martedì 3 gennaio 2012

Anne Frank



Il giorno del suo tredicesimo compleanno, (12 giugno 1942) Anne Frank, riceve in dono una diario segreto. Lei non sa che quella raccolta di fogli bianchi la renderà l’ebrea più famosa al mondo. I suoi segreti, rivelati a Kitty un’amica immaginaria, diventano, man mano che passano i giorni sempre più intensi e dolorosi. Se le prime pagine narrano di una Anne alunna, figlia, sorella con tutti i suoi problemi da adolescente, dal sei luglio dello stesso anno quel diario, diventa la strada immaginaria per evadere dal nascondiglio in cui lei e la sua famiglia, sono rinchiusi per sfuggire ai nazisti.


Il 12 giugno di quest’anno Anne Frank avrebbe compiuto 80 anni, se solo non fosse morta di tifo nel campo di concentramento di  Bergen Belsen  nel 1945. Un mese prima della fine della seconda guerra mondiale.


Anne Frank da grande vuole diventare scrittrice.

“Sono consapevole di saper scrivere. Un paio di racconti sono carini, le mie descrizioni dell’Alloggio segreto sono umoristiche, molte parti del mio diario funzionano, ma... resta da vedere se ho veramente talento.”
Anne Frank nel diario, 5 aprile 1944
Per questo quando ascolta  la notizia trasmessa da radio Orange si anima tutta. Il ministro Bolkestein annuncia che appena terminata la guerra saranno raccolti tutti i diari, le lettere e le testimonianze degli ebrei  e conservati per diventare documenti ufficiali destinati ai posteri. Nel rifugio tutti pensano al diario di Anne. Lei non se lo fa ripetere la seconda volta. Decide di riscrivere il suo diario eliminando  le notizie più private, quelle che riguardano la sua anima, la sua intimità.


E’ il maggio del 1944 quando intitola il suo romanzo  “L’alloggio segreto”. Sorride all’idea che la gente leggendo il titolo penserà che sia un giallo.

Nonostante questa finta normalità che, costringe la famiglia Frank a convivere con la famiglia Van Pels e il signor Fritz Pfeffer a un’intimità che causerà litigi e ilarità, i clandestini vivono immersi nella paura, nel terrore che qualcuno possa scorgere la luce attraverso la finestra con le tende nere oppure gli operai al di là della finta libreria, la quale crea un muro divisorio tra la fabbrica e l’alloggio, possano rendersi conto della loro presenza e denunciarli.



Il 4 agosto 1944 come ogni altro giorno i clandestini si svegliano convinti di vivere un'altra giornata di prigionia. Una giornata che li avvicina alla libertà. Hanno  già ascoltato la notizia dello sbarco in Normandia e il loro cuore è gonfio di speranza. Nessuno di loro sa che quella mattina al quartier generale della “Sicherheitsdienst” (la polizia tedesca) di Amsterdam arriva una telefonata che accusa la presenza di alcuni clandestini nella fabbrica della Opekta. E’ la fine della clandestinità. Le famiglie vengono smembrate e il diario di Anne è lasciato scivolare al terreno, i fogli sparsi dappertutto. L’ultimo foglio scritto data il primo agosto 1944.

Otto Frank è l’unico che fa ritorno dal campo di concentramento. Sa che sua moglie è morta ma spera nel ritorno delle figlie. Un ritorno che non avverrà mai. La ricerca di Otto porta nefaste notizie. Solo allora Miep (una dei quattro benefattori che li hanno nascosti per due anni) consegna all’uomo il diario di Anne:“Questa è l’eredità di tua figlia”. Dice.

Un’eredità che Otto Frank non vuole mostrare a nessuno. Scopre un lato di sua figlia che fatica a riconoscere. Il dolore sembra espandersi. Sua sorella e gli amici più intimi gli dicono che quel diario non gli appartiene. Ormai Anna appartiene al mondo, alla storia. Otto si decide a pubblicare il diario della figlia.

Nel 1946 viene pubblicato la prima versione del diario di Anne Frank privato dalle riflessioni più intime. La ragazzina ebrea che, desiderava diventare scrittrice tocca il cuore dell’umanità. Anne Frank diventa il simbolo tangibile di quello che l’ignominia umana ha distrutto.  Anne Frank, finalmente, è una scrittrice.
Dopo aver portato a termine la sua missione Otto Frank muore a novant’anni convinto di aver adempiuto al suo dovere nei confronti della famiglia che ha tanto amato ma perduto in modo così drammatico.
Dal diario di Anne fu tratto un film con la regia di George Stevens, attrice protagonista Millie Perkins. Il film vinse tre premi Oscar.

Anna spesso di notte saliva gli scalini di legno della soffitta e si arrampicava verso la finestra. Guardava il cielo e pensava al suo primo bacio, ai suoi compagni di scuola, al suo desiderio di normalità. Pensava che presto tutto sarebbe finito e lei sarebbe tornata a studiare per diventare giornalista e magari un giorno scrittrice. Oltre ciò pensava anche all’orrore che c’era oltre quella finestra e tremava all’idea di quello che facevano agli uomini. Si chiedeva  che differenza ci fosse tra ebrei e tedeschi. Lei non guardava l’umanità attraverso la religione ma attraverso l’etica, i valori umani e questa l’ha resa una ragazzina speciale, proiettata verso il futuro. Un’adolescente che sogna famiglia e carriera che fa della parola la sua massima espressione. Il suo codice.
Tutti la ricorderemo sorridente, con i capelli leggermente mossi dal vento. Gli occhi ridenti. La guerra non l’aveva ancora toccata. La malattia non aveva ancora scarnificato il suo corpo. La sua mente era proiettata al futuro. Dove oggi vive. Dove i cattivi non la raggiungeranno mai.


Scritto da caterinaarmenta alle ore 13:06 del giorno: sabato, 11 luglio 2009

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