lunedì 23 luglio 2012

Il fu Mattia Pascal


Non avevo mai letto nulla di Pirandello, tranne qualche brano in classe durante gli anni da studente. Sono sempre fuggita a gambe levate dagli autori “pessimisti” ( in molti direte:” a questo punto avrai deciso di smettere di leggere!”) ma negli anni ho scoperto che c’è “pessimismo” e “pessimismo” e quello di Pirandello devo dire è il più affascinante, il più ben articolato in cui mi sia imbattuta finora. Per motivi di studi, quest’anno, ho dato più attenzione a quest’autore decadente e più lo scoprivo e più mi rendevo conto di aver perso molto negli anni. Come si può non apprezzarlo e non rimanere senza fiato dinanzi al suo Pensiero, al suo concetto di Vita e Forma, alla sua filosofica idea del principio di tutto: “Il Caos”, “Il fluido primordiale”?.
Il suo passaggio da poeta ad autore a sceneggiatore, l’ottenuta fama internazionale  grazie all’amore per il teatro, il premio Nobel per la Letteratura nel 1934, tutti percorsi e riconoscimenti meritati e perseguiti attraverso un’attività umana di grande rilievo e di grande impronta morale.
Per chi ancora non si fosse avvicinato a questo Grande uomo, lo faccia perché scoprirà molto, molto di più del semplice autore.
Il primo romanzo che ho letto è stato “Il fu Mattia Pascal” edizione Oscar Mondadori 1987, il libro è ingiallito ma è in buone condizioni. Mi è stato prestato da un’amica che ha qualche anno più di me. Siccome detesto non possedere i libri che ho tanto apprezzato ho deciso di regalarmi “Pirandello. Tutti i romanzi” Newton Compton Editor , “I Mammut” ( che adoro per via del rapporto qualità – prezzo che non è niente male!), sempre della stessa casa editrice “Luigi Pirandello. Maschere nude.” Qui c’è davvero da divertirsi con le sue opere teatrali. Oltre a quelle più famose e conosciute (Sei personaggi in cerca d’autore; Così è (se vi pare)) vi consiglio di leggere “La patente” che, non ha nulla a che vedere con una patente di guida e “Liolà” che trovo un’opera alquanto “vivace” per lo spirito critico e “pessimista” di Pirandello, proprio per questo interessante, arguta e divertente. Ma andiamo con ordine, a suo tempo recensirò anche qualche opera teatrale, per poterne discutere insieme.
Torniamo a Mattia Pascal. Scritto nel 1904, pubblicato a puntate sulla Nuova Antologia, ha avuto un immediato  successo. È il romanzo più apprezzato e più famoso di Pirandello da cui sono stati tratti vari film.
La trama: (Spoiler) Mattia è impiegato presso la biblioteca comunale di Mirano, paese Ligure. Un giorno dopo aver litigato con la moglie Romilda e la suocera Marianna Dondi, vedova Pescatore, decide di partire per Marsiglia, dove si sarebbe voluto imbarcare per l’America. Durante il viaggio fa una capatina a  Montecarlo dove vince una cospicua somma di denaro. Dopo un’attenta riflessione prende il treno per tornare a casa. In quanto era convinto che il denaro avrebbe cambiato di molto il suo ruolo in famiglia ( diciamoci la verità, non era molto apprezzato né dalla suocera né tanto meno dalla moglie!). durante il viaggio di ritorno, per puro caso legge il giornale e scopre che, nella gora di un mulino di Mirano, in un terreno di sua appartenenza, è stato trovato il corpo senza vita e, in avanzato stato di decomposizione, di un uomo che viene immediatamente riconosciuto come il suo. Dopo un primo momento di sbandamento e confusione, Mattia capisce di essere libero, libero da tutti i legami affettivi e sociali in cui la vita l’ho aveva calato dalla nascita. Si dà un nuovo nome: Adriano Meis e viaggia, per circa un anno, tra l’Italia e l’estero, fino a quando decide di ritirarsi in solitudine in una piccola pensione a Roma. Qui commette un fallo, ossia inizia ad allacciare legami d’amicizia con i proprietari e coloro i quali vivono nella pensione. Nel dover raccontare bugie, nell’incapacità di esprimersi come avrebbe voluto, Adriano Meis scopre il divario che si pone tra lui e Mattia Pascal, un divario profondo e incolmabile che si inabissa ancora di più quando gli vengono rubati 12 milioni di lire e non può denunciare il ladro, perché lui non esiste. Viene offeso pubblicamente da un pittore spagnolo e non può battersi a duello e cosa più dolorosa, innamorato ( e ricambiato) di Adriana non può sposarla perché lui non ha un’identità sociale, anagrafica. Così decide di suicidarsi virtualmente lasciando bastone, cappello e un biglietto con i suoi dati sul ponte Margherita del Tevere e fa ritorno a casa, intenzionato a vendicarsi della suocera e della moglie, le uniche a usufruire positivamente della morte di Mattia. Tornato a Mirano, però Mattia scopre che tutto è cambiato. Nessuno lo riconosce e sua moglie si è risposata, ha una bambina e vive felice e contenta con la madre e il caro amato Pomino, ex spasimante di lei ed ex amico di Mattia. A questo punto l’uomo avrebbe potuto far rivalere i suoi diritti attraverso la legge ma non è intenzionato. Va a vivere da zia Scolastica ( un personaggio ostico e duro all’inizio del romanzo ), ritorna in biblioteca per scrivere la storia della sua avventura e ogni tanto fa una capatina al cimitero per far visita a quell’estraneo che giace nella tomba che un giorno sarebbe dovuto appartenere a lui. Se qualcuno lo incontra e gli chiede chi lui sia, risponde “Il fu Mattia Pascal”.
Recensione: il romanzo è scritto in prima persona, è lo stesso Mattia a raccontare la sua avventura quando questa è terminata. È una sorta di raccolta di lettere postume, scritte in ordine di urgenza, seguendo il flusso interiore del protagonista, più che lo spazio temporale. I personaggi sono molti, ben delineati e capita che dalla storia principale si intersecano e prendono vita altre storie.  Quando il corpo senza vita di un uomo viene trovato e scambiato con quello di Mattia, quest’ultimo muore come persona e nasce come personaggio. L’uomo va alla ricerca di una nuova identità, viaggia, cerca nuove emozioni, nuove avventure ma non è disposto a mentire, nonostante si sia creato una “realtà alternativa” nella sua mente, falsi ricordi per rendere la sua vita credibile. Mattia è un anti – eroe. Non vi aspettate un uomo risoluto e determinato. È un uomo confuso, che si interroga sulla vita e sulle sue scelte, incapace di fare il “salto di qualità”. Si sente persino in colpa per quell’estraneo che giace in una tomba che porta scolpito il suo nome. È un uomo, Mattia, che con quell’occhio strabico, che non lo rende certo bello e affascinante, ha una visione diversa della vita. Quell’occhio va “per i fatti suoi”, in cerca di una rotta che non sia quella dettata dalla società, dalle convenzioni, dalle ipocrisie.
Il tema centrale è l’identità: chi è Mattia? Esiste ancora anche quando diventa Adriano Meis? È in vita nonostante la fittizia morte o è un morto – in vita? Ma la tematica si espande e fluisce anche verso altro: dove termina la verità e inizia la finzione? La relatività del giudizio umano, l’impossibilità di pervenire a una verità univoca?.
Mattia implode ed esplode durante il suo percorso esistenziale, peccato che non riesca a riscattarsi come fanno gli eroi e i temerari ma, il bello di questo romanzo è proprio questo, la genuinità, la realtà dei fatti. Le motivazioni che spingono Mattia ad andarsene dal suo paese, a scappare dalla sua famiglia e tutto ciò che lo spinge al ritorno è plausibile, persino banale direi perché appartiene al quotidiano, è di facile immedesimazione.
Consiglio vivissimamente di leggerlo e, per chi si avventurasse nella scrittura di Pirandello per la prima volta, sarebbe più congeniale farlo con questo romanzo dove la tematica filosofica viene trattata con più “disinvoltura”, meno schematica di “Uno, Nessuno e Centomila” e in più il romanzo non ha tracce di elementi del Naturalismo o del Verismo, come i primi due (L'esclusa, Il Turno). (Di cui parleremo in futuro).
Eh! Ultima cosa: nel romanzo sono sparsi (non a casaccio, per carità!) Degli elementi molto importanti ( come l'occhio strabico di Mattia, le sedute spiritiche, il desiderio di adottare un cane!) che nascondono significati molto più profondi ... a voi la caccia ...
Lo so, lo so è una recensione esagerata! Ma dovevo dedicarmi a Pirandello con più attenzione del solito! È un nuovo amore … 

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