domenica 12 febbraio 2012

Il Tredicesimo Apostolo



Non mi fido molto delle series TV italiane, le trovo insipide, un calderone in cui gettano elementi di ogni genere, spesso che cozzano tra di loro, lasciando l'amaro in bocca.


 Il Tredicesimo Apostolo con Claudio Gioè e Claudia Pandolfi mi ha piacevolmente sorpresa, soprattutto per i temi trattati, solitamente molto ostici alla televisione e alla cinematografia italiana.


Una storia in cui non manca proprio nulla: bambini che lievitano, ragazze che incendiano i propri spasimanti nel mentre di un rapporto sessuale, adolescenti che piangono sangue e che dipingono il futuro, fantasmi che tornano dall'oltretomba. Tutto in una Roma clericale in cui la visione d'insieme è osservata in maniera oggettiva discernente il sacro dal profano, la realtà dalla fantasia, l'inconscio e il subcosciente relativo alle capacità della mente umana di superare alcune barriere.


C'è uno scontro tra fede e razionalità ma con l'ottica del rispetto reciproco, senza nessuna voglia di infangare l'una o l'altro e alla fine emerge che a sbagliare il più delle volte è l'uomo e non il ruolo o la veste che porta, anche se con conseguenze abominevoli in quanto se "l'abito non fa il monaco" a volte quell'abito ha molto più peso del monaco stesso.

La sorpresa sta  soprattutto nel fatto che  gli appuntamenti serali in TV ormai sono rari e mi risulta davvero offensivo  dover attendere tra uno spettacolo di Fiorello e un programma creato ad arte per potermi dire soddisfatta. Le programmazioni RAI e Mediaset troppo spesso sembrano essere destinati a cerebro lesi sotto effetto di morfina.

La critica non ha molto apprezzato "Il Tredicesimo Apostolo", sembra l'abbia trovato ripetitivo, scontato, un plot già "letto" troppe volte per essere considerato interessante o "nuovo".

Io da semplice spettatrice posso dire che anche se gli elementi sembrano ricordare milioni di altre storie (L'amore impossibile, il bene contro il male e viceversa, l'eroe che ha un viaggio da intraprendere, il prescelto, l'amico che diventa nemico e viceversa ecc ecc) l'interpretazione di Gioè è davvero apprezzabile e ho rivalutato anche la Pandolfi. Poi la scelta di non far "consumare" il rapporto d'amore risulta vincente e convincente, coerente alle scelte fatte. La location è azzeccata, le atmosfere sinistre, "parlanti" oserei dire, gli effetti speciali soddisfacenti,  e la storia (quella principale) descritta con pathos e con un profondo senso di angoscia esistenziale facilmente trasferibile al telespettatore.

Non sarò una professionista del campo ma visto lo share sono convinta di non essere l'unica a pensarla così. E poi per dirla tutta mancava proprio in Italia una serie che trattasse il paranormale e che conciliasse fede e ragione.


Il mio unito timore  è che possa esserci  un seguito che conduca a seguiti infiniti al punto tale da rovinare il mio attuale entusiasmo. Detesto i "dopo", anche dei film! ( Ad eccezione di Harry Potter ma quella è un'altra storia!) .

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