martedì 3 gennaio 2012

Rosarno: la Storia che si ripete.


Rosarno: la Storia che si ripete.
Una tragedia enorme ha battuto il pianeta. Ancora una volta Madre Natura ha colpito con il suo pugno di ferro, sbriciolando ciò che era già friabile. Questa grande catastrofe ha offuscato, seppellito la questione Rosarno portando la notizia nelle pagine più in basso dei quotidiani perché il tanto dire ormai non serve a nulla. Eppure proprio quando l’attenzione mondiale è diretta versa qualcosa di più abominevole e ignobile la coscienza prende possesso della sua lucidità e ha la capacità di recepire le notizie con più veridicità.

La Calabria: terra di fuoco e fiamme dove la clandestinità ormai è di moda da decenni. Dove gli uomini calpestano altri uomini in nome di una povertà che a volte esiste, altre no.
La Calabria ha un volto che molti negano, che alcuni nascondono, che lo Stato finge di non conoscere. La responsabilità delle “maschere” non appartiene a un solo schieramento politico ma è opera sia della Destra che della Sinistra che ha vissuto il mezzogiorno come discarica, come metodo per avere voti, come risorsa di promesse.
Già ai tempi di Giolitti il sud era una vecchia scarpa rotta da indossare solo nel periodo delle elezioni, mentre Cavour concentrò la sua politica nel famoso triangolo industriale: Milano, Torino e Genova portando già da allora quella disparità di fondo che oggi il sud vive con rammarico e rassegnazione.
Come può una terra fatta di caste, costituita ancora da proletariato e alta borghesia  fermarsi a guardare il diverso che vive nelle baracche, che soffre la fame e il freddo se non riesce a salvare se stessa da imprenditori che la  fanno lavorare senza darle  i diritti che le spettano?
La gente si alza il mattino presto per dirigersi verso il posto di lavoro con la speranza nel cuore di non finire schiacciati da un macchinario, di non cadere dall’impalcatura, di non finire fulminati o tritati o tagliuzzati perché tanto o feriti, o morti o mutilati nessuno mai gli pagherà la malattia o l’infortunio, perché saranno comunque costretti a firmare la busta paga che dirà  il contrario e dovranno  comunque lavorare con i punti, feriti, con l’anima a brandelli mentre l’orgoglio scivola via e della dignità umana non rimane niente.
Lo Stato è consapevole che al Sud quasi tutti i datori di lavoro non danno la tredicesima, non pagano le ferie, non pagano la malattia e il tfr , non danno gli assegni familiari eppure non si smuove, non cambia le leggi in base alla necessità del luogo, non manda ispettorati del lavoro, incorruttibili, capaci di valutare e vigilare.
In una regione dove ogni giorno si vive piegando il proprio orgoglio la popolazione diventa fredda, cattiva, vendicatrice. In un paese dove si sfrutta il proprio compaesano figurasi se si può avere pietà dell’immigrato! Si cresce con la cultura della sottomissione, con la paura di non poter cambiare le cose, con la certezza che alla fine la peggio l’avranno sempre gli operai, i più deboli.
Per questo a Rosarno nessuno ha mai parlato perché vedere mille uomini vivere come animali dopotutto non è così assurdo e basso se si da un’occhiata alla scala sociale delle caste!
Bisognerebbe risarcire il Sud della sua dignità. Bisognerebbe dare ai figli del Mezzogiorno la possibilità di scegliere e educare la gente alla dignità del lavoro come mezzo di sostentamento per il corpo e per l’anima e no come mercificazione della propria essenza.
Gli immigrati hanno bisogno di un punto di riferimento, di essere riconosciuti come persone, di avere la possibilità di riscattare la loro condizione. Vivono l’Italia come un miraggio di salvezza e una volta approdati sulle nostre coste capiscono che dopotutto non è cambiato molto, che l’attraversata li ha condotti in un altro inferno.
Bisognerebbe rivivere la storia. Ricordare il percorso fatto dai nostri avi, avere il coraggio di guardarci alle spalle per ricordare che anche noi abbiamo percorso quel sentiero e che siamo stati maltrattati, derisi, chiamati con gli epiteti più indecenti e tutto questo per un tozzo di pane, per abbandonare una terra aspra e povera. Per avere una rivalsa, per comperare una casa, per fare lavori più dignitosi.
Gli immigrati si occupano delle nostre terre, dei nostri figli, dei nostri anziani e hanno diritto a costruirsi una casa e a sperare in un briciolo di umanità e accoglienza perché sono loro quelli allo sbando, lontani da casa, in un paese straniero.
Quello che è accaduto a Rosarso ben presto capiterà in altre città perché gli immigrati sono maltrattati anche da altre parti e non passerà molto che anche i sudisti si rivolteranno contro una gerarchia che gli schiaccia verso il fondo dell’asfalto.
E’ pur vero che siamo la parte bassa dello Stivale ma senza quel fondo lo Stivale non avrebbe la possibilità di poggiare il piede!

Caterina Armentano

Scritto da caterinaarmenta alle ore 15:35 del giorno: giovedì, 14 gennaio 2010

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