martedì 3 gennaio 2012

La solitudine dei numeri primi


Avevo notato “Paolo Giordano” quando ancora non aveva vinto il premio Strega. Mi era apparso un po’ strano che la Mondadori avesse dato una possibilità a un esordiente e per giunta tanto giovane. Successivamente ho scoperto che ha frequentato la scuola Holden di Torino e sembra che tra le mura di quell’edificio abbia migliorato il suo stile letterario.
“La solitudine dei numeri primi” è approdato a casa mia incartato, è stato deposto sotto l’albero di Natale e io ho dovuto attendere la mattina del venticinque per farmi sorprendere dagli occhi da cerbiatta che capeggiano sulla  copertina.
Questo romanzo racconta una storia difficile, scomoda. È una di quelle vicende che odi o ami, non ci sono vie di mezzo non puoi dire: “mi lascia indifferente” perché il dolore  di Alice ( la protagonista) chiede disperatamente di essere ascoltato, accolto, quasi violato, mentre quello di Mattia chiede  di essere lasciato in pace. Lui vive celato in un microcosmo fatto di piccoli riti, dove il suo genio è un fardello, è una spina nel fianco.
Entrambi hanno un marchio che li differenzia dagli altri: lei è zoppa, lui è rimasto interdetto tra il presente e il passato  quando lasciò la sorella, ritardata, in un parcogiochi e al suo ritorno la bambina era scomparsa. Sparita per sempre.
Rapporti difficili con la famiglia. Genitori che non sanno perdonarsi ( il padre di lei) e genitori che non perdonano ( la madre di lui); incapacità di crearsi una vita per entrambi e  inadeguatezza ad amare, ad avvicinarsi tra di loro, a creare un rapporto che vada al di là di dell'amicizia.
La storia finisce senza soluzioni. Non si risolvono gli interrogativi, anzi qualcosa si spezza, qualcosa si frantuma eppure in quello squarcio c’è quasi una speranza alla rinascita, alla volontà di vivere la vita almeno discretamente.
Ho amato lo stile di Giordano, la fluidità che ha dato alle parole, la carica emotiva che ha impresso alle frasi. Questo romanzo ha meritato davvero il premio Strega. In un mondo dove spesso i problemi sociali restano quasi nascosti perché non interessano a nessuno Giordano ha avuto la destrezza di rendere la storia di Alice e Mattia una vicenda umana che può toccare chiunque.
Scritto da caterinaarmenta alle ore 08:09 del giorno: venerdì, 16 gennaio 2009

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