domenica 7 ottobre 2012

Edgar Allan Poe "Racconti". (Con questa recensione partecipo all'iniziativa "Boo Halloween reading challenge")






Mi ero ripromessa da tempo di "spolverare" il vecchio Poe e di dargli quell'opportunità di lettura che fino a qualche giorno fa avevo, per un motivo o per altro, rimandato. L'iniziativa di "Storie dentro storie", il blog di Matteo, mi ha dato la spinta per poter finalmente leggere i racconti del padre dell'horror.
Premetto che l'idea che fossero racconti e, non un romanzo mi ha persino incoraggiata soprattutto perché essendo per la maggior parte racconti brevi appaiono come delle   vere e proprie pillolette da poter leggere ovunque, mentre si aspetta all'ufficio postale, dal medico o prima di addormentarsi di sera.
Questo però non ha evitato la mia delusione e il perché è presto detto: non sono veri racconti horror, mi aspettavo qualcosa di più psicologico, profondo, abominevole, sarà che sono abituata a King ma, Poe mi ha intrattenuto con piacevoli storie, alcune interessanti, altre meno ma, nessuna di loro ha acceso in me il guizzo della follia o del brivido ( e alcune le ho lette persino di notte con la giusta atmosfera!).
Qualcuno fra di voi sgranerà gli occhi, mi darà della sacrilega e sicuramente mi invierà una foto di Poe formato Statua della Libertà per intimorirmi ma c'è poco da fare, minacciatemi pure  la mia psiche non ha ben risposto ad alcuni di questi racconti. 

I racconti sono quindici.

                                                               

  • Berenice: E' quello che ho preferito. La giovane e delicata Berenice si ammala e il cugino, Egaeus  sembra essere trascinato in un vortice insidioso in cui le sue facoltà mentali si concentrano su particolari che all'apparenza non hanno grande importanza. I due si sposano anche se non sono veramente innamorati. Berenice muore e viene seppellita ma, il male che affligge il giovane intellettuale, marito e cugino della defunta, non scompaiono tanto che una notte l'uomo ha una visione della donna: i suoi capelli però non sono neri come l'ebano ma, bensì rossicci e lo spirito mostra un sorriso perfetto, con una dentatura quasi splendente. L'uomo si convince che l'unico modo per poter emergere da quell'abisso di confusione è ottenere quei denti. Il romanzo termina con il maggiordomo che avvisa Egaeus che il sepolcro della moglie è stato violato. Una scatolina cade da sopra il tavolo, a fianco dell'uomo e 32 denti bianchi, ruzzolano sul pavimento. Berenice era stata sepolta viva.
Berenice è il racconto che ho preferito tra tutti. E' l'unico ad avere un' associazione tra l'horror classico e quello psicologico, in più importanti citazioni lo impreziosiscono. Non mi ha fatto tremare ma, fra tutti l'ho davvero gradito perché l'inquietudine del protagonista è ben descritta quindi di facile immedesimazione per il lettore. Il fatto che la donna sia stata seppellita viva non lascia così sgomenti, se ne  trovano accenni nei periodi precedenti l'evento, mentre la realizzazione dell'ossessione dell'uomo quello sì che lascia un po' di inquietudine.

  • Ligeia: Racconta la storia di un uomo ossessionato dalla morte dell'amata, Ligeia per l'appunto. L'uomo viaggia per l'Europa nel tentativo di dimenticarla e di trovare pace al suo dolore. Acquista una casa, la ristruttura in maniera maniacale e in tarda età si risposa. Detesta profondamente la moglie tanto da desiderarne la morte. La donna si ammala e mentre l'uomo l'assiste strane ombre ed eventi soprannaturali accadono al capezzale della morente. L'uomo è convinto che sia tutto frutto dell'oppio di cui  fa abbondantemente uso. La donna muore ma, la notte della veglia accade una cosa assurda: il cadavere prende colorito, apre gli occhi, si siede nella bara e si scosta il velo: non è più la seconda moglie ma bensì l'amata, perduta ormai tanti anni prima.
Non ho molto apprezzato questo racconto. E' stata una lettura piacevole, scorrevole ma a tratti l'ho trovata grottesca. La colpa sono convinta sia mia perché abituata, nel ventunesimo secolo a film e romanzi tipo: l'esorcista, the house, the ring difficilmente ci si lascia impressionare da questi tipi di racconti. Ma, se avessi tentato un approccio più "ottocentesco" sicuramente sia questo racconto che altri avrebbero sortito altro effetto in me. Un morto che si sveglia, all'epoca sicuramente sarà stato  il massimo dello shock.

  • Il crollo della Casa Usher: Anche questo è uno di quelli che ho apprezzato particolarmente sia  per l'atmosfera e sia per il terrore insito in uno dei protagonisti. In più il racconto è ricco di periodi davvero suggestivi accompagnati da un sonetto lirico e poetico. Il protagonista della storia, di cui non viene menzionato il nome, riceve una lettera, piuttosto macabra da un caro amico d'infanzia:  Roderick Usher, che gli chiede gentilmente di raggiungerlo presso la sua casa. L'uomo parte subito e arrivato in loco scopre che Usher è depresso, fa strani discorsi,è agitato in maniera "sinistra". La sorella gemella sta per morire e lui sembra carpire tutte le ombre della morte. Quando quest'ultima esala l'ultimo respiro viene seppellita nelle catacombe della casa ma, questo non allieva la sofferenza di Usher che diventa ancora più inquieto e sofferente. Il caro amico per tentare di tranquillizzarlo gli legge alcuni brani di un romanzo ma, mentre quest'ultimo legge, tutti i rumori all'interno del libro si materializzano,  tanto che la porta della stanza da letto di Usher viene aperta con un tonfo e appare il fantasma della sorella che afferra il fratello dai piedi e lo trascina con lui nella tomba. Il malcapitato amico di infanzia corre via lasciandosi alle spalle il crollo della Casa Usher.

 Il crollo ...  mi è piaciuto per il tema trattato: il rapporto fra gemelli. Roderich Usher vive l'angoscia della sorella, ne assorbe tutte le percezione sinistre, ne coglie tutte le sfumature spettrali. E la sorella che va a prenderselo dall'oltretomba davvero "carina", un amore ultraterreno oserei dire!


  • Il diavolo del campanile: E' un racconto un po' ambiguo che ho faticato a leggere. E' una sorta di fiaba gotica in cui l'io narrante è un indemoniato che fa visita al borgo di "Che ora è" abitato da esseri bassi, stile i puffi, che vivono una vita perfetta scandita dal campanile del borgo. La vita pacifica di queste creature viene scossa da questo straniero che porta con sé un violino molto più grande di lui e, che con un grande balzo finisce sul campanile, uccide il campanaro e prende il suo posto facendo rintoccare le campane "fuori tempo". Tutto il borgo è in subbuglio, si è persa irrimediabilmente la perfezione.
Il diavolo del campanile non è un racconto d'horror come ho già scritto sopra, soprattutto perché il diavolo non è altro che lo straniero che viene a minare le abitudini di una tranquilla popolazione. Ho trovato il racconto molto ironico, a sprazzi divertente.

  • William Wilson: In William Wilson viene raccontata la storia di un giovane accademico, sfrontato, borioso e pronto a fare scherzi e schernire tutti. E' un dissoluto. In uno dei tanti college inglesi fa la conoscenza di un altro ragazzo che sembra avere la meglio su di lui, in quanto lo riprende ogni volta con fare quasi paterno. William, una notte decide di fargli pagare la sua insolenza ma, una volta arrivato nella stanza del ragazzo e sbirciandolo per bene, si rende conto che è identico a se stesso: volto, altezza: è la sua fotocopia. Spaventato corre via. Parte e continua la sua vita dissoluta altrove, ogni tanto l'altro Wilson emerge dall'ombra e gli fa notare come sta sprecando la sua esistenza. Alla fine i due combattono a duello, il William dissoluto ha la meglio ma, nel morire l'altro William gli rivela che ha ucciso se stesso. 
Anche questo tema mi ha molto intrigato. E' un racconto altamente psicologico e tocca i temi dell' "Io" e della lotta eterna tra il bene e il male, il bianco e il nero, la dualità che contraddistingue la natura umana. 

  • La filosofia dell'arredamento: So che alcuni lo considerano un vero e proprio saggio ma, io l'ho digerito ben poco. Descrive in maniera minuziosa le scelte stilistiche di vari popoli per poi concentrarsi su strategie d'arredo e costumi dell'epoca. A tratti ironico, l'unico punto a suo favore, dal mio punto di vista è la brevità. 


  • L'uomo della folla: In questo racconto  emerge, in primo piano, un uomo seduto ad un bar che osserva i passanti riuscendo a carpirne i segreti. Attraverso un'attenta analisi psicologia basata sull'osservazione riesce a capire ceto sociale, tipo di lavoro svolto. Questa sorta di "gioco" si interrompe quando tra la folla emerge un anziano signore, gracile, di statura bassa. All'apparenza un uomo comune, mediocre ma il protagonista non riesce ad analizzarlo. Lo segue per quarantotto ore, in un giro intorno alla piazza fino a quando il protagonista si stanca, annoiato decide di tornarsene a casa.
Questo è un vero è proprio racconto psicologico a tratti ironico. E' interessante notare come Poe fosse interessato all'introspezione quando ancora le linee di tale scienza non erano ancora state perfezionate. 

  • La maschera della Morte Rossa: Una terribile epidemia si abbatte sull'Europa ma, il principe Prospero è convinto che la ricchezza e il potere salveranno lui e i suoi amici dall'attacco della Morte Rossa. Si chiude in un castello, circondato da ogni tipo di benessere e senza rendersi conto da aver creato una fortezza a favore dell'epidemia. Avverrà una strage, nessuno si salverà.
Racconto minuzioso, in cui ogni stanza ha un colore e significato diverso. Brindisi e incontri non serviranno a salvare i ricchi dalla morte che arriva in maniera cruenta e crudele. Un racconto che mi ha lasciato ben poco. 


  • Il ritratto ovale: Sono convinta che questo sia il racconto di Poe più letto in quanto è pubblicato in molte antologie didattiche. Io ad esempio l'ho letto durante le scuole medie.  A raccontare le vicende del ritratto ovale è un personaggio esterno alla storia che per motivi fortuiti si trova all'interno di un castello abbandonato. Scansando un candelabro scopre  il ritratto ovale e attraverso un diario viene a conoscenza della vera storia della donna nel dipinto. Quest'ultima, sposata con un artista, decide di posare per il marito nonostante sia cagionevole di salute e, il luogo in cui posa è umido e peggiora il suo stato. L'uomo non si accorge delle condizioni della donna, preso com'è dalla passione per la pittura, tanto che data l'ultima pennellata all'opera si rende conto che la moglie è appena morta.

E' uno dei racconti di Poe che vale davvero la pena di leggere. Descrizioni suggestive, gotiche, sinistre. Il castello abbandonato, il superstite ferito, il diario che racconta di altre vite e dipinti che vanno interpretati. L'ovale stesso incarna la vita, lo spirito della defunta, come se l'anima fosse passata dalla carne alla tela. Un gran bel racconto. 

  • Il cuore rivelatore: Questo racconto, brevissimo, racconta la storia di un anonimo protagonista che uccide un vecchio avvocato, no perché l'odiasse ma, l'occhio vigile e vitreo dell'anziano lo perseguitava come in un incubo. Il protagonista prova più volte ad uccidere l'anziano, infiltrandosi nella sua stanza da letto, di notte ma, siccome l'ignaro avvocato dormiva, l'occhio non era una minaccia e quindi il potenziale assassino si tirava, irrimediabilmente indietro. Una sera però l'anziano si sveglia, il riflesso lunare fa luccicare l'occhio e, il protagonista preso da un impeto di orrore, stizza e  uccide l'anziano, lo fa a pezzetti e lo nasconde sotto le assi del pavimento. I vicini chiamano i carabinieri a causa dei rumori e, il protagonista se in un primo momento riesce a raccontare una bugia ben strutturata, successivamente cede perché convinto di aver udito un gemito di dolore del vecchio morto. 
Anche questo è un bel racconto, non il mio preferito ma scorrevole e di facile immedesimazione. E' il protagonista a raccontare la storia a un ipotetico interlocutore, non si capisce bene chi sia ma, la cosa che lascia interdetti è il fatto che il protagonista non prova a difendersi ma, cerca in tutti i modi di convincere chi gli sta di fronte che lui è sano di mente. Il racconto si concentra soprattutto su questo punto. E' un racconto gotico e oserei dire lungimirante, perché coglie molto della giurisprudenza attuale.



  • Il gatto nero: Il protagonista, condannato a morte, racconta la sua storia. Sua moglie amava molto gli animali tanto da portarne alcuni in casa. L'uomo si era affezionato a un gatto nero, Pluto, con cui aveva creato un buon feeling. Con il passare degli anni il protagonista si lascia andare all'alcol e alla dissolutezza tanto da picchiare la moglie e da ferire a un occhio, con un temperino, il povero gatto. Questi diventa una perversione per l'uomo che arriva a impiccare il gatto. Una notte, il protagonista con la moglie e un domestico riescono giusto in tempo a salvarsi da un incendio, in cui la casa viene distrutta. Si salva solo un muro, dove la folla che accorre nota la testata del letto integra, con in rilievo scolpito un gatto impiccato.

Il gatto nero  non mi ha molto "intrigato". L'ho trovato pesante e angosciante. 
  • Il pozzo e il pendolo: Anche questo racconto è piuttosto ambiguo. Un prigioniere prova a sfuggire dalle grinfie dell'inquisizione spagnola che, l'ha torturato. L'uomo è rinchiuso in una cella buia da cui riesce a fuggire attraverso un pozzo. Ma  non può esultare in quanto si trova legato contro una pietra mentre un pendolo gli oscilla sul grembo pronto a squarciarlo in due. Anche questa volta riesce a liberarsi ma capisce che il pozzo lo condurrà solo ed esclusivamente verso altri pericoli. Verrà liberato dai francesi. 
Un racconto che mette in evidenzia l'angoscia e il terrore del protagonista. Il pericolo, l'impossibilità di scampare al tormento più che alla morte. La narrazione è  una scatola cinese dove il protagonista precipita da un male verso l'altro. 


  • Lo scarabeo d'oro: Questo racconto narra tutto tranne di uno scarabeo che diventa una scusa per andare alla ricerca di un tesoro. Tradotto in italiano perde molto del gioco di parole fatto dall'autore che si concentra soprattutto sul metodo di decrittazione utilizzata da uno dei protagonisti per svelare la mappa del tesoro.
Questo l' ho digerito ben poco e altrettanto ho faticato a leggerlo. Più che un racconto è una vera e propria analisi del metodo utilizzato per analizzare  la mappa del tesoro. 

  • La lettera rubata: Una lettera compromettente, che mette  a repentaglio l'onorabilità di una nobildonna, fa un lungo giro fino a quando interviene il Cavalier Dupin a salvare tutto.
La lettera rubata è un'analisi attenta delle varie intelligenze umane e soprattutto Poe mette in evidenza come l'unico modo per non rendere pericoloso alcuni oggetti è porli sotto gli occhi di tutti, così nessuno potrà mai avere potere su di noi.



  • Il barile di Amontillado: Il protagonista vuole vendicarsi di Fortunato, un caro amico e, lo fa facendo leva sulla vanità di quest'ultimo. Gli dice di aver acquistato un intero barile di Amontillado ma che è convinto di essere stato fregato e che solo il giudizio di Fortunato potrà dissipare qualsiasi dubbio ma, se lui è impegnato si rivolgerà tranquillamente a Luchesi in quanto sono in molti a dire che è un ottimo intenditore di vini. Punto sul vivo Fortunato, eccessivamente ubriaco, lo segue come un cagnolino nelle catacombe della casa del protagonista. Questi sollecita l'amico a tornare indietro visto che l'uomo ha una brutta tosse e, finge di preoccuparsi per lui ma Fortunato non vede l'ora di assaggiare l'Amontillado per scoprire se l'amico ha fatto o meno un buon affare. Arrivati verso la fine delle catacombe il protagonista lega Fortunato contro un muro e lo mura vivo.
Questo racconto mi ha lasciata sbigottita perché l'autore non cita il motivo per cui il protagonista della storia vuole e uccide Fortunato. Dice fin dall'incipit che è stato offeso e che si vendicherà ma, che il suo gesto rimarrà impunito, perché se il castigo ricade su chi si vendica non c'è gusto. Avrei dovuto concentrarmi sul resto del racconto, breve, una sorta di rimpiattino verbale fra i due  protagonisti ma, il tarlo del perché mi ha roso e continua di ancora  a rodermi ...





Ricapitoliamo: quindici racconti, alcuni dei quali brevissimi, che si alternano: certi hanno una piccola impronta d'horror gli altri tracce di ironia. Taluni ho faticato a leggerli, altri mi hanno colpito per l'indagine psicologica, nel complesso non li posso considerare veri e propri racconti d'horror ( lo so che qualcuno morirà sul colpo con questa mia affermazione!) perché di tale genere hanno poco. I temi trattati e la modalità con cui sono stati scritti  non rimandano alle ossessioni, ai timori, paure, fobie della nostra società in quanto, secondo me, gli input e soprattutto la letteratura e la cinematografia contemporanea ci hanno abituati a ben altro.

Leggetelo se: volete godere della compagnia di Poe a piccoli sprazzi e se vi interessano alcune tematiche come: l'ossessione, il rapporto tra gemelli, la dualità dell'animo umano. In più se siete poeti e apprezzate sonetti suggestivi e citazioni mitologiche, Poe fa per voi.

Non leggetelo se: amate l'horror di King e non riuscite ad accettare nessuna altra forma di horror. Se per horror intendete tremori, shock, ossessione, timore di aprire porte, camminare al buio o fare qualsiasi cosa che possa ricordarvi quello che avete  letto precedentemente. Se per horror intendete la materializzazione di tutti i vostri incubi.

Scusatemi se mi sono dilungata un po' troppo ma ci tenevo a scrivere qualcosa di significativo per ogni racconto perché se avessi lasciato trascorrere del tempo non l'avrei più fatto. :)




Edgar Allan Poe nasce a Boston, il 19 gennaio 1809.

Figlio di attori ambulanti, orfano all'età di due anni, Poe venne adottato dalla famiglia Allan residente a Richmond. Con la nuova famiglia adottiva nel 1815 si trasferisce per cinque anni in Inghilterra.

Al ritorno seguì gli studi all'università della Virginia, dalla quale verrà espulso per debiti di gioco.

Rotti i rapporti con la famiglia adottiva, dopo una breve esperienza all'accademia militare di West Point, Poe si trasferì a Baltimora, presso la zia Mary Clemm, ormai deciso a intraprendere a tempo pieno la carriera letteraria.

Durante questi primi anni di lavoro Poe lesse moltissimo: letteratura greca, latina, ma soprattutto i poeti romantici che influenzarono fortemente il suo pensiero. Nel 1836 sposò la cugina Virginia, appena tredicenne che morirà di tubercolosi nel 1847 (due anni prima di lui).


Una vita sempre vicino al tracollo, sia fisico e psicologico, contribuì a creare la sua fama di scrittore allucinato ed alcolizzato; 

Dopo la morte della moglie Poe cadde in un vero e proprio stato di depressione. Continuò a bere, smise completamente di lavorare e passò i suoi giorni in una profonda miseria .
 Il 7 ottobre del 1849, venne trovato in stato di delirium tremens sulla banchina del porto di Baltimora. Ricoverato in ospedale, morì dopo qualche giorno in circostanze tuttora sconosciute.





3 commenti:

  1. I racconti di Poe sono tra i miei preferiti...li ho letti e riletti...e ne sono molto più di 15 quindi se trovi un'altra raccolta non esitare!
    Il cuore rivelatore e Berenice e La Maschera della morte rossa fantastici ma anche gli altri sono bellissimi...ottima lettura!

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    1. Ciao Strawberry, devo dire che io non li ho amati molto, almeno alcuni mi hanno annoiata! Altri mi hanno affascinata ... proverò con un'altra raccolta, chissà :)

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  2. Io li ho letti tanto tanto tempo fa, mi erano piaciuti moltissimo, ma chissà come sarebbe rileggerli adesso.

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