martedì 3 gennaio 2012

Lettera dal passato


Mi aveva sognata in un passato talmente remoto che il mio esistere era un'illogica follia.
Ne parlava solo con se stessa e anche se a volte aveva tentato di confidarsi con qualche donna a lei vicina, era sempre stata guardata in cagnesco, con un odio assurdo negli occhi. Così lei aveva imparato a fantasticare di nascosto.
Quando smetteva di essere la schiava di casa e nessun occhio era puntato sulla sua schiena ingobbita dalle faccende, si nascondeva dietro la porta della stanza da letto  e rannicchiata sul pavimento, dalla tasca del suo grembiule marrone, toglieva fuori un piccolo libricino di poesie, rovinato e consunto, da mani poco inclini al romanticismo.
Lo sfogliava con attenzione, ne annusava l’odore di carta ammuffita e di inchiostro stampato, di carta ingiallita che aveva l’essenza di vecchio, ne toccava le fragili pagine con una totale devozione, come se da quelle righe dipendesse parte della sua vita.
Non sapeva leggere e ne aveva tanta vergogna, perché avrebbe voluto immergersi in quei versi e scoprire che le sue non erano mere illusioni, ma che un pensiero effimero esisteva anche oltre di lei e questo non l’avrebbe resa peccatrice.
In quella vita sacrificata, assurda e misera, il suo sguardo volgeva a me e pensava che un giorno sarei nata e mi sarei presa tutto quello che a lei avevano impedito.
- Io sarò la traccia - si diceva, - il solco su cui getteranno il seme del futuro, lei avrà qualcosa di mio e i miei sogni continueranno a farsi strada nei secoli. Lei potrà leggere liberamente. Potrà votare, scegliere la sua religione, uscire da sola con le amiche. Amerà senza il timore di provare passione e si colorerà le labbra e gli occhi senza per questo essere chiamata spudorata.
Lei pensava a un futuro lontano in cui il suo corpo si sarebbe proiettato in un altro corpo e una parte dei suoi geni avrebbero percorso la strada della rivisitazione e avrebbero dato spazio anche a lei.
-  Riderà senza bisogno di nascondere i denti e porterà orecchini pendenti. Camminerà da sola per strada, senza essere scortata per forza da qualcuno e si invaghirà mille volte e sarà talmente libera da avere l’opportunità di innamorarsi e di scegliere, persino, di sposarsi. Potrà scegliere chi diventare. E i suoi ostacoli non saranno dettati da menti corrotte dall’ignoranza, sarà intelligente e vispa e potrà diventare il capo della sua cucina o dello Stato, ma sarà lei a decidere.
Questo sognava mentre respirava silenziosamente per non essere udita; questo si attendeva per allietare i suoi miraggi. Sapeva di essere sprecata per quel mondo dove    l’unica aspirazione era fuggire, dove l’unica eventualità era spegnersi di mortificazioni.
- Avrà una stanza tutta sua dove potrà conservare i suoi libri, saprà scrivere e leggere e dirà ad alta voce la sua opinione senza che nessuno le spacchi un piatto in testa. Avrà dei vestiti colorati e potrà mettere i pantaloni. Porterà pietre e perle e persino un orologio .
Sospirava, guardandosi di nascosto allo specchio, notando come stava invecchiando velocemente. E mentre stentava quel romitaggio inquieto che viveva in funzione di una speranza che sarebbe sbocciata  quando lei sarebbe stata dimenticata e nessuno avrebbe scoperto il suo nome, il suo esistere perché era talmente anonima che se fosse morta appena nata ciò avrebbe lasciato un segno più duraturo della sua vita  d’adulta; l’avvenire forgiava la spada della vittoria e incanalava la strada che l’avrebbe condotta verso l’alto.
 - Sarà prediletta da un amore intimo, passionale, che  la strazierà e la consumerà di dubbi ma la riempirà di accortezze e sensi mai saggiati prima. Sarà rispettata e cosa più bella verrà abbracciata, baciata, vezzeggiata…le mani si tenderanno verso di lei solo per dolcezza.
Ed era l’unica persuasione che le dava la prestanza di subire le botte di un marito manesco, di un padre brutale, di una madre dominata; di un mondo remoto, di una meschinità senza fine fatta di convenzioni dettate dall’ignoranza e dall’ostinazione. Di una lacerazione che lei non era in grado di ricucire.
- Guarderà indietro e si accorgerà di me - si diceva piangendo, sperando che dal suo grembo nascesse un figlio maschio e non una schiava come lei. – E, almeno per lei, la mia vita avrà avuto una dote dei valori e non sarò una stuoia su cui pulirsi i piedi, ma un gradino che innalza al piano superiore.
Primo racconto della raccolta : Sotto l'albero di mimosa.
Edito:Aletti Editore.
Con questo racconto ho vinto il concorso "Cose da donne dette da donne" indetto dall'associazione culturale "I Sibariti nel mondo".
Scritto da caterinaarmenta alle ore 18:37 del giorno: giovedì, 21 maggio 2009

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