giovedì 20 settembre 2012

Intervista a Martino Ciano

Ciao amici,
quest'oggi desidero presentarvi un autore, mio conterraneo, versatile, poliedrico e tenace. Una bella persona,  un giovane uomo che rincorre i suoi sogni rimanendo con i piedi ben piantati a terra e che, quando scrive lo fa con la passione nel cuore senza inseguire mode o regole di mercato.


Chi è Martino Ciano?

Martino Ciano nasce a Maratea, in provincia di Potenza, il 25 novembre 1982. Vive a Tortora, primo paese dell'Alto Tirreno cosentino. Frequenta l'Istituto tecnico per il commercio, ma a 17 anni scopre la passione per la filosofia e la storia. Diplomatosi nel 2001, si allontana dallo studio per tre anni a causa di  problemi personali. Nel 2004 si iscrive alla Facoltà di Scienze Umanistiche a La Sapienza di Roma. Si laurea in Storia e filosofia con il massimo nel dicembre del 2010. L'incontro con la letteratura arriva a 17 anni, quando comincia a scarabocchiare i primi quaderni e ad appassionarsi alla letteratura russa e del primo novecento italiano. Nel 2006 il suo esordio letterario, Il canto della cecità per Edizioni Creativa Napoli. Il libro non lo soddisfa pienamente ed impiega cinque anni per pubblicarne un altro. Nel 2011 esce, infatti, Le danze del tempo per Arduino Sacco editore, che considera il suo vero esordio.

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L'intervista:







Ciao Martino, grazie per aver accettato l’invito da parte di “Libero arbitrio blog”  sono felice di averti come ospite. Ci racconti chi è Martino Ciano e chi o cosa ti ha spinto a diventare un appassionato lettore e un aspirante scrittore?

R: La curiosità. Leggere e scrivere mi hanno permesso di entrare in mondi sconosciuti. Ho spesso utilizzato i punti di vista introspettivi che mi “suggerivano” entrambi, per analizzare me stesso e il mio vissuto. Il mondo non è ciò che appare, la realtà è solo una porzione del caos primordiale. Questo è il concetto che alimenta la mia curiosità.

In molte interviste asserisci che il tuo vero inizio come scrittore non è stato con “ Il canto della cecità” edito per Edizione Creativa Napoli ma grazie al romanzo “Le danze del tempo” Edito Sacco Arduino Editore. Ci spieghi il perché? Che differenza si frappone tra questi due romanzi e soprattutto cosa ti ha spinto a scrivere l’uno e l’altro?

R: Il canto della cecità è stato per me un esercizio. L'ho scritto a 23 anni, un editore lo ha trovato interessante e lo ha pubblicato. Ma non è un romanzo, almeno oggi mi sento di dire questo. Magari al suo interno ci saranno degli spunti interessanti, ma rimane un libro ermetico, stilisticamente acerbo e incomprensibile. Lo scrittore deve lanciare un messaggio agli altri, mentre in quell'opera sono troppo impegnato a fare i conti con me stesso. Invece, Le danze del tempo è stato scritto in sei anni, ha dietro un lavoro di ricerca, tratteggia uno stile, punta al lettore, staccandosi dallo scrittore. Con ciò considero sempre Il canto della cecità il mio primo libro ma a distanza di sette anni dalla sua pubblicazione, lo considero un piccolo capriccio. Viceversa, Le danze del tempo è l'inizio di una strada ardua, lunga ed impervia.

“Le danze del tempo” spesso viene scambiato per un romanzo storico ma, al di là della scelta di ambientare determinati eventi nel periodo storico della Seconda Guerra Mondiale, il romanzo è introspettivo e psicologico e cerca di cogliere alcune sfumature dell’animo umano.  Quali interrogativi ti sei posto scrivendolo? E dove vorresti condurre i lettori di  “Le danze del tempo” attraverso il tuo narrare?

R:Come dico sempre, Le danze del tempo è una favola sul tempo, sull'entropia e sull'eterno ritorno. La storia contemporanea mi è servita solo per contestualizzare l'opera. Il fine del libro è quello di offrire nuovi spunti di lettura. C'è un uomo tormentato dal suo passato, dai suoi omicidi, dal suo presente costellato di sogni che predicono il futuro. C'è il rimorso, c'è il lento e costante deterioramento del fisico e dell'anima. Tutto tende al disordine e il tempo regola questo irreversibile processo. Io ne parlo in un modo semplice, con un linguaggio da “fiaba”. Almeno spero di esserci riuscito, ma questo devono dirlo i lettori.

Sei un ragazzo dalle mille risorse: ami la musica, la letteratura, la scrittura e nel mentre lavori come corrispondente presso un emittente locale della tua città. Ci dici come fai a conciliare tutto e soprattutto se e come queste attività arricchiscono il tuo essere scrittore?

R: Uso tutto il tempo a mia disposizione e lascio che l'istinto mi chiami. Posso fare a meno di tutte le cose che hai elencato sopra solo fino a quando una “mano interna” non solletica la mia voglia. Questo succede almeno una volta al giorno, anche nel cuore della notte. Nonostante tutto il mattino successivo non ho mai avvertito la stanchezza. Appagare l'anima fa sempre bene. Il fisico alla fine si adatta, ma un cuore represso prima o poi esplode.

Pubblicare è diventato alla portata di tutti. Il mercato è ormai saturo di opere nate dal bisogno del singolo individuo di raccontare se stesso o di pubblicare persino la lista della spesa. Il mondo dell’editoria è diventato una sorta di “Grande Fratello” in cui tutti “spiano” e tutti vogliono essere “protagonisti”, tu che stai sia “dietro” alla penna, che davanti alla telecamera puoi aiutarci a capire cos’è questo fascino che attrae tutti e in che rischio incorre la “buona letteratura” e la “buona televisione” con l’esasperato desiderio di protagonismo da parte del pubblico?

R: Non voglio apparire moralista, ma il mio obiettivo non è la fama ma la crescita intellettuale. Critico spietatamente la mia opera e a volte il mio perfezionismo mi ha portato a non fare passi azzardati. Questo per dire che il fenomeno della vanity – press è per me una tempesta  scatenata dalle grida di giubilo di tante persone che dopo aver visto il loro nome stampato su una copertina, credono di essere entrati in chissà quale Olimpo. Tutto il resto però lo ignorano. Addirittura non si rendono conto di essere vittime e carnefici di un sistema che non porta giovamento a nessuno. Ho visto ragazzi che dopo il primo libro sono caduti nello sconforto perché “il loro capolavoro” aveva venduto 10 copie, perché qualcuno li aveva criticati, perché avevano speso 2mila euro per ritrovarsi tra le mani un libro senza codice Isbn. Ma va bene così, contenti loro, contenti tutti. Come scrittore ho altri obiettivi.

Un enigma da un milione di dollari: scrittori si nasce o si diventa?

R:Si diventa. Puoi avere buone qualità ma se non le alimenti, addio.

Il tuo percorso formativo ha subito un impressionante capovolgimento: dopo aver conseguito un diploma tecnico hai deciso di laurearti in “Scienze storiche”. Cosa ti ha spinto a cambiare rotta? E quanto una laurea che insegue le proprie passioni può essere sfruttata sul mercato del lavoro?

R: Non ho mai pensato alla laurea come qualcosa di spendibile. Questo è un altro concetto malsano che la cultura contemporanea ci ha ormai iniettato nel sangue. In quinto superiore cominciai a leggere la filosofia tedesca. Immaginate un futuro ragioniere che non sa nemmeno il significato della parola Filosofia, alle prese con Heidegger e Nietzsche. Immaginatelo con un vocabolario, pronto a cercare tutti i termini incomprensibili, in media uno ogni tre righe. Il risultato: “voglio capirci qualcosa di più, mi sento un ignorante”. Ecco perché ho scelto questo corso di studi..

Molti aspiranti scrittori per affinare la propria scrittura frequentano “Corsi di scrittura creativa”. Tu cosa ne pensi? Credi che siano utili o che per affinare le proprie capacità ci voglia ben altro?

R: Certo che servono, ma anche in questo caso bisogna usarli con parsimonia. La troppa tecnica distrugge l'emozione. Un buon manuale però non guasta.

Il mercato editoriale è saturo di romanzi fantasy. Spiccano in ogni dove. Molti giovani si sono concessi alla letteratura grazie a vampiri e licantropi, principi e principesse in pericolo. Che peso ha per te il fantasy nella letteratura in generale? Scriverai mai un romanzo fantasy o fantastico?

R: Il valore della letteratura fantasy è per me pari a zero. Non l'ho mai digerita. Non credo che scriverò mai un romanzo di questo genere.

Il mestiere dello scrittore non è necessario come quello del panettiere. Dicci tu da scrittore: perché continuare a scrivere e soprattutto perché continuare a leggere?

R: Perché non di solo pane vive l'uomo, ma di tutto ciò che esce dalla bocca di Dio. Ad ognuno le proprie conclusioni. Grazie per l'opportunità concessami.






 Il canto della cecità


"Perso all'ombra di un pallido sole, incominciai a raccontare al vento il mio passato". Così comincia questo viaggio introspettivo e fantasioso che tenta nell'immane compito di descrivere, attraverso un linguaggio riflessivo, le proprie emozioni che appaiono come figli in cerca del proprio padre. In essa c'è tutto il bisogno di esprimere l'incapacità dell'uomo di conoscersi e difendersi da se stesso. Io, il protagonista, simboleggia un viaggiatore astratto ed anonimo in cui tutti possono immaginarsi e trovare tra le trame di questo romanzo una propria chiave di lettura. Tutto in questo libro potrebbe essere vero o falso, questo continuo dubbio è anche l'unica certezza umana ed anche la sua guerra più lunga.



 Le danze del tempo(scheda libro)


Auschwitz, autunno 1944. Il tenente Karl Von Kilest si occupa del trasferimento degli ebrei in salute verso Bergen–Belsen. La Germania è in pericolo. Gli angloamericani da una parte e i russi dall’altra stringono nella morsa il III Reich. Qui però, il giovane tenente uccide due ebrei, Jacob e Ismael, padre e figlio. Il primo è accusato di aver assassinato una sentinella, il secondo ha solo cercato di difendere ingenuamente il proprio padre. Un tenente delle SS che uccide due ebrei ad Auschwitz. Un fatto normale, quasi banale, ma che scatena rimorsi, sogni, eterni ritorni. Colonia 1962. Karl è un imprenditore. Ha una moglie, una figlia, un’amante e il suo passato che improvvisamente resuscita. Sogno, realtà, rimorso, dannazione, esoterismo. Una scrittura violenta, cinica, aulica. Le maggiori ispirazioni dell’autore sono Bernard, Sartre e Heidegger. Lettura e filosofia al servizio della fantasia.










2 commenti:

  1. Ciao Caterina!
    Ho letto il tuo messaggio nel mio Cbox, ammetto di essermi un po' preoccupata quando ho letto "proposta indecente": di che si tratta?

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  2. Ahahah! Sto organizzando una cosina carina inerente al mio romanzo. Potresti contattarmi privatamente?
    Un abbraccio :)

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