martedì 3 gennaio 2012

Is: la città sommersa

Is, la città Bretone divenuta leggenda , era stata costruita sotto il livello del mare, protetta da alcune dighe le cui chiuse venivano, rarissime volte, aperte solo per il ricambio delle acque. Il re di questo magnifico regno si chiamava Grallon. La figlia, Dahun, era la custode delle chiave delle chiuse.

La principessa era una strega potente, talentuosa e viziata. Dedita completamente all’arte del piacere e del divertimento. Si compiaceva ad abbellire la città con sculture e dipinti che nessuna mano umana avrebbe mai potuto eguagliare.
Nella città di Is tutti gli abitanti erano tanto ricchi da utilizzare utensili d’oro e d’argento . La ricchezza e il lusso però pervase il loro cuore al male ed erano tanto boriosi e pieni di sé che scacciarono dalla città poveri e mendicanti  e dimenticarono Dio. La chiave dell’unica chiesa esistente di quel luogo fu smarrita.
Dahut era la peggiore di tutte. Le sue feste erano un inno alla lussuria e al piacere. Quando si invaghiva di qualcuno, donava al malcapitato una maschera magica da indossare durante il loro incontro che avveniva  in  una torre che sorgeva accanto alle chiuse.
Il giorno successivo quando l’uomo pensava di poter abbandonare il letto della donna, la maschera si animava e lo strangolava. Il suo cadavere veniva gettato  tra Huelgoat e Poullauen da un servitore di fiducia della strega.


Una notte uno straniero entrò in città accompagnato da un suonatore. Entrambi riuscirono ad entrare a palazzo e il suonatore, su ordine del padrone, si mise a suonare con tanta passione da incantare tutti. La gente si mise a danzare come colti da una febbre incendiaria.  Lo straniero approfittò di quel momento per rubare le chiavi al collo di Dahut.


Intanto san Guènolè ( o san Corentin) si era rivolto al re che ormai da tempo viveva rinchiuso nel suo castello. Gli disse che il male aveva straripato e che il castigo era prossimo per quella città dissoluta e peccaminosa. Il Santo voleva salvare il re e lo pregò di seguirlo prima che il castigo arrivasse a lui. Il re seguì il consiglio. Prese quello che aveva di più caro e a cavallo del suo destriero seguì il santo.


I due fuggitivi arrivati davanti alle chiuse videro lo straniero trasformarsi in demonio intento ad aprire tutte le chiuse delle dighe.
Il santo urlò al re di fuggire. L’acqua traboccò  e furiosamente si riversò sulla città. Il re  lanciò il cavallo al galoppo mentre le onde lo inseguivano minacciose.

Dahut , in pericolo, vide il padre e terrorizzata chiese aiuto ma quando il re si fermò per soccorrerla il santo toccò con il suo pastorale da vescovo la spalla della ragazza e la fece scivolare tra le acque.
Grallon riprese la corsa e raggiunse lo scoglio di Garrec  dove ancora oggi si vedeno  le orme degli zoccoli del cavallo.

Grallon , in ginocchio, ringraziò il Signore ma una volta alzata la testa verso l’orizzonte vide che la sua splendida città era scomparsa e al suo posto c’era un’infinita distesa d’acqua. Is era scomparsa.

La leggenda della città di Is non è altro che un mito legato all’isola di Hy-Brazil che narra la sua scomparsa e apparizioni tra le acque del mare. La leggenda ha un fondamento vero in quanto lungo la scosta irlandese fino ad arrivare alla Francia, un tempo vi erano piccole isole che comparivano e scomparivano in base all’alta o alla bassa marea.
La leggenda ha anche strascichi del mito di Atlantide e qualche piccola infarinatura della storia biblica di Sodoma e Gomorra.    
Scritto da caterinaarmenta alle ore 15:36 del giorno: sabato, 07 febbraio 2009

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