giovedì 9 agosto 2012

Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello.



















Eccoci al secondo appuntamento con Luigi Pirandello e al suo ultimo romanzo: Uno, nessuno e centomila pubblicato nel 1927 e definito dallo stesso autore :"Più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita". In questo romanzo la tematica filosofica è alla base della narrazione che fa da portavoce alla trama stessa.  
Ma andiamo con ordine.
Vitangelo Moscarda è il protagonista del romanzo. Sposato, senza figli, fa quello che gli riesce meglio :nulla! E' un borghese, figlio di un banchiere che eredita alla morte del padre una fortuna economica sostanziosa e se non bastasse  non deve neanche preoccuparsi di far fruttare il denaro, tanto ci sono altri che lavorano al suo posto. ( Vive di rendita!). La narrazione prende il via quando Vitangelo, un giorno, mentre  si guarda allo specchio, la moglie gli fa notare che il  naso gli pende leggermente a destra. Inizia per l'uomo una vera e propria crisi di identità che lo porterà a scoprire le varie interpretazioni ( maschere o forme) che assume con le diverse persone che fanno parte della sua vita. Quando si rende conto che per la moglie è una marionetta, per i compaesani un usuraio, per il suocero un buono a nulla e così via, l'uomo prende l'iniziativa di distruggere tutte le "forme" per liberarsi, finalmente delle maschere. Ciò avviene a costo di essere considerato pazzo. Tant'è che alla fine del romanzo il nuovo esordio esistenziale dell'uomo  è all'interno di una casa di cura, povero, costretto a indossare berretto a sonagli, camicia da notte e sandali di legno. Situazione che diventa sinonimo di libertà per Moscarda. Secondo quest'ultimo la prigionia risiede nel nome, quindi sarebbe stato inutile cambiarlo e assumerne un altro, l'unica vera libertà è la frantumazione dell'Io. 
Questa sorte di gioco dialettico: Uno, nessuno e centomila non rappresenta altro che le varie personalità del protagonista. Uno è il Moscarda che lui crede di essere, colui che ha sempre visto allo specchio, Nessuno è dato dal continuo divenire dell'esistenza umana, la vita essendo mobile e fluida non potrà mai calarsi in un'identità definita e, centomila: sono tante le identità che gli vengono riconosciute, quanti sono coloro i quali gli si avvicinano. 
Moscarda asserisce che in molti avrebbero lasciato perdere: il naso storto, le gambe non certo aggraziate, il difetto alla nuca, tutti "imperfezioni" che avrebbero fatto esclamare a chiunque:"Il problema non è mio ma loro!". Gli altri avrebbero dovuto convivere con il Moscarda sbagliato tanto egli sapeva perfettamente chi era!
Invece per Vitangelo  la situazione degenera, peggiora, si affossa pagina dopo pagina, le riflessioni diventano sempre più intime, articolate, profonde fino a quando egli scopre che in sé esiste un altro "lui" : l'estraneo. La scena in cui il protagonista "guarda" e "vede" l'estraneo allo specchio, che lo fissa all'interno del suo occhio  è suggestiva, ipnotica e un'altra altrettanto intensa è quella in cui Moscarda parla con la cagnetta della moglie.
Il cambiamento di Moscarda non arriva per tentativi, lui ci crede e passa subito alle azioni. 
Non avrei mai immaginato un'evoluzione della trama così complessa. Colpi di scena ( e non solo), scandali, interventi "divini" e "politici" in questioni che erano apparse "personali". Una ricerca della giustizia grottesca, del tutto sommaria, approssimativa, persino quella divina non fa altro che appropriarsi di oggetti, di "sostanze" senza preoccuparsi dell'uomo. Moscarda però non si arrende e sfalda, sbuccia le diverse personalità. Le uccide, le colloca in una dimensione diversa. Si osserva da varie angolazioni. L'ironia fa da padrona, l'umorismo l'ho trovato leggermente nero rispetto a quello del fu Mattia Pascal.

Uno, nessuno e centomila mi ha fatto riflettere sulla precarietà dell'esistenza, del pensiero umano, sul concetto di identità e identificazione e soprattutto dei rapporti umani. Con quanta facilità la moglie di Moscarda dimentica il suo "Gengè" (era il vezzeggiativo amoroso con cui lei lo chiamava), appena cessa di esistere "la marionetta" l'uomo perde ogni fascino!


Un'amica mi aveva sconsigliato di leggerlo, a causa della tematica filosofica e per l'intensità  del tema trattato, l'ha definito noioso. Io invece l'ho apprezzato ( non tanto quanto il fu Mattia Pascal quest'ultimo ha uno slancio giovanile, di passioni e ardore più intenso. Moscarda è più riflessivo , introspettivo e passivo.). E' un romanzo che fa molto riflettere, che tratta temi umani che ci appartengono. Ognuno di noi  almeno una volta sola nella vita si è posto una delle tante domande che hanno travagliato Moscarda lungo la sua rinascita. Il coraggio di mostrarsi per quelli che si è, di andare alla ricerca del proprio sé, un percorso in salita che conduce in vicoli stretti e bui. 
Un romanzo che consiglio caldamente, soprattutto in quest'estate afosa!

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