martedì 3 gennaio 2012

L'uomo dal campanello d'oro di Lavinia Scolari



L'uomo dal campanello d'oro di Lavinia ScolariC’è davvero mai  stato un prima della Storia, un’Era in cui la dimensione Umana non è mai esistita? Dove i frammenti dell’esistere erano differenti da come li conosciamo noi?

Lavinia Scolari, con il suo “ L’uomo dal campanello d’oro” ridesta dei e miti mettendo a serio rischio la vita di alcuni umani, prede del potere di un dio. In un affresco dai colori cangianti dove i personaggi si mistifichino e, spesso è davvero difficile riconoscere l’ideale e il reale,  si lotta per la vita ma soprattutto per una ragione ancora più grande.

Il romanzo è strutturato in brevi capitoli dove le voci narranti si alternano in base a chi interpreta la storia questo consente di raccogliere più indizi e particolari ma soprattutto di vivere ogni evento con emozioni differenti. Non lascia però possibilità di distrazioni perché basta davvero poco per perdere il filo della narrazione che nei primi capitoli è fitta e nebbiosa. Il lessico è accurato e ricercato, nulla viene lasciato al caso, in alcune parti è poetico, in altre aulico e in altre ancora  ripetitivo come una nenia.  La scrittura della Scolari è pregna di lingue antiche, di mosaici caleidoscopici, non adatto a un lettore noioso e apatico ma destinato a chi ha voglia di cibarsi della parola nella sua essenza piena e abbia il desiderio di  sentire in bocca la rotondità delle parole, la musicalità di alcuni versi.

I personaggi principali sono : Verdiana, colei che preferisco: coraggiosa e testarda, si butta a capofitto nell’avventura. Cassandra la speranzosa, oserei definirla. Cloe e Leandro fratelli che si sostengono a vicenda, sembrano quasi l’uno l’ombra dell’altro.  Edoardo colui  che secondo la mia visione svela di più mostrando meno degli altri il proprio modo d’essere.  Poi ci sono i miti:Morfeo, Fàntaso, Circe,  Nereo.  Iride ed  Hermes i messaggeri degli dei.

Il romanzo della Scolari è un esperimento linguistico ben riuscito che non relegherei nel genere fantasy che non gli si addice, lo definirei più che altro un romanzo fantastico in cui la riflessione viene preferita all’azione.  Dove il mare diventa amico e nemico dell’uomo, mezzo e arma facendo emergere la sicilianità dell’autrice, la drammaturgia come conoscenza di base.

L’autrice rompe molti schemi: Tempo viene descritto come un giovane imberbe,  il romanzo non termina nella tragedia come ci si aspetterebbe da un racconto mitologico ma attraverso il sacrificio che diventa atto d’amore ( e devo dire che lascia l’amaro in bocca e il cuore in frantumi!) gli dei non combattono contro gli uomini ma addirittura riescono a fare la cosa giusta, senza pensare a se stessi, per una volta.

Lacrime dai poteri portentosi, colori che diventano sinonimo di magia,Stanze del tempo che dividono la realtà in quello che è stato e quello che è. In un gioco di ombre e di luci, in cui in alcuni tratti ho notato persino una piccola vena gotica, la Scolari ci regala una storia degna di essere letta.

Piccola annotazione: Se la scrittrice avesse stilato un piccolo elenco con i nomi e le descrizioni  dei miti la lettura sarebbe stata di più facile immedesimazione per molti lettori in quanto non tutti conoscono le fattezze, i poteri e la storia di tutti gli dei.
 
Scritto da caterinaarmenta alle ore 22:55 del giorno: giovedì, 16 giugno 2011

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