giovedì 23 agosto 2012

Rubrica: L'uomo dietro l'autore. Emilio Salgari.


Inizio questa rubrica con Emilio Salgari perché è stata proprio la scoperta della vita dell’uomo, più che dello scrittore a inquietarmi. ( E a darmi l’idea di questa rubrica!) La maggior parte degli italiani conoscono Sandokan, in tanti hanno apprezzato e amato il film senza sapere che dietro ad avventure così esotiche ci fosse la penna di un italiano.
Posso dirvi chi pensavo fosse Salgari? Un ricco aristocratico che girava il mondo, uomo illustre che grazie ai suoi averi aveva avuto la possibilità di violare luoghi inesplorati. Lo immaginavo impettito in un ricamato panciotto con un orologio d’oro appeso al taschino e che sbiascicando ordini, menando per aria  un bastone di madreperla, (magari ricavato da qualche corno d’elefante!) costringeva i suoi servi a tagliare i rovi che gli impedivano il passo. Quando ho scoperto che Salgari non aveva mai viaggiato in luoghi esotici e che i romanzi e racconti da lui scritti erano tutti pura invenzione ho creduto che fosse stato uno studioso, un ricercatore, una sorta di botanico. Da pochi anni sono venuta a conoscenza della realtà dei fatti. Ossia che Salgari ha vissuto buona parte della sua vita in miseria e da disperato. Snobbato dai salotti  letterari. 

 



























Salgari nacque a Verona nel 1862. Sognatore sin da bambino, ingurgitò storie di avventure, animato dai racconti di Verne, Stevenson, May. Bocciato all’istituto tecnico, dove studiava per diventare capitano di lungo corso, decise di abbandonare gli studi per intraprendere un lungo viaggio. Ma neanche questa aspirazione fu interamente soddisfatta. Appassionato, sognatore, scoprì la sua vocazione: la letteratura, e tra un racconto e l’altro, l’amore  per una nobildonna Veronica, il periodo in prigione, iniziò la sua vera e propria attività letteraria. Firmò contratti d’edizione per ben tre case editrice ( ebbe come compenso 300 – 400 lire a romanzo) e dopo il matrimonio con la giovane Ida Peruzzi, (attrice teatrale) da cui ebbe quattro figli, la situazione degenerò. Scrivere divenne una necessità.


Salgari, a causa degli accordi presi con gli editori e anche per sfamare i figli fu costretto a pubblicare quattro romanzi l’anno.  Stressato, stanco, non aveva la possibilità di rileggere ciò che aveva scritto. Viveva intere giornate nella biblioteca comunale alla ricerca di atlanti ed enciclopedie in cui evidenziare luoghi esotici dove ambientare i suoi romanzi, gli servivano nomi  credibili per i protagonisti. Coltivò  un piccolo orto botanico per toccare con mano quello che immortalava su carta. Nulla venne lasciato al caso, ogni personaggio, luogo, nome, evento ha un fondamento. È frutto di una minuziosa ricerca.


A causa dei debiti la famiglia Salgari fu costretta a trasferirsi a Torino presso un alloggio popolare in corso Casale. Per Salgari fu una vera e propria umiliazione. Molte sere si cenava senza companatico, il buon padre di famiglia, giocherellone, pronto allo scherzo cambiò atteggiamento, modellato dai problemi. La moglie ebbe gravi problemi di salute. Le cure psichiatriche misero in ginocchio la già precaria situazione economica familiare. La donna fu internata in un sanatorio popolare, il marito   non poté garantirle un’assistenza dignitosa,  “Aida” era stata lasciata sotto il dominio della perversa malattia. 
Più e più volte Salgari chiese tregua e aiuto ai suoi editori ma non venne ascoltato. Le sue storie divennero ripetitive e persero spessore. Salgari divenne un uomo stremato, solo, in preda alla disperazione, braccato dai creditori,  si lasciò cadere nel vortice della parapsicologia che turbò il suo già precario equilibrio, tanto da diventare superstizioso. Soffriva d’insonnia, temeva eventi e situazioni. Arrivò ad abusare di alcool e fumo (fumava più di 100 sigarette al giorno). Gli mancava la moglie, la casa non aveva più il calore familiare, accudire quattro figli divenne difficile. Tentò il suicidio, una prima volta, cercando di lanciarsi su una spada. Il secondo tentativo fu quello decisivo. Ben architettato. Il 25 aprile 1911, appena sveglio scrisse tre lettere. Dopo essersi vestito infilò il rasoio in tasca e si diresse alla fermata del tram. Il suo cadavere fu rinvenuto in un burrone di Valle San Martino. Uno squarcio alla gola e diverse  ferite all’addome.  Salgari aveva quarantanove anni. La notizia della sua morte cadde  in secondo piano, in sordina così come lo era stata la sua vita e quella dei suoi figli, a causa del 50esimo anniversario dell’Unità D’Italia. Torino era impegnata nei preparativi e così una tragedia  atroce occupò a mala pena un trafiletto nei quotidiani dell’epoca.

 
Salgari salutò il mondo con l’amarezza nel cuore, compiendo lo stesso gesto folle del padre e che anni dopo ripeterà suo figlio Omar, il più piccolo della cucciolata. Una famiglia che si frantumò che si sgretolò sotto l’incalzante ingenuità di un uomo che mise il suo talento a servizio di “strozzini del sapere”.
Salgari sarà dimenticato per lungo tempo. Nessuna scuola italiana porta il suo nome. Mai studiato come avviene con Verne in  Francia ( Un cratere sulla Luna porta il suo nome e il 2005, anniversario del centenario della sua morte, fu  chiamato anno Verne!) fortunatamente è stato rivalutato dal cinema e dalla tv.  







Le carovane di animali esotici che avevano costellato la sua infanzia, in una Verona attraversata da stranieri, circhi, spettacoli per le strade, animarono la sua fantasia di  bambino che aveva avuto il coraggio di trasformare i suoi sogni in realtà. Da piccolo era abituato a correre in strada, seguito dal padre per riempirsi gli occhi di tali meraviglie e sorridente, uno di quei giorni fu persino lungimirante e alla vista di una tigre ammaestrata esultò: “Un giorno ne sconfiggerò una. Io sarò un condottiero, un pirata, un sultano. Un capitano dei mari del Sud. Il mio nome sarò intriso di tempesta!.

2 commenti:

  1. Che storia! Anch'io lo immaginavo un uomo di mondo, avventuroso e sempre in movimento. Non sapevo nemmeno che si fosse suicidato e che avesse vissuto una simile tragedia con la malattia della moglie. Mi fa tenerezza. Mi hai convinta a leggere qualcosa di suo, mi vergogno un po', ma finora non ho mai letto nulla di Salgari!

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  2. Ciao Chiara. La storia di Salgari ha colpito tanto anche me, soprattutto perché della sua progenie non è rimasto nessuno, tutti morti e in modo orribile. Fa tristezza se pensiamo che le sue storie hanno animato i cuori dei nostri nonni e anche dei nostri genitori e che ancora oggi circolano come pezzi di storia!

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