martedì 3 gennaio 2012

Firmino



TitoloFirmino
AutoreSavage Sam
Prezzo€ 14,00
Dati2008, 179 p., brossura
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EditoreEinaudi 
La storia è ambientata in una Boston anni sessanta. Luoghi lugubri e maleodoranti narrati dal punto di vita di Firmino. Un ratto scheletrico ed esile.  Incapace di lottare per la poppata, che dovrebbe spettargli, Firmino inizia a mangiare libri, visto che è stato partorito nella libreria di Pembroke Books. Inizierà a gustare in modo profondo la letteratura e ben presto se ne innamorerà perdutamente.
Firmino diventerà un topolino "civilizzato" come lo definirà in seguito Jerry Magoon, l'unico umano che vedrà in lui qualcosa di più di un semplice topo. Un rapporto il loro che porterà Firmino a porsi molte domande.
Nella storia di Firmino c'è anche la storia di un intero quartiere destinato alla demolizione dei palazzi e dei negozi per fare spazio a un nuovo piano edilizio.
Non sono una lettrice da mezze misure. Solitamente i romanzi mi emozionano o meno. Li leggo fino all'ultima pagina, per rispetto alla storia, a volte con la speranza che qualcosa migliori. Ho letto Firmino credendo che fosse un romanzo destinato a chi ama davvero la letteratura ma  pagina dopo pagina sono rimasta delusa.
Non nego l'idea straordinaria. Il talento della scrittura. L'angoscia di Firmino è comunione con quella umana. La sua "elevazione" a un piano superiore è dovuto alla cultura. La sua sofferenza deriva dall'impossibilità di esprimersi, farsi capire da un'umanità che vede in lui solo ed esclusivamente il ratto. Una lotta tra ideale e reale, l'eroe romantico che combatte tra l'essere e l'apparire.
Il romanzo, però, è iniziato a rilento. L'autore si è disperso in troppe citazioni e in alcune parti l'ho trovato persino noioso.
Ho iniziato a interessarmi alla storia dal momento in cui Firmino conosce Jerry. Da quel punto il romanzo mi sembra una vera analisi psichica e sociale della nostra realtà. La malinconia della solitudine, dei ricordi è stata persino commovente. Il finale leggermente scontato ma scritto magistralmente.
Non nego che l'amore di Firmino per i libri sia viscerale e profondo ma mi ha lasciato con un punto interrogativo, con l'incertezza, come se all'intera opera mancasse qualcosa: la scintilla dell'incipit, la prepotenza delle parole iniziali!
E' un romanzo lento. Ci si aspetta che arrivi la straordinarietà di cui parlano tutti. Ma io, se non in una decina di pagine, non l'ho trovata.
Profondo il significato.

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