martedì 3 gennaio 2012

Alla ricerca dell'accento perduto.



 Alla ricerca dell'accento perduto.È una vera e propria sfida alla “Indiana Jones”  quella della ricerca dell’accento sul verbo essere, la  È  che ormai da tempo ha perso quasi del tutto il suo assolutismo, la sua certezza per essere apostrofata come se fosse solo l’accessorio della frase e non la cementificazione che regge l’apparato verbale.
Non è un errore fatto solo ed esclusivamente da dilettanti o aspiranti scrittori è diventato proprio il modo di porre il verbo essere nella frase con una consuetudine che sta diventando normalità.
La tv è piena zeppa di questo strafalcione. Programmi giornalistici che  spesso si pongono al di sopra delle parti come mentori di una lingua rielaborata, stracciata, dimezzata dal web e dalla pubblicità, pongono nei loro titoloni o nei loro titoli di coda la È  apostrofata come se così fosse sempre stata e così sempre sarà. Mi chiedo come possa Massimo Giletti, Brachino, Santoro, Mentana, programmi Rai sia domenicali che trasmessi durante la settimana, uguale cosa per Mediaset,  tra tutti vorrei citareStriscia la notizia sempre così attenta agli strafalcioni altrui,  lasciare che un verbo così potente che esprime essenza e realtà sia reso no servile, ma schiavo di un apostrofo che lo lega alla parola successiva come se da essa  ne possa derivare il significato quando invece È  dice tanto e tutto anche da sé.
Per non parlare poi di riviste, quotidiani e persino volantini pubblicitari appartenenti a colossi editoriali e diretti da personaggi di un certo calibro.
Abbiamo perso il senso e il significato della nostra lingua, la stiamo cambiando in base alle esigenze della tastiera del computer, alla fretta del tempo che scorre, alla mancata voglia di capire dove sbagliamo.
È giusto che la lingua evolva insieme ai costumi, che il nostro secolo lasci il proprio segno e il proprio passaggio ma non possiamo davvero modificare in modo così radicale il senso degli accenti e dell’apostrofo.
La prima sono io ad ammettere la mia ignoranza nell’utilizzo della tastiera del mio computer in quanto non sono ancora riuscita ad inserire il tanto amato accento da applicare all’orfana È   che si è ritrovata ad avere una benda sugli occhi e no la corona che per secoli le era stata insignita.
Alla ricerca dell'accento perduto. Questo ci discolpa? Ci consente di lasciare le cose come sono?
La scelta è personale naturalmente ma la conseguenza è collettiva, perché riguarda tutti noi. Speriamo solo che la beneamata  È non decida di vendicarsi lasciando le nostre frasi in bilico su gambe non proprio perfette.
 

 
Scritto da caterinaarmenta alle ore 13:53 del giorno: mercoledì, 06 aprile 2011

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