domenica 19 febbraio 2012

Intervista ad Anna Giraldo

Nata in provincia di Mantova, nel 1972, la Giraldo è una girovaga, un'amante dei mari ghiacciati e degli inverni nelle città Nord europee. Golosa di cioccolata e appassionata cinofila ha deciso di scrivere e pubblicare una storia tutta sua nel momento in cui nessuna altra è riuscita ad attrarre la sua curiosità. Con i piedi ben piantati a terra, laureata in Economia e Commercio,  ha pubblicato "436"con Casini Editore nel marzo del 2011, uno degli esordi più promettenti del fantasy italiano che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico tanto da ottenere un seguito nell'arco di un anno ... uscirà il 27 febbraio Thunder+Lightning. Nell'attesa di scoprire se anche questo romanzo sarà un caso editoriale ho deciso di andare alla ricerca dell'autrice per porle delle domande e per cercare di scoprire delle  novità e devo dire che la Giraldo mi ha sorpresa non poco! Una donna decisa che sa vivere appieno il suo tempo e il suo spazio senza troppi grilli per la testa ... a voi le risposte ...



1.      Anna Giraldo ti ringrazio per aver accettato il mio invito. Libero arbitrio blog è felice di ospitarti e di raccontare la tua storia, le tue passioni attraverso le tue parole. Iniziamo con una domanda  che incuriosisce non solo me: hai una formazione tecnica, nulla a che vedere con le discipline umanistiche cosa ti ha portato verso la scrittura?

Ciao Caterina e grazie e te per la squisita ospitalità, ne sono onorata.
Anch’io mi domando spesso perché scrivo e finisco sempre per rispondermi che in realtà non ne ho idea. Negli anni passati ho coltivato alcuni hobby creativi, ma nessuno faceva davvero per me: potevo anche avere qualche dote al riguardo, ma non avevo la pazienza di insistere per migliorare e terminare i miei lavori. Lo facevo anche con la scrittura: per tanto tempo ho portato avanti una storia, una sorta di diario emotivo che rimarrà per sempre nascosto nei miei cassetti, con una tale pigrizia che non ho mai nemmeno trasferito i manoscritti su file.
Posso dire che scrivo perché mi piace, così come mi piace il mio lavoro. Faccio la consulente informatica e sono sempre a contatto con molte persone, mi piace ricevere complimenti per un progetto riuscito, mi piace studiare e documentarmi e, perché no, mi piace spostarmi nelle sedi dei miei clienti benché non si tratti di veri e propri viaggi, ma di semplici trasferte giornaliere, perché  ogni luogo ha un sapore, un colore, qualcosa da vedere anche se solo di passaggio… e poi il mio lavoro mi dà il sostegno economico per viaggiare, per andare in “trasferta letteraria” quando mi pare, per comprarmi tutti i libri che desidero.
Però molto spesso non vedo l’ora di tornare a casa per scrivere. A volte non tolgo nemmeno la giacca di dosso, altre volte mi ritrovo a dettare appunti al registratore vocale del cellulare mentre sono ancora in auto.
Amo entrambe le cose e se qualcuno, qualche tempo fa, mi avesse detto che avrei rinunciato a dormire per farle entrambe… beh, gli avrei dato del pazzo.

2.      Quanto la tua città ha influito sulla tua personalità individuale e creativa?

Io abito in un paese di seimila abitanti in provincia di Mantova e credo di non offendere nessuno dicendo che sono cresciuta portandomi dietro un certo retaggio provinciale. Nemmeno l’Università a Parma è riuscita a darmi una visione differente se non dal punto di vista della mia professione.
A volte ci sono cose che sembrano portare dolore e invece, viste nelle distanza, portano un gran bene. A me è successo attorno al 2000, quando, per una serie di coincidenze, ho perso in pochi mesi tutte le mie certezze. Si tratta di un dramma di poco conto, comunque, al quale ho applicato soluzioni in apparenza molto semplici: un viaggio Londra, un nuovo lavoro in Emilia, qualche nuova amicizia. Cose comuni che mi hanno aperto gli occhi, però, e hanno fatto di me una persona nuova e migliore.
Tutto questo per dire che la mia città e il mio background, all’inizio non trovavano posto in ciò che scrivevo, al punto che “436, il mio primo romanzo, è ambientato quasi completamente a Londra e la protagonista arriva a snobbare le sue origini italiane.
Poi le cose sono cambiate, forse anche grazie al fatto che il mio paese e miei compaesani hanno dimostrato interesse e stima per ciò che faccio. E ora nei miei romanzi e racconti c’è posto anche per la mia città, Mantova, e per i luoghi dove ho sempre vissuto. D’altro canto le mie esperienze degli ultimi anni mi hanno portato a sentire mie e ad amare anche realtà lontane come alcune capitali europee che ho avuto modo di visitare oppure bellissime località italiane nelle quali sto cercando di ambientare parte delle mie storie.
Cerco di non scrivere di ciò che non conosco, invece. Se proprio ritengo di doverlo fare, mi documento e studio molto prima. Mi sembrerebbe falso, altrimenti.

3.      Che funzione ha la scrittura per te? Credi che sia una “passione – capacità – talento” che possa influire positivamente sulla crescita del bambino?

Ho cominciato a scrivere da grande, avevo trentacinque anni. Mi domando sempre perché non ho iniziato prima.
Mi è capitato di fare incontri con i ragazzi della scuola superiore: a loro dico sempre che devono assecondare le loro passioni creative e non devono negarsi la possibilità di sognare. Non serve, è frustrante e controproducente.
Non sono un’educatrice e non so se e come la scrittura possa influire sulla crescita di un bambino. Ricordo la sofferenza alle scuole elementari, quando dovevo scrivere un tema: mi sentivo costretta, limitata. Ciò che mi bloccava era il convincimento di non poter veramente parlare di me, ma di dovere fingere e raccontare cose delle quali non mi interessava nulla. Non ho idea se il problema fosse soltanto mio, ma di sicuro, per ciò che mi riguarda, avrei avuto bisogno di educatori che mi insegnassero non solo a esprimermi, ma a esprimermi liberamente…

4.      Viaggiare, il vino e la cioccolata sono tentazioni a cui cedi volentieri, ci racconti dove vai, cosa scopri ogni volta con questi viaggi: nel mondo della degustazione e della gastronomia?

La città che amo su tutte è Londra… e la gastronomia laggiù, quando l’ho conosciuta più di dieci anni fa, era un tantino carente anche perché io avevo tanti limiti alimentari e odiavo andare al ristorante.
Ancora una volta sono cambiata. Londra è una mescolanza di etnie e ogni volta che ci vado scopro un nuovo ristorante, un nuovo sapore. E poi adoro il tè e ne faccio incetta, anche se devo ammettere che l’anno scorso a Stoccolma ho trovato infusi molto interessanti.
Mi piace molto girare l’Italia… anche solo per andare al ristorante. Quando il Lupo Rosso, la libreria dedicata al fantasy di Paola Boni, era a Padova, in occasione di una presentazione, ho scoperto in centro un ristorante delizioso, che frequento tutt’ora. Vale la pena fare un paio d’ore di auto per farsi coccolare un po’.
Anche il centro di Mantova, prezioso come un gioiello, vanta ottimi ristoranti.
In generale è difficile che non trovi un posto carino dove fermarmi a pranzo quando mi muovo per piacere o per motivi letterari: compensa i pessimi ristoranti nei quali finisco quando ho fretta sul lavoro ed scelgo il primo che mi capita a tiro.

5.      “436” un romanzo che ha avuto un grande successo e ti ha proiettato in un mondo tutto nuovo. Ci racconti la genesi e la sensazione che hai provato nel momento in cui hai completato l’opera?

La genesi di “436” è quanto di più sciocco si possa immaginare. Non mi andava di guardare la tv ed ero in un periodo di crisi da lettura, non trovavo libri interessanti, non mi piaceva nulla, allora ho cominciato a scrivere a computer qualche pezzetto di una storia che mi ronzava in testa da anni.
La storia era “436” e fino alla chiusura del penultimo capitolo ho pensato che non sarei stata mai in grado di portarla a termine.
Ho lavorato molto a questo romanzo, ogni notte per mesi e mesi, un po’ perché stava nascendo senza che io avessi l’intenzione o la tecnica per scriverlo, un po’ perché mi appassionava e man mano che facevo ricerche e mi documentavo, mi accorgevo che i tutti i tasselli andavano magicamente al loro posto, senza fatica.
Poi, quando ho messo la parola “fine”, ho avuto un istante di gloria,  non mi vergogno di dire che per due minuti mi sono sentita una grande scrittrice, ma già il giorno dopo stavo progettando revisioni e un nuovo romanzo: Thunder + Lightning.

6.      Esordiente, nuova a questo mondo l’ho già sottolineato nella domanda precedente: come hai fatto ad approdare alla “Casini Editore” in un universo editoriale così ampio e dispersivo?

Varcare la soglia del mondo dell’editoria, da ignorante quale ero, è stata una doccia fredda.
Le prime proposte a pagamento mi hanno messo in ansia: mi sono domandata se rifiutarle significasse non credere abbastanza nella mia opera, se stessi in qualche modo rinunciando a una buona occasione, forse l’unica…
Grazie al cielo ho resistito e ho scoperto il forum di Writer’s Dream e la sua utilissima lista di editori free. Ho inviato il mio manoscritto a molte case editrici e ho ricevuto due risposte positive, una delle quali era di Casini Editore.
Sono stata molto fortunata, ne sono consapevole, e sono grata al mio editore per avermi dato fiducia.

7.      Che rapporto hai con gli altri autori esordienti ed emergenti italiani? Sei una loro sostenitrice, leggendo le loro opere o ti tieni a debita distanza convinta che il vero talento risieda in pochi esclusivi casi?

Io credo fermamente nella condivisione.
Condividere in campo letterario significa conoscersi, leggersi, coinvolgersi reciprocamente in progetti, incontrarsi, discutere… aiutarsi a crescere.
Detto questo e dopo essermi tolta di dosso il retaggio da “libreria del centro commerciale”, ovvero “compro i libri esposti in vetrina e solo se hanno la fascetta con un record di vendite”, ho iniziato a leggere autori italiani emergenti ed esordienti. E ho letto cose belle e cose meno belle esattamente come capita leggendo i best seller. Ma di più, quando scopro un bel libro, pubblicato da una piccola casa editrice che non ha risorse abbondanti per assicurare un editing di qualità, so che ciò che leggo è tutto merito dell’autore, cosa che mi spinge ad ammirarlo ancor più.
Penso anche che sia molto bello, oltre che utile, cercare di promuoversi assieme. Amo i festival, le fiere del libro, i caffè letterari e tutto ciò che mi permette di venire a contatto con altri autori. Per questo motivo mi sono fatta promotrice di “Quistello in cerca… d’autore”, un’antologia locale che ha raccolto più di quaranta autori nel 2011 e vedrà una nuova edizione nel 2013, e da quest’anno faccio parte dei comitati organizzativi del San Giorgio di Mantova Fantasy e del Festival degli Scrittori della Bassa.

  
8.      Uscirà tra pochi giorni Thunder+Lightning. Cover accattivante, dark oserei dire, magnetica. Ci racconti qualche piccola chicca di questo nuovo romanzo?

Si sta parlando tanto di Thunder + Lightning e mi auguro di cuore che piaccia ai lettori che lo stanno aspettando.
È una storia che forse rifugge ancor più di “436” i canoni classici dell’urban fantasy. C’è un segreto da tutelare, ma questo segreto è in mano ai protagonisti già dalla prima scena. Tutto il romanzo è giocato su ciò che si sa e non si può o non si vuole dire, sul tacere anche dinanzi alle persone che ti amano e sanno capirti con un solo sguardo.
E poi c’è un eroe problematico e tormentato al punto da mettere in crisi le certezze della stessa protagonista.
C’è un clima freddo e invernale, una nebbia londinese e padana che in realtà è una nebbia nel cuore di chi non accetta di poter essere diverso ma comunque amato. Ci sono mostri che si materializzano e altri che aleggiano come fantasmi e c’è un dubbio che percorre ogni pagina di questa storia: chi è  il vero mostro?
Poi ci sono Mantova, Giulio Romano, i Gonzaga e il loro tesoro di opere d’arte, il Tamigi e il Po, la seconda guerra mondiale e le poesie d’amore di Paul Eluard, un’idea rubata a William Shakespeare e una “ispirata” da un racconto di Jorge Luis Borges e un bellissimo incipit tratto da una canzone dei Red Hot Chili Peppers, My friends.    

9.      Perché i lettori, in un periodo di crisi economica ed esistenziale, dovrebbero scegliere di leggere la Giraldo?

Dovremmo scegliere di leggere e basta.
Il mio lato egoistico, che mi sta sussurrando all’orecchio una semplice legge di mercato: “se non vendi nessuno pubblicherà altri tuoi lavori”, mi spingerebbe a insistere perché le persone comprino il mio libro magari a discapito di altri.
Però voglio concedermi di essere una sognatrice assoluta in questo campo. Leggere fa bene, sempre e in ogni caso. Ci sono tante possibilità per leggere senza spendere molto: le biblioteche, gli ebook, lo scambio tra amici, i gruppi di lettura.
E poi a differenza della tv, del pc e di tutto il resto della vita, leggere ha il nostro ritmo e i nostri tempi. Possiamo leggere ovunque: in treno, nella metro, in fila alla posta o dal medico, in pausa pranzo, dieci minuti la sera prima di dormire o dieci minuti al mattino prima di alzarci… e possiamo leggere pure alla toilette.
Leggere è darsi l’opportunità di vivere un’altra breve intensa vita. Provare per credere.

10  Per quel poco che trapela dalle tue interviste sembri una donna soddisfatta: hai un lavoro, una passione, amici e una personalità ben definita puoi dire ai giovani che vivono questo periodo storico così difficoltoso, decadente oserei dire, come devono muoversi per potersi costruire un futuro dignitoso? I sogni salvano ancora il mondo o bisogna essere più oggettivi e realisti?

Forse i sogni non salvano il mondo, ma di certo salvano l’anima. La negazione dei propri sogni è un suicidio virtuale.
Del resto è necessario essere pratici e realisti: dedicandosi esclusivamente all’arte si rischia di rimanere delusi e soprattutto di non riuscire a pagare l’affitto alla fine del mese.
La creatività si può applicare a tante cose: ci si può appassionare molto anche a un lavoro tecnico, farlo bene, sentirsi appagati.
Credo che non ci sia una formula uguale per tutti, è una questione di equilibrio e di ricerca, va cercato e perseguito ciò che ci fa stare meglio nel lavoro, nelle passioni, nella vita in generale.
Non si tratta di un percorso indolore, perché è possibile andare solo per tentativi, l’importante è non rassegnarsi mai.
 
11  Anna è stato un piacere averti con noi. Sei stata una compagna di viaggio versatile e disponibile. Torna a farci visita spesso e se vuoi lasciaci i tuoi contatti pubblici affinché i visitatori di LIBERO ARBITRIO BLOG possano fare una capatina da te di tanto in tanto.

Grazie mille, è stato un piacere anche per me.
Mi trovate su Facebook: sono sempre molto felice di fare amicizia con i miei lettori e di scambiare due chiacchiere con loro. Non ho ancora un sito o un blog, perché temo che mi manchi il tempo di aggiornarli costantemente, magari in futuro, chissà.



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