà così dolorose e crude quando sei molto giovane, la spensieratezza che si ha a vent'anni si dissolve. E’vero che non ha senso fingere che la chemio non abbia effetti collaterali a lungo termine e mentirei se dicessi che non mi secca fare le analisi ogni tre mesi. Però, la realtà è che ho avuto modo di imparare tanto. Ed ho imparato a vent’anni cose che forse, se non mi fossi ammalata, non avrei imparato nemmeno a cent’anni. Ho imparato a vivere con attenzione senza farmi prendere dal vortice di ritmi e modelli improponibili ma apparentemente irrinunciabili che ci sottopongono. Riesco sempre a prestare attenzione alle piccole cose e questo mi fa rendere conto di quanto sia incredibile, straordinaria, romanzesca e avventurosa la mia vita.


6.     Nel tuo romanzo racconti il prima, ossia la fase pre – diagnosi , nel voler essere onesta, mi hai lasciata senza fiato, soffrivo con te e per te, quanto è stato doloroso non aver qualcuno che si battesse per te e che dicesse “Romina non sta bene per davvero, facciamo qualcosa!”?, e quanto conta l’esperienza e la professionalità del medico di base in questo caso? Cosa consigli a chi ci segue, se dovesse percepire che il proprio corpo sta per “tradirlo”, ma non riesce a capire in che modo?

Il mio grande errore è stato non ascoltare il mio corpo. Ero molto giovane e sfiancata da tutto quello che mi stava capitando, la tosse,il prurito, l’insonnia. Non ho avuto la forza di impormi. Il medico mi trattava quasi con una punta di disprezzo, mi reputava un’ipocondriaca. In casa nessuno mi dava ascolto. Ricordo notti e notti passate a piangere e picchiare i pugni sul cuscino ripetendomi “c’è qualcosa che non va, c’è qualcosa che non va”. Il medico, pur di liberarsi di me, era arrivato a prescrivermi sonniferi e antistaminici da prendere contemporaneamente. Il tutto pur di non farmi fare le analisi. Il tutto pur di perseverare nelle sue teorie sull'esaurimento.  Il mio grande errore, per quanto non ero in condizione di fare altrimenti, è stato quello di non impormi e andare da un altro medico.


7.     Nel romanzo racconti la fase pre – diagnosi, la malattia conclamata e qualche piccolo accenno alla fase post – malattia. Non ti sei addentrata nel come e perché alcune persone hanno abbandonato la tua vita, come e perché altri ne siano entrati ( esempio Maschio Alfa! Credo sia diventato più famoso di Brad Pitt!), le scelte fatte dopo la malattia, è stata una scelta voluta, per tutelare le persone che ami o l’urgenza di raccontare i sentimenti e le sensazioni inerenti alla malattia erano più urgenti e quindi bisognosi di essere raccontati a discapito di altri?

Direi che è stata una scelta legata essenzialmente a ragioni di spazio. E’stato necessario lasciare fuori tanto di quel materiale che potrei pubblicare “Il codice di Hodgkin 2: il ritorno della cancer-blogger”. Non potendo inserire tutto, ho preferito raccontare in modo più approfondito la parte pre-diagnosi perché era quella che più avevo bisogno di tirare fuori. Sicuramente sarebbe stato carino anche raccontare di come ho incontrato Maschio Alfa (che ormai è lanciatissimo nel suo ruolo, tanto da farsi fare un grembiule da cucina con il suo nickname ricamato) e di come lui si ritrova  ad affrontare le conseguenze di una malattia che non ha vissuto perché all’epoca non c’era. Però c’era un lasso temporale particolare cui volevo dedicarmi e quindi mi sono concentrata su quello, per il post-terapie volevo solo che fosse chiaro che me la cavo alla grande!

8.     Nel tuo blog racconti la tua vita da precaria! Il lavoro, l’esigenza di realizzare se stessi, l’impossibilità di fare progetti a lungo termine in una realtà nazionale e internazionale piuttosto deludente, eppure sei una che non si arrende, che insegue i suoi sogni e che prova a realizzare grandi progetti, cosa ti spinge a credere nel futuro?

Le cose sono già abbastanza difficili senza che ci si arrenda. Insomma, essere precari ha delle implicazioni gravissime: di certo un mutuo non è il caso di accollarselo, quando in casa lo stipendio certo e sicuro è uno solo. Non parliamo poi dei figli. Fermo restando che è praticamene impossibile che ad una precaria che resta incinta venga rinnovato il contratto di ritorno dalla maternità, resta il fatto che, in ogni caso, le mamme che desiderano lavorare sono considerate il male assoluto. Non è normale. Non è normale che non avere un figlio sia una scelta dettata dalla paura di perdere il posto. La realtà è che non viviamo in un Paese che dà la possibilità ai giovani di costruire qualcosa. Non si tratta nemmeno più di fare sacrifici per arrivare ad una mèta. Non siamo nemmeno nella posizione di fare sacrifici. Potersi permettere un sacrificio sarebbe già un grosso passo avanti. E io parlo da persona comunque fortunata: nel mio essere precaria, salvo una parentesi durata 4 mesi, ho lavorato sempre, con interruzioni di pochi giorni. Maschio Alfa ha un lavoro stabile e ce la siamo cavata anche nei mesi in cui non ho lavorato. Ma, allo stato attuale delle cose, non è pensabile prendere in affitto una casa con una cameretta in più o in una zona diversa. Non è nemmeno il momento di allargare la famiglia. E’per questo che devo avere fiducia nel futuro: perché di certo non ci sarà nessuno ad averla per me.


9.      La malattia ti ha “spinta” a scrivere il primo romanzo, ad aprire un blog,ti ha resa la Romina di oggi. Continuerai a scrivere, al di là della malattia? E se sì che temi tratterai e a quale genere ti dedicherai?

In realtà, io scrivevo molto già prima di avere il blog, solo che non avevo intenzione di condividere. Di certo il blog andrà avanti ancora per molto, continuerò ad essere una cancer-blogger e continuerò a scrivere di molte altre cose. Quanto allo scrivere altri libri, be’, paradossalmente è più facile scriverli che pubblicarli, ma…speriamo bene!

10.                       L’ironia, ne sono pregni  sia il romanzo che il blog, ci racconti cos’è per te e che ruolo ha nella tua vita?   

E’semplicemente fondamentale. Con tutti i guai che capitano tra capo e collo, non sdrammatizzare sarebbe deleterio! Prendersi sul serio è pericoloso, rende persone noiose e sempre scontente. L’ironia consente di trovare sempre un motivo per sorridere quando le cose non filano lisce e di ridere alla grande quando invece vanno bene. L’ironia giova alla qualità della vita.

Il romanzo messo in palio dall'autrice.




Per partecipare:

  • Bisogna lasciare un commento di senso compiuto sotto questo post.
  • Bisogna essere lettori fissi del blog.( Per chi ha un blog altrimenti si può commentare comunque)
  • Bisogna lasciare il proprio indirizzo mail ( se vi disturba farlo o mi inviate il vostro indirizzo alla mia mail: liberoarbitriospinoff@yahoo.it oppure provvederete voi a sbirciare questo post di tanto in tanto in attesa della finale).
  • Il giftaway parte giorno 17  fino alla mezzanotte del 30 novembre.
Un gran in bocca al lupo a tutti.

20 commenti:

  1. Ciao! oddio all'inizio dell'intervista ho pensato "no no, io questo libro non lo voglio leggere!" ma l'autrice è simpatica e sono curiosa di sapere come ha parlato di questo argomento che fa tanta paura, soprattutto a me. Mi interessa molto la parte della diagnosi, di quando sapeva che qualcosa non andava ma non trovava il coraggio di andare fino in fondo, dato che so che io stessa farei fatica a trovare il coraggio per farmi vedere da un medico competente e farmi dire chiaramente cosa non va. Per cui partecipo e incrocio le dita ^_^
    Ciao e tanti auguri per il futuro a Romina.

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  2. Bella intervista! In bocca al lupo alla scrittrice! :-)

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  3. Wow, partecipo! Mi sembra un libro davvero toccante, non me lo voglio lasciare scappare! Quindi incrocio le dita e provo =) ti lascio la mia e-mail: cry.calva@hotmail.it

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  4. è un intervista davvero toccante :*
    provo a partecipare anche io... l'email è gelatina86@hotmail.it

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  5. Ok provo a partecipare dicendo una cosa che mi è saltata in mente quasi subito.La mia mail è littlebrit@hotmail.it.

    Di sicuro,nello scrivere questo libro c'è voluta molta forza di volontà e molto coraggio perchè quando si scrive qualcosa di passato(anche di 5 minuti fa),si ripercorre il momento e con esso le sensazioni provate permettendo di ripercorrerle ancora una volta e ritrovandole vive come allora specialmente quando si tratta di esperienze che segnano come queste.Sicuramente nello scriverlo,ci sarà stato un messaggio che volevi mandare,di speranza verso gli altri che vivono lo stesso problema o anche un consiglio perchè a volte sono le parole di qualcuno che c'è passato a fare effetto.Però penso che nello scrivere una cosa del genere si vada incontro ad alcuni problemi.Sono molti i lettori che si imbattono tra le mille letture di scrittori esordienti e/o non e un libro fa più effetto quando sembra parlare di sè stesso ma nello stesso tempo anche di te come se fosse uno specchio.Ma quand'è il contrario cosa succede?Cioè se a leggere il tuo libro è una persona che ha avuto un'esperienza simile diretta o indiretta che sia,ma che purtroppo si è conclusa nel peggiore dei modi,la speranza e i consigli hanno più senso?Ti sei mai chiesta cosa potrebbe pensare o come si potrebbe sentire il lettore in questi panni?
    Magari potrebbe essere il continuo o la seconda parte di un futuro libro perchè non c'è il bene senza il male,non c'è il bianco senza il nero e via dicendo.
    Termino il commento con un aforisma che mi ha colpito che è forse la domanda che ci poniamo un pò tutti,a prescindere dal superamento o meno della "vittima".

    "Quando muore qualcuno di cancro, mi chiedo sempre dove aveva il tumore, chissà quale cellula lo ha determinato, quale cellula malata ha raggruppato segretamente attorno a sé altre cellule, se c'è stato un giorno preciso in cui è iniziato il golpe cellulare mentre il corpo ignaro era in un ufficio postale o al tavolo di un self-service o sul vagone di un treno o stringeva la mano a un aperitivo".
    (Giorgio Falco, L'ubicazione del bene, 2009)

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    2. Ciao, ti rispondo (cercando di esser breve perché questo blog non è casa mia!) perché l'argomento che hai toccato mi sta estremamente a cuore e ci tengo a condividere con te quel che penso su questo punto. Allora, quel che dici è giusto, ma non tiene conto di alcuni aspetti molto importanti. Il cancro ha portato via mia madre e molti amici. Non so spiegarti quanto sia lacerante il senso di colpa che provo quando una persona muore per la stessa malattia che ha risparmiato me. Non sai quanto mi senta in colpa quando devo relazionarmi con una madre che ha perso il figlio, con un marito che ha perso la moglie. In colpa per il solo fatto di essere viva. Quando ho aperto il blog, la mia intenzione era palare anche per chi non c'è più e temevo la reazione di chi ha perso una persona amata. Ebbene, queste persone, invece che avercela con me (come io credevo) mi ringraziano per dare una voce a chi voce non ha più e sto imparando, attraverso loro, che il mio senso di colpa non ha ragione d'essere e che quello che dico effettivamente ha senso anche quando le cose non vanno come si spera. Ti porto anche un altro esempio più chiaro ancora: quando mia mamma era nell'ospedale di cure palliative, sapeva che stava morendo e che presto sarebbe entrata in coma, o che comunque non sarebbe stata in grado di riconoscere più le persone. Ebbene, due settimane prima che ciò accadesse sai cosa ha fatto? Ha organizzato una festa in ospedale. Ha occupato una delle sale della clinica, ha ordinato la pizza, mi ha mandata a comprare le patatine, le bibite e ha invitato tutte le sue amiche. Lei era sulla sedia a rotelle, con il pannolone e l'albero della flebo accanto. Ha tenuto banco ed è stata l'anima della festa. La sua lezione di vita più grande me l'ha data alla fine della sua vita. Mi ha insegnato che quello che io pensavo aveva valore anche quando il lieto fine non c'è. Grazie di cuore per aver sollevato la questione e per avermi dato la possibilità di spiegare il mio punto di vista.

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    3. Non so se bisognava aspettare la fine del giftaway per rispondere o cosa,ma ti ringrazio per avermi risposto perchè è stata una delle prime cose che mi è passata per la testa e il mio commento l'ho voluto incentrare su quello(non avendolo ancora letto).

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    4. Ciao Veronica, Romina può intervenire quando lo riterrà opportuno, non bisogna aspettare "la fine dei giochi". Ringrazio te per averci dato uno spunto di riflessione.

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  6. spero di lasciare il commento nel modo giusto
    ho letto un la tua biografia
    non commento ma mi fa piacere che a distanza di tempo l'hai metobolizzato il tuo 'passato'
    mail palemona@libero.it

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    1. Va benissimo così Trillina, grazie per aver partecipato.

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  7. Ammetto che di solito mi tengo lontana da questi libri, sono troppo di tutto per me, persona estremamente sensibile che piange anche quando nei cartoni animati qualcuno si fa male. Però, mentre leggevo la premessa di Caterina e l'intervista fatta all'autrice, mi è tornata in mente un'esperienza che ho vissuto tempo fa, intorno ai 14/15 anni.
    Hai tempi facevo la catechista e l'animatrice presso una parrocchia gestita in modo spendido da un parroco altrettanto splendido che purtroppo adesso non c'è più. Eravamo un gruppo molto vasto di adolescenti e bambini più che piccoli e, grazie alla bravura di Don Saverio, eravamo affiatati all'ennesima potenza, una grande famiglia armoniosa e ben assortita.
    Uno dei bambini a cui facevo catechismo era affetto da una forma molto grave e molto rara di laucemia. Aveva nove anni, sapeva di avere i giorni contanti ma non l'ho mai visto una volta senza il sorriso sulla labbra.
    Abbiamo fatto tutti il test di compatibilità per donare il midollo spinale, alcuni di noi erano compatibili e hanno accettato di buon grado di sottoporsi al prelievo, ma l'organismo di D. ha sempre rigettato ogni midollo donato.
    Gli ultimi giorni, quando era ricoverato in ospedale, ha chiesto a tutti noi che avevamo fatto la donazione di andarlo a trovare, tutti insieme. Quando siamo entrati nella sua camera lui ci ha accolto cantando la sua canzone preferita che aveva imparato al centro estivo ed ha regalato ad ognuno di noi un piccolo oggetto "per ricordarti che anche se non sarò più con voi, ci sarò sempre. Grazie per quello che hai fatto per me."
    Ovviamente lo conservo ancora quel regalo e tutte le volte che, per un motivo o per un altro sono un po' giù, temo di non riuscire ad affrontare un ostacolo o mi rendo conto di star dando importanza a cose che di importanza non ne hanno così tanta, prendo quell'oggetto tra le mani e ripenso a quel bambino di nove anni, pieno di coraggio e di speranza che ancora oggi mi insegna e mi ricorda che il coraggio e la forza per affrontare la vita sono sempre dentro di noi.

    francescabaro@alice.it

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  8. Io il libro ce l'ho e l'ho letto tutto d'un fiato, nel mio doppio ruolo, di "amica" di Romina (se Lei mi permette il termine, come credo) e di madre, di un figlio di 21 anni, gli stessi di Romina quando si ammalò e credetemi, emotivamente è stato molto coinvolgente.
    Al di là del fatto che Romina scrive benissimo e questo lo potete constatare leggendo il suo blog, un consiglio: leggetelo, non abbiate paura.
    La parola "cancro" fa paura, certo che sì...ma non è non parlandone che il problema si risolve e nemmeno scappando da chi ne è malato, come purtroppo a volte succede...
    e qui esprimo il mio più grande rammarico in proposito: sapete che non riesco a parlarne con nessuno di questo libro? O comunque con pochissimi, perchè appena tocco l'argomento mi sento dire: "no per carità....non voglio nemmeno sapere.." oppure: "ma ti vuoi proprio fare del male?..." e questa, in realtà, la frase che mi fa più male!
    Se poi, nel leggerlo, scappa una lacrima (scapperà, eccome)bè, non è poi così grave...perchè credetemi, subito dopo è probabile che scappi anche un sorriso. Perchè questa è Romina: diretta...pam....arriva esattamente lì....
    Ho premesso che ho già il libro, perchè spero lo vinca qualcuno che ancora non l'ha letto e che quando lo terrà fra le mani, proverà la stessa gioia e la stessa che provato io. Grazie per l'attenzione. rita

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    1. Grazie Rita,
      per il tuo intervento e la tua testimonianza. Anch'io ho notato che intorno all'argomento "cancro", "malattia" c'è chi fugge ma io mi chiedo:da cosa? Non è fingendo che non esista che scomparirà o troveranno la cura. E poi a dirla tutta credo sia meglio sapere, conoscere, capire per affrontare quello che la vita ci potrebbe porre dinanzi. Ho perso un'amica, giovanissima, per una malattia genetica, quando a scuola, mi è stata data l'opportunità di approfondire un determinato tipo di male ho scelto proprio quello, perché volevo sapere, volevo capire chi o cosa mi aveva portato via una persona eccezionale. Conoscere le cose non ci renderà più coraggiosi ma ci darà gli strumenti per capire a cosa andiamo incontro e così facendo avremo la possibilità di decidere in che modo farlo.
      Grazie ancora e torna quando vuoi.

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  9. Dall'intervista traspare tanta forza di volontà, tanto coraggio, e un gran carattere che le ha permesso di non arrendersi e trovare la forza per lottare, andare avanti e buttarsi questa brutta esperienza alle spalle (o almeno provare a farlo). Complimenti a Caterina per aver ospitato questa bella intervista, e grazie all'autrice per aver condiviso con noi la sua esperienza. :)
    Mi piacerebbe leggerlo, quindi partecipo molto volentieri.
    La mia mail è nonsonoimmaginario@gmail.com :)

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  10. Ciao, anche io come Rita il libro l'ho acquistato e l'ho letto, quindi vorrei solo lasciare un commento e lasciare che il libro vada ad altri.
    Vorrei solo aggiungere una postilla al commento fatto da Romina, io sono una delle persone che, a volte, commenta nel suo blog, ho conosciuto il cancro perchè si è portato via tante persone a me care: la mamma, il papà e due mie carissime amiche. Tutte le volte il dolore l'ho vissuto da sola, specie la malattia di papà, e non potete immaginare quanto sia difficile non poter parlare con nessuno, il cancro fa paura e questo nessuno lo nega, ma non è con il silenzio che si evita, e la testimonianza di chi lo ha vissuto, secondo me, può essere solo di aiuto. Certo il dolore per chi non c'è più alla fine te lo porti sempre dentro, ma sapere che sono sempre di più le persone che vincono il cancro è una bellissima realtà e dovrebbe solo far piacere. Quando sento di persone che non ne vogliono nemmeno sentir parlare mi viene in mente una frase che diceva sempre la mia amica L. anche quando era malatissima " se nascondi la testa sotto la sabbia l'unica cosa sicura è che non vedi l'onda che può travolgerti". Spero che questo libro lo leggano in tanti e che dall'esperienza di Romina qualcuno possa trarne conforto, lei è una forza della natura e leggerla è un piacere. Natalina

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    1. Ciao Natalina,
      condivido appieno il tuo pensiero. In molti hanno paura di parlare, solo di pensare al cancro ma io continuo a dire: "A chi non spaventa?" ma spaventarsi cosa cambia? Io preferisco sapere, come dici tu rinforzando il pensiero di Romina, preferisco conoscere il nome del male e sapere che c'è chi si salva ... questo mi infonde sicurezza e speranza. Grazie per la tua testimonianza. Torna quando vuoi.

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  12. Ho indugiato non poco nel decidere se scrivere o meno. Ho letto tutto il post riga per riga, commento dopo commento, in un alternarsi di occhi lucidi e sospironi, speranza e malinconia e ora che ci penso non so neanche come ci sono arrivata quissù oggi visto che stavo lavorando! :) Toccante, vissuto, sentito sara questo libro così come l'esperienza di tutte quelle persone che stanno affrontando o sono sopravvissute ad un cancro. CANCRO, forse è la prima volta che lo chiamo così, "l'infame", solitamente quando ne parlo dico di avere "la malattia"...Paura, tanta. Ho terminato una settimana fa i miei 6 cicli di chemio e sono in quella pausa di controlli serrati in cui non sai se essere felice perchè è tutto finito o terrorizzato perchè potrebbe ricominciare peggio di prima. Per ora vivo. Mi guardo intorno, guardo a tutti questi mesi passati sorridendo perchè in certi momenti ho sofferto talmente tanto che è come se la mia mente avesse rimosso qualche passaggio per farmi un dono. Guardo ancora più indietro e penso che mia madre l'ho persa cosi tanti anni fa, mi volto avanti e vedo l'amore che ho trovato in tutto questo buio, il mio 'maschio alfa' che mi ha dato la forza e la voglia di combattere senza farmi annoiare un attimo. Nella sfortuna mi sento ricca, ho un tesoro tra le mani che non vorrei mai perdere, con cui vorrei costruire un futuro, ma l'incertezza smorza a volte gli entusiasmi, abbozzo un sorriso e faccio finta di niente. Forse ho divagato troppo, in queste occasioni si vorrebbe dire tutto e niente...dare conforto a chi ha scoperto ora di essere malato o una carezza a chi ha un cammino ancora lungo. La cosa bella è che però tutte le persone malate che ho incontrato in questa esperienza hanno gli occhi più brillanti di chi normalmente vive la sua vita quotidiana nella normalità. Occhi che sanno osservare davvero, apprezzare con semplicità, notare con sensibilità...Bisogna toccare il fondo per comprendere la vera ricchezza del proprio io se la si possiede...io ora mi sento una persona migliore, e forse tutto questo male è servito per fare il punto della situazione in tutto questo sbando sulla soglia dei 27 anni, in cui già da un paio mi chiedevo insoddisfatta chi sono e dove sto andando. Ho letto tutto d'un fiato il blog del CODICE di Hodgkin e spero presto di leggerne il libro, testimonianze come questa ti aiutano a sentirti meno solo. (Con)Dividere le sofferenze rende tutti più leggeri ;) In bocca al lupo a tutti per tutto. alisiella59@gmail.com

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  13. La tua testimonianza fa davvero riflettere e fa capire come spesso, troppo spesso ci arrabbiamo per poco o nulla quando ci sono persone che lottano per la propria vita ogni giorno. Sono contenta tu sia capitata nel mio blog proprio in questo periodo, io non credo alla casualità sono convinta che la testimonianza di Romina non farà che farti bene, perché invita a credere nel futuro! In bocca al lupo per tutto, per ogni giorno e per il futuro!

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