mercoledì 18 luglio 2012

Recensione: Il codice di Hodgkin. Quando la malattia incontra l'ironia.


Il codice di Hodgkin · Quando la malattia incontra l’ironia

Il codice di Hodgkin · Quando la malattia incontra l’ironia
Vi siete mai chiesti cosa significhi il termine “neo sano”? Una rinascita, un nuovo approccio alla vita, guardandola sotto una luce differente, dopo che questa ti ha messo alla prova lasciandoti nuda e indifesa.
Puoi solo afferrarti a ciò che hai dentro per affrontarla nel migliore dei modi. E quale arma più appropriata dell’ironia? Il sorriso, quello che viene da dentro, non quello di circostanza, è ciò che ha aiutato questa giovane donna nella sua sfida più grande: quella contro il cancro.
Un libro che ti fa sorridere, commuovere, sperare e guardare con occhi diversi il “Lord Voldemort” delle malattie.
TitoloIl codice di Hodgkin. Quando la malattia incontra l'ironia
AutoreFantusi Romina
Prezzo€ 14,00
Dati2012, 208 p., brossura
EditoreC&P Adver Effigi 



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"Il codice di Hodgkin" è arrivato a casa mia incartato in un plico bianco, con dedica su carta intestata. Il verde della speranza mi ha ispirato subito allegria, come se il viaggio che stavo per intraprendere non avesse nulla a che vedere con il cancro. Sì, perché chi non conoscesse il sito "ilcodicedihodgkin", potrebbe anche non sapere che esiste la blog - terapia, ossia l'utilizzo del blog come mezzo e metodo per  affrontare il "grande male", far capire "ai sani" quale sia  l'atteggiamento adatto nel porsi verso chi è malato di cancro (anche se secondo me è una regola che vale per qualsiasi tipo di malattia!), cosa significa essere ammalati in una realtà in cui si coltiva il culto della bellezza e della saluta "a tutti i costi" e, come un malato di cancro vede la vita in un periodo della propria esistenza che si dilata quasi all'infinito. Perché di cancro si guarisce e, Romina ne è la prova tangibile ma, i controlli non terminano mai, bisogna sempre stare "su il chi va là"!.
Il romanzo è scritto in prima persona, è la stessa Romina a raccontare la sua "avventura" quando sente di aver metabolizzato alcuni eventi e situazioni. Romina non racconta la storia della sua vita ma, un frammento della stessa, un passaggio al "dopo" a quello che l'ha resa la donna di oggi, attraverso esperienze di vita dolorose che una ragazza giovane come lei non avrebbe dovuto affrontare. A vent'anni ci si dovrebbe preoccupare di ben altro e non certamente del rimanere in vita.
L'autrice alterna i diversi capitoli in episodi legati alla malattia e altri in cui narra dei componenti della sua famiglia, delle persone che le ruotano attorno, di come ha vissuto lei stessa gli incontri - scontri con medici, altri pazienti e alcuni vecchietti che come lei aspettavano il proprio turno per l'ennesima TAC (questo bisogna davvero leggerlo per capirlo!). 
Il rapporto con i genitori, i nonni, i nipoti. Le persone che è stata costretta a "lasciar andare", il come ha scoperto di essere malata, il calvario del "pre - diagnosi" quando nessuno voleva crederle, pensando ingenuamente che fosse una questione psicologica per il semplice fatto che Romina era giovane e a quell'età non ci si ammala! L'incompetenza  del medico di famiglia e il non riuscire a descrivere le proprie sensazioni, le proprie paure! La malattia che viene "accolta" con un sospiro di sollievo: "Sono malata e non pazza!".
Il romanzo di Romina racconta di vita e non di morte, di speranza e non di sconforto. Un viaggio verso la luce della vita e non del buio della depressione. 
Un romanzo che affronta la malattia con tenacia e ironia, con una sorte di " Cancro, muoviti a sparire che io ho tanto da fare!". Una ragazza, Romina, che durante la cura studia, persino con profitto e fa progetti.
Questo non significa che l'autrice sia stata superficiale , che non abbia capito o che non si sia resa conto di quello che le è capitato, anzi era fin troppo consapevole ma ha deciso, che il modo in cui avrebbe affrontato la malattia avrebbe fatto la differenza!
Non posso negarlo: ho pianto! Sì, ho pianto, ho riso, ho esultato, una sorta di empatia abissale, soffocante, ironica, a pelle direi ... ero lei e dovevo scrollarmi le parole da dosso per ritornare a respirare ... riemergevo dalle pagine e mi dicevo "Sono sana, sto bene ..." e poi le pagine mi attiravano e mi trasformavano in Romina, l'inchiostro il suo sangue, le parole la sua carne!
La scrittura è scorrevole, limpida, semplice. In alcuni punti persino "contemporanea", adatta a un pubblico di "giovani sperimentalisti". Si legge d'un fiato e nel voler essere onesta difficilmente si scrollano le parole e le sensazioni da dosso, non sono polvere, non sono solo percezioni, hanno l'effetto di frammenti di ricordi.
La genuinità dell'autrice, la concretezza e soprattutto l'oggettività con cui racconta il rapporto con la madre (ma anche degli altri componenti della famiglia)  sbalza il lettore in una dimensione di suspense, in un labirinto di perché e come ... 
Duecento pagine divise in quarantaquattro capitoli, ognuno dei quali con un titolo ad "effetto", che riassumono tutto il senso del contenuto, tutta l'ironia tracciata tra le righe esplode proprio nei titoli dei vari capitoli. 
Avviso importante: per chi temesse di incappare in un romanzo sdolcinato, in un romanzo - lagna,  noioso si sbaglia di grosso! "Il codice di Hodgkin" vale la pena acquistarlo e leggerlo per l'intensità   e l'ironia e soprattutto per scoprire perché proprio questo titolo! 
Non siete curiosi?
In più se volete cercare di capire chi è Romina, il suo percorso, se volete "tastare" la sua bravura fate un salto nel suo sito vi renderete conto da soli della scritto - ironia! 
Non ha certo bisogno di raccomandazioni!








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