martedì 3 gennaio 2012

Eva: blasfema e fedele





Ti chiamo, incespicando lungo i corridoi dell’esistere.
Ti parlo e scrivo con carne e con sangue riconsegnando alla terra la promessa di riavere il mio corpo in polvere.
Parliamo un po’, visto che quando Mi hai scacciata dal Giardino dell’ Eden  ero impegnato a nascondere la mia nudità  e alla vista delle lance incandescenti dei tuoi angeli  mi sono chiesta com’eravamo passati  dall’ essere amici a divenire nemici in un morso di mela.
Ho vissuto talmente tante vite che ricordare tutti i peccati commessi sarebbe tempo sprecato  ma rammento con chiarezza i torti subiti, gli oltraggi che hanno distrutto il mio essere.
Si tende a distruggere quello di cui si ha paura.
Si tende a schiacciare quello che  ci striscia intorno e vorrebbe morderci il calcagno.
Ed è così che hanno fatto il resto, loro. Coloro che per sentito dire si sono ingozzati delle dicerie altrui per incolparmi.
Io sono stata arsa al rogo, ma ero strega senza magia, senza esoterismo.
Io sono stata picchiata e deturpata senza essere sgualdrina.
Io sono stata sedotta e abbandonata senza essere stata amante.
Io sono stata creata e voluta senza essere figlia, senza avere una madre.
Io sono stata  la prima donna senza essere stata sorella.
Sono stata tolta da una costola di un uomo addormentato a cui ho dato un figlio nel delirio e nel dolore mentre lui avrebbe potuto rinnegare la volontà di lavorare la terra con fatica e con sudore.
Mi hai creata giocosa e furiosa, spiritosa e seducente pronta ad allungare l’occhio dove  non avrei dovuto. Nuda e pura con la mente rivolta al gioco eppure non hai perdonato la tua creatura,  hai lasciato che nei secoli mi ricordassero solo per il mio peccato.
Ma io sono stata imperatrice e serva.
Sono stata contadina e padrona.
Sono stata pulzella e danzatrice.
Sono stata analfabeta e insegnante.
Ho morso il frutto del peccato mangiandolo con gusto condividendolo con l’uomo amato e sono stata additata per averlo trascinato verso il peccato.
Ma da me è partito l’amore perché il perdono è nato dal mio desiderio di redenzione.
Ho visto la miseria, ho vestito il lutto, la morte. Ho conosciuto la guerra, il terrore, la tempesta e ogni piaga mi ha scalfita e disgustata eppure mi sono lasciata sedurre perché a mia volta avrei sedotto, perché a mia volta avrei tradito, disobbedito, creato, distrutto.
Perché dal mio ventre è nato il più abominevoli dei mali;
perché da me sarebbe partito il mondo dal primo formicolio di vita all’ingegnoso intelletto dell’uomo del futuro.
E per questo mio cammino, per questo mio percorso non credi che, invece della mela, mi sarei meritata una bella stella cometa?
Tratto da "Sotto l'albero di mimosa"
Autore: Caterina Armentano
Editore: Aletti

Scritto da caterinaarmenta alle ore 14:38 del giorno: giovedì, 05 marzo 2009

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